domenica 24 marzo 2019

Argentina di nuovo a rischio crac, rivince il dollaro

Crisi infinita. Tassi al 40% dopo il crollo del peso. Tremano le valute emergenti. Intanto i prezzi galoppano al 25%.
-Con Macrì, premier di centrodestra, costretto a fare i conti da una parte con la finanza estera, dall’altra con un malcontento popolare che torna a farsi sentire.
-Dopo gli scontri di fine 2017 sulle pensioni, è braccio di ferro con i sindacati che chiedono aumenti per mantenere i salari al passo con l’inflazione.

Dollaro forte di Trump uccide
l’economia dell’America latina

Argentina di nuovo a rischio crac: vola l’inflazione, crolla il peso e la Banca centrale porta i tassi al 40%. Tensioni popolari. Tremano tutte le valute dei Paesi emergenti. È accaduto quando i rendimenti dei titoli di Stato decennali Usa hanno superato la soglia del 3%, era il 24 aprile scorso, e su tutti i mercati finanziari -scrive chi se ne intende- ‘è cambiato il mondo’. Il dollaro ha toccato il massimo del 2018 sulle principali valute mondiali. Per contro sono scese sui minimi dell’anno l’euro e la sterlina.
Ma soprattutto il terremoto ha colpito le valute dei Paesi emergenti, con danni aggravati spesso da crisi interne. Ed ecco la lira turca che è crollata sui minimi storici, con Erdogan in versione elettorale che adesso trema, e tante valute sudamericane si sono indebolite. Ma in Argentina è molto di più.. Tassi di interesse da usurai, al 40%. ‘Un vero e proprio terremoto globale’, valuta il Sole24ore.

Don’t cry for me Argentina

Dunque, Argentina di nuovo nell’occhio del ciclone dei mercati, quasi travolta dalla continua altalena tra crescita sostenuta e improvvisi baratri che la portano a un passo dal precipizio. Come detto, la banca centrale ha rialzato i tassi d’interesse al 40%. Il problema dell’Argentina è l’inflazione, che viaggia al 25%. Crisi sopratutto finanziaria e speculativa, dicono gli esperti.
Buenos Aires è reduce da un 2017 economicamente in ripresa, con una crescita del Pil vicina al 3%, dopo il -1,8% dell’anno precedente. Secondo le recenti stime del Fmi, la crescita argentina dovrebbe proseguire al 2% quest’anno per poi salire al 3,2 il prossimo e al 3,3 nel 2020. Ma ovviamente tutto dipende dalle fratture che lascerà questo shock.

Dopo il dramma bond 2001

Dopo il dramma del default del 2001 e gli anni del protezionismo di Cristina Kirchner, è finita la luna di miele fra il presidente Mauricio Macrì e gli investitori. ‘Cambiemos’ era lo slogan. Ma a un anno e mezzo dalle ultime elezioni, il peso argentino è la peggiore fra le maggiori valute emergenti quest’anno, con un crollo del 19% da gennaio. Una discesa senza segni di discontinuità dal 2001 ad oggi che alimenta a sua volta l’inflazione. Analisti Cassandre, parlano di crisi dei Paesi emergenti partita dai paesi con meno anticorpi. E vengono citati come esempio, il crollo della lira turca, -10,4% quest’anno, e del rublo, -9%. Con Macrì, premier di centrodestra, costretto a fare i conti da una parte con la finanza estera, dall’altra con un malcontento popolare che torna a farsi sentire: dopo gli scontri di fine 2017 sulle pensioni, è braccio di ferro con i sindacati che chiedono aumenti per mantenere i salari al passo con l’inflazione.

 

A PRESCINDERE DAI PERON
LA BELLISSIMA ARGENTINA DI MADONNA

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