Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Iran-Israele: segnali di guerra crescono

La tv americana NBC cita indiscrezioni provenienti dal Pentagono che sottolineano l’acuirsi della tensione tra i due Paesi.
-Aumentano i trasferimenti di armi da Teheran verso la Siria.
-Si teme che Hezbollah possa colpire nel Golan e in Galilea.
-Le 100 incursioni israeliane dal 2012 sulla Siria.
-Usa, il falco Mattis tra falchi più falchi

Iran-Israele: segnali di guerra crescono

La più probabile tra le guerre possibili

Iran-Israele, segnali di guerra crescono – L’incubo di tutti gli analisti di politica estera e di strategia potrebbe materializzarsi da un momento all’altro. Uno scontro rovinoso tra Israele e Iran, infatti, sembra sempre più vicino, almeno a sentire indiscrezioni e spifferi di corridoio che arrivano dai piani alti del Palazzo americano. Il network televisivo NBC ha rivelato che tre autorevoli ufficiali statunitensi si sono espressi con drammatica chiarezza: “Nella lista delle guerre possibili in questo momento, la la prima a poter scoppiare è quella tra Gerusalemme e Teheran”. Il terreno di scontro, almeno all’inizio, sarebbe confinato nel campo neutro siriano. Ma a Washington pensano (e temono) che il conflitto potrebbe allargarsi fino a coinvolgere direttamente i due Paesi. A partire dal Golan.

Chi scherza col fuoco

Secondo fonti del Pentagono e del Dipartimento di Stato, Netanyahu sta affilando i coltelli, anche se recentemente ha affermato di non volere una guerra con gli ayatollah. Ma nel contempo, durante la conferenza stampa-show dedicata una settimana fa al dossier scottante del nucleare iraniano, ha fatto intuire che l’eventuale possesso di bombe atomiche da parte della teocrazia persiana rappresenterebbe un indiscusso casus belli. Alla Casa Bianca lo sanno e non si è ben capito fino a che punto tengono bordone (la conferenza di Netanyahu era stata concordata con Trump) e fino a che punto, invece, temono una escalation di questo tipo. Che metterebbe a ferro e fuoco tutto il Medio Oriente, dal Mediterraneo fino allo Stretto di Hormuz.

Iraniani addestrati a cosa?

I tre alti ufficiali Usa, che hanno praticamente messo in guardia la diplomazia internazionale, si sono anche soffermati sul recente attacco israeliano alla base di Hama, dove è stanziata la 47ª Brigata di Teheran. Lo strike sarebbe stato causato dall’arrivo in Siria di missili superficie-aria di ultima generazione (di fabbricazione russa), in grado di rappresentare una formidabile minaccia per l’aviazione di Gerusalemme. Il Pentagono sta anche in campana perché sono aumentati i trasferimenti di armi pesanti dall’Iran verso la Siria. Recentemente l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha mostrato foto aeree di un campo militare di addestramento iraniano a soli 10 km. da Damasco. In quell’istallazione, ha denunciato il diplomatico, l’Iran starebbe addestrando migliaia e migliaia di uomini, che presto saranno in condizione di combattere.

Nabatiyeh, Lebanon: war museum with captured weapons from Israel during the 2006 war

Attacco, di chi il primo?

Ora, dato che la guerra civile siriana è praticamente finita con la vittoria di Assad, a chi giova un tale potente schieramento di forze? Naturalmente, a Gerusalemme credono che sia una sorta di riserva strategica, pronta a essere lanciata nella mischia, in caso di un conflitto tra Israele e gli ayatollah. Ergo, dicono i tre alti ufficiali Usa sentiti dalla NBC, è logico pensare che Netanyahu si prepari a un attacco. Suo o degli iraniani? Certo, la cosa in questo momento è abbastanza incerta, anche se sul Golan e in Galilea si aspettano presto qualche “sorpresa” da parte di Hezbollah. Proprio per tale ragione, la scorsa settimana il Ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, durante un briefing al Pentagono, ha informato il suoi collega americano, James Mattis, che la situazione sta precipitando e che presto bisognerà passare all’azione.

100 raid di Israele in Siria

D’altro canto, in operazioni aperte o sottobanco, a partire dal 2012, Israele ha colpito in Siria almeno 100 volte. I militari americani,comunque, hanno raccomandato ai colleghi israeliani di “frenare”, puntando solo su strike chirurgici e facendo meno vittime collaterali possibili. E quando si parla di vittime collaterali, si intende soprattutto personale russo. È questa infatti il vero “nightmare”, lo scenario da incubo che toglie il sonno ai generali del Pentagono: una escalation che coinvolgesse anche i militari di Putin, diventerebbe pericolosamente difficile da arrestare. Intanto, da Washington si è anche saputo che nelle scorse settimane si sono intensificati i contatti tra gli ufficiali israeliani e americani, con i primi che chiedono di usare la scopa di ferro contro l’Iran. Aumentano quindi le pressioni su Trump e, per la proprietà transitiva, sul Congresso.

Mattis e il pericolo ‘proxy’

Non è un caso che proprio la scorsa settimana il generale Joseph Votel, ai vertici dell’US Central Command, si sia recato in Israele, per incontrare il Capo di Stato maggiore luogotenente generale Gadi Eizenkot. Il quale gli ha spiegato, senza tanti giri di parole, che o gli ayatollah si danno una calmata definitiva, o sarà guerra. Con tutto quello che potrebbe conseguirne, a cominciare da uno shock petrolifero di cui l’Europa per prima pagherebbe le conseguenze. Mattis ha ascoltato con attenzione ma, fedele alla sua fama di “falco” atipico (probabilmente è il più moderato degli attuali collaboratori di Trump), ha replicato dicendo che la presenza in Siria degli Stati Uniti continuerà fino alla definitiva sconfitta dell’Isis. Ma che non sono in programma attacchi contro le forze di Assad o dei suoi “proxy”, alleati, come iraniani, Hezbollah e, soprattutto, russi.

Potrebbe piacerti anche