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sabato 14 Dicembre 2019

Putin prova e frenare Netanyahu ma sull’Iran nessun accordo

Messaggio Mosca-Tel Aviv, ‘evitiamo di farci male’. Putin e Netanyahu distanti sull’Iran, salta la conferenza stampa finale.
-Netanyahu invitato speciale alla parata sulla Piazza Rossa che celebra la vittoria dell’Urss sulla Germania nazista.

Putin prova e frenare Netanyahu

Putin prova e frenare Netanyahu in visita a Mosca. Appuntamento già fissato da tempo che coincide con tempi particolarmente burrascosi negli interessi dei due Paesi, ma proprio per questo, occasione particolarmente importante. Tra padrone di casa e ospite l’annuncio di Donald Trump dell’uscita unilaterale degli Usa dall’accordo con l’Iran sul nucleare, decisamente ‘sollecitata’ da Israele e sgradita in Russia.
Netanyahu prima della partenza per Mosca: «Alla luce di quanto sta accadendo in Siria, è necessario assicurare un coordinamento continuo tra i militari russi e quelli israeliani”. Israele sa bene che una guerra diretta con l’Iran in Siria – se mai scoppierà – non dovrà toccare la Russia.

«La situazione è complessa», anticipa a sua volta Putin, «Vorrei esprimere la speranza che saremo in grado non solo di discutere, ma anche di guardare a soluzioni che potrebbero portare alla normalizzazione del conflitto». Speranze vane, a quando pare. Conferenza stampa congiunta a conclusione del vertice annullata, sostituita da un più gestibile comunicato a dire poco o nulla. La volontà di Mosca a “cercare soluzioni” in Medio Oriente con il primo ministro d’Israele. Quali siano queste soluzione, non viene detto.
Nel comunicato, Putin definisce comunque «Molto grave» la situazione in Medio Oriente. Mentre Netanyahu, citato nel comunicato, torna sull’impegno condiviso con Mosca «per agire al fine per contrastare le minacce esistenti in modo ragionevole e responsabile». Parole al vento.

Fuori dall’ufficialità, fonti al seguito di Netanyahu riferite da De Giovannangeli sull’HuffPost, fanno trapelare che i due leader hanno concordato lo scambio d’informazione tra i rispettivi comandi militari per evitare che le operazioni condotte da Israele in Siria possano coinvolgere le forze russe presenti in quel paese. Se non riusciamo ad evitare la crisi, almeno evitiamo di farci male tra noi.
Anche se Mosca avverte che non intende mollare Teheran. Troppi interessi strategici ed economici in ballo.
Messaggi incrociati. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov riferire del vertice del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa, precisando che è stata espressa “profonda preoccupazione” per la decisione di Donald Trump di ritirare gli Usa dall’intesa sul nucleare iraniano. Messaggio alla Casa bianca.

Da Israele, se non non amici, almeno non nemici. Evitare rotture con Mosca. Se non si può avere Putin dalla nostra parte, è il ragionamento israeliano, convincere Putin che Israele non intende mettere in discussione la presenza russa in Siria. Prima di Netanyahu era stato l’estremista ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, nato nell’ex Unione Sovietica, a cercare di rassicurare il capo del Cremlino.
Israele non è preoccupato dalla presenza militare russa in Siria «Perché Mosca è una potenza pragmatica con cui è possibile concludere degli accordi», dichiarò Lieberman poche settimane fa a Washington. «Interessi differenti ma cerchiamo di evitare tensioni e frizioni», sottolineando come la presenza militare russa in Siria «Non è affar nostro, cerchiamo solo di proteggere i nostri interessi di sicurezza». Interessi israeliano spostati radicalmente dall’amministrazione Trump.

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