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mercoledì 16 Ottobre 2019

Balcani da paura: riarmo kosovaro e Albania con basi Usa

Tensioni internazionali e riflessi balcanici a rinvigorire antiche ostilità.
-Balcani slavi, Balcani albanesi, protettorati opposti.
-Tirana, pressioni sugli Stati Uniti per rendere l’Albania paese cardine del sistema d’influenza americana.
-Kosovo con proprie forze armate e fine della presenza Nato.
-Isolamento della Serbia

Amicizie utili e vecchi nemici

Riarmo kosovaro e Albania con basi Usa. ‘Balkaninsight’ informa e Luca Susic rilancia e approfondisce su Analisi Difesa. Poche settimane fa a Washington, il ministro della difesa albanese Olta Khacka ha sollecitato il collega James Mattis  a decidere una base militare, statunitense o della Nato, sia di chi sia, ma nel suo paese. Ombrello occidentale e dollari che ora vanno soltanto alla base kosovara di Bondsteel, il prezzo pagato agli Usa per la spinta decisiva ai bombardamenti Nato sulla fu Jugoslavia, del 1999.
Per Khacka, il suo Paese sarebbe minacciato dalla Russia (forse via Serbia, per tornare all’altro ieri di Milosevic). ‘Intenzioni’ della Russia lette da Tirana: «Espandere la propria influenza con azioni di destabilizzazione attraverso servizi segreti, investimenti, altri strumenti ibridi o la propaganda dei media e l’istruzione, abbiamo anche visto un incremento dell’azione e dell’interesse di altre nazioni, come Cina e Iran». I diavoli preferiti dalla amministrazione Trump.

Basi Usa ombrello e soldi

Mattis applaude sulla Russia -“pochi paesi della regione sono consci dell’influenza maligna della Russia come l’Albania”- ma si limita a ringraziare Tirana per l’impegno nell’Alleanza Atlantica. Gli Usa sono già largamente presenti nei Balcani grazie alla base di Camp Bondsteel, vicino Uroševac, Kosovo, al confine con la Macedonia. Circa 7.000 effettivi tra militari e civili, con un dettaglio svelato da Susic: l’attuale comandante è il colonnello Dick Ducich, Guardia Nazionale della California che, come dice cognome, è di origine serba. Furberia americana di apparente neutralità.
Ma una nuova installazione statunitense o dell’Alleanza Atlantica in Albania, rischierebbe di provocare una reazione da parte di Mosca, che può contare solamente su quella che ufficialmente è una struttura della Protezione civile russa nei pressi di Niš, nella Serbia meridionale. Problemi anche Ue, che prima o poi dovrà decidere qualcosa sul futuro associativo del Balcani finora esclusi.

Vecchi e nuovi fantasmi utili

Minacce evocate dal ministro Khacka, oltre al terrorismo, separatismo, corsa al riarmo, l’allarme generalizzato sull’hybrid warfare di Mosca, guerra ibrida, tirando in ballo paesi rivali dell’Occidente, come la Cina e l’Iran, che non ha più un ruolo attivo rilevante nell’area dalla guerra in Bosnia. Insomma, minestrone di minacce per battere cassa. E forzature politiche locali in quella direzione, già abbastanza forti ormai, a leggere Analisi Difesa. Con forzature anche pericolose, esempio l’idea di un ruolo attivo dell’Iran nei Balcani, dopo aver lasciato mano libera agli estremismi wahabiti in Bosnia, Kosovo e Albania, con tanto jihadisti balcanici a combattere in Siria o a fare proselitismo anche in Italia. Fronte musulmano lacerato, ma minaccioso. «Quando in realtà sono proprio Turchia, Arabia Saudita e Qatar a perseguire un’agenda ostile all’Occidente grazie ad un sapiente uso di investimenti ed influenza religiosa», precisa  Susic.

Unione europea, poco e male

Ma cosa accade attorno a Kosovo e Albania? Riassunto della situazione attuale .

  • Slovenia e Croazia: membri UE e Alleanza Atlantica
  • Albania e Montenegro: candidati membri UE, membri Alleanza Atlantica
  • Macedonia: candidata a UE e NATO, con politica filo-Occidentale
  • Kosovo: protettorato internazionale, ospita la base americana di Camp Bondsteel. Candidato alla UE.
  • Bosnia Erzegovina: protettorato internazionale, candidato UE, divisa sull’adesione alla NATO.

Il secondo elemento che pare confermare un mutato atteggiamento Occidentale verso i Balcani è rappresentato dalla notizia, confermata anche dal sito ufficiale del Consiglio di Sicurezza secondo cui USA, Regno Unito e Francia sarebbero pronti a sostenere non solo la riduzione o l’eliminazione delle riunioni periodiche sul Kosovo, ma addirittura la revoca della missione delle Nazioni Unite UNMIK in quanto Prishtina è ritenuta in grado di cavarsela da sola.

Serbia e il Kosovo nascosto

La fine dell’arbitrato internazionale sul Kosovo è ovviamente osteggiata dalla Serbia, con qualche buona ragione, scopriamo. La notizia uscita nelle settimane scorse sui giornali kosovari e poi scomparsa secondo cui il paese sarebbe pronto per costituire sue ‘vere’ forze armate, e permettere il ritiro del contingente internazionale. L’iniziativa, considera Susic, potrebbe essere stata condivisa con Washington, visto Wess Mitchell, assistente del Segretario di Stato per gli affari europei, già a marzo aveva dichiarato che “nessuno può mettere un veto sul diritto del Kosovo a sviluppare le proprie Forze Armate”.
Secondo il quotidiano serbo Politika, Prishtina sarebbe pronta a spendere circa 40milioni di dollari per acquistare materiale d’armamento da assegnare alle Forze di Sicurezza del Kosovo, tra cui artiglieria anti-aerea, lanciarazzi e armi leggere, oltre che elicotteri e carri armati direttamente dagli USA.

I due forni americani

Washington mercante d’armi soltanto? Sospetti vari. Spingere il Kosovo a conquistare la propria sovranità, e assieme mantenere buoni rapporti con Belgrado, la quadratura del cerchio. Politica incerta, con Londra alleata Usa che vuole mettere fine al protettorato delle Nazioni Unite sul Kosovo che va avanti dal 1999. Ancora: nessuna smentita ufficiale sul possibile acquisto di armi da parte di Prishtina, mentre il premier kosovaro, Ramush Haradinaj sostiene che basterà un semplice voto parlamentare, per dare vita alle Forze Armate nonostante la risoluzione 1244 dell’Onu dica il contrario.
Legittimi sospetti. Mettere la Serbia davanti al fatto compiuto, costretta ad accettare un Kosovo albanese con proprie forze armate. Per la Serbia che si arrabbierebbe molto, minaccia di isolamento internazionale. Previsione che condividiamo con Luca Susic, prossime campagne mediatiche ostili, incoraggiamento dei separatismi interni già presenti nel Sangiaccato e Valle di Preševo a forte presenza albanese, o nella  Vojvodina con presenza ungherese.

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