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mercoledì 16 Ottobre 2019

Enzo, cacciatore di orti abbandonati

Una storia di successo umano, che non ha a che fare col mercato. Questa settimana esco dai confini del mio territorio e presento a voi lettori un ex manager che ora per vivere raccoglie la frutta dei terreni incolti. E aiuta i vecchi contadini abbandonati e soli.

Questa settimana vi racconto una storia di successo. Di quello che per me è un successo. Parlo di Enzo, un simpatico cultore delle cose buone che agisce nella vita per togliere un granello di sabbia dal monumento delle ingiustizie e della bruttezza che ci sovrasta e sembra incrollabile, come stile e come sistema di potere.
L’ho definito: il cacciatore di orti abbandonati. Ma potrei dire di lui: il raccoglitore di frutta dei terreni incolti, oppure il viandante che si fa mezzadro degli anziani che hanno terre e orti e alberi da frutta e non ce la fanno più a gestirli. Perché accade questo, Enzo è un camminatore, raccoglie frutta selvatica e parla con le persone. Sempre più spesso gli capita di incontrare campi incolti e alberi da frutta abbandonati vicino a case o a poderi. Allora lui contatta il proprietario e offre lui il lavoro in cambio di una parte del raccolto.

“Il vantaggio è per tutti”, dice sorridendo. La frutta non è trattata con agenti chimici perché nessuno la segue, è più bruttina, ma non sempre, ma più buona. Le persone che non riescono a raccoglierla trovano qualcuno che la raccoglie per loro, senza pagamenti in denaro.
Così produce le sue composte anarchiche e incredibili, le marmellate speciali, l’olio e altre delizie. Grazie a uno scambio umano. Con passione e pazienza. Camminando e domandando, ascoltando e cercando di dare una mano in cambio di una mano.
Ho detto che è una storia di successo perché per me il successo è rappresentato dal valore umano di una storia, dalla bellezza che aggiunge alla nostra vita di narratori. Ben sapendo però che per un giornalista, per un giornale, per le tv, le storie di successo sono quasi sempre le startup fighettine, oppure quelle che portano un vantaggio economico ai protagonisti. Qualcosa che in un modo o nell’altro ha valore sul mercato. Ecco, in questo senso la storia di Enzo ha valore solo perché è bello vederlo camminare come un viandante antico che si ferma ad aiutare in cambio di poco.

“Perché dopo trenta anni di informatica, avevo bisogno di stare all’aria aperta”, così dice. Trenta anni di successi, di società acquistate e vendute, di vita da manager. Per arrivare alla bellezza del girovagare a caccia di orti abbandonati. Raccogliendo mele, pere o more selvatiche; raccogliendo storie, testimonianze e confidenze. Segnando il passo di un paese che abbandona la terra in cambio di niente. Che abbandona la bellezza del cibo buono prodotto senza sofisticazioni in cambio di un futuro da food. Eppure il cibo nutre, non solo il corpo ma lo spirito, le visioni belle della vita. Mentre il food, come ce lo vendono adesso, esalta il valore del mercato e mortifica tutto il resto.
Enzo lo potrete incontrare, con il suo sorriso un po’ beffardo, nelle campagne del Cilento, intorno a Roma, in Ciociaria. Ma anche in questa magnifica terra toscana. Dove la filosofia rurale non è andata perduta.

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