venerdì 26 aprile 2019

A Gerusalemme la maglia rosa tra Netanyahu Abu Mazen e Gaza

Giro d’Italia 2018 parte oggi da Gerusalemme.
-Come se nulla avesse minacciato Netanyahu nei confronti dell’Iran e della vicina Siria.
-Come se Abu Mazen non avesse straparlato sulla shoah.
-Come se 90 km dalla corsa, a Gaza, non fosse un nuovo venerdì di proteste e di probabili uccisioni.
– E Gerusalemme che diventa capitale ciclistica prima che Trump, tra una 10 giorni, la faccia capitale di Stato.

Presa in Giro

Maglia rosa tra Netanyahu Abu Mazen e Gaza. Dunque, a Gerusalemme la prima maglia rosa del Giro d’Italia 101, ‘crono individuale’ per appassionati e specialisti, 10 chilometri dentro Gerusalemme, strade della parte ovest, la Gerusalemme ebraica che sfiora soltanto quella palestinese, anche se il presidente Usa ha deciso contro il parere di quasi tutto il mondo che quella città, est e ovest, sia la capitale unica di Israele. E Israele si festeggia nel suo 70 compleanno anche col giro d’Italia, che qualcuno ha mandato un po’ fuori strada.
Quindi oggi, sfumano le minacce di guerre regionale fatte all’Iran dal premier del Paese ospitante per la sue presunte ‘voglie’ atomiche. Sfumano le dichiarazioni di Abu Mazen sulle cause nascoste della shoah ebraica, che hanno fatto più danno alla causa palestinese che un po’ di nuove invasioni coloniali in casa altrui. Diventano più lunghi quei 90 chilometri da Gerusalemme a Gaza dove oggi, venerdì di preghiera e di protesta, ci si prepara ad altri morti.

Soldi e stupidità

La Rcs Media Group, organizzatrice del Giro, ha scelto allettata dai milioni di euro investiti dal governo Netanyahu e ‎soprattutto da privati israeliani per celebrare i 70 anni dalla fondazione dello Stato ‎ebraico. Ripetendo senza convincere che ‎«lo ‎sport supera ogni divisione politica‎». Balle smentite ad ogni olimpiade o campionato dove qualche Paese o schieramento non partecipa in ritorsione a qualche torto. La politica ormai lo sport se lo è comprato, e Israele lo ha fatto per alcune tappe del Giro d’Italia. Gerusalemme che diventa capitale ciclistica prima che Trump, tra dieci giorni, la faccia capitale di Stato. Il problema per noi è chi e perché il Giro di Italia export lo ha venduto. Come la Rcs Media Group anche la stampa sportiva italiana ha scelto di non ‎vedere nulla, perché, osserva Michele Giorgio da quelle terre, ‎«lo sport non vuole pensieri‎». E questa sera qualcuno conterà i secondi di distacco tra la prima maglia rosa e gli inseguitori. Altri, noi certamente, i morti e i feriti palestinesi nel quinto venerdì della “Grande Marcia del Ritorno”.

Bartali maglia rosa

‎Per Israele è un successo d’immagine eccezionale, rilevano tutti. Organizzazione e promozione quasi perfetti a celebrare la ‎fondazione di Israele e di Gerusalemme come sua capitale naturale. Altra c mossa accorta e certo non contestabile, la crono inaugurale dedicata a Gino Bartali, già “Giusto tra le ‎nazioni”, che due giorni fa ha ricevuto la cittadinanza israeliana postuma per ‎decisione dello Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto, per il suo contributo alla ‎salvezza di 800 ebrei che rischiavano di essere deportati nei campi di sterminio ‎nazisti. Superato l’inciampo politico di qualche mese, quando fu messo nel sito ufficiale della ‎corsa la dizione “West”, “Ovest”, la parte ebraica, accanto a Gerusalemme. In pochi ‎minuti la Rcs Media Group modificò tutto e Gerusalemme, senza più Ovest, ‎divenne la sede della corsa e, quindi, la capitale unita di Israele. ‎ Protesta governativa da Tel Aviv, e Gerusalemme ritorno città unica ma contesa tra due popoli.

L’altra corsa, a raffica

Un nostro attento lettore, un amico verrebbe da dire (non sappiamo se gradisce essere citato), segnalava ieri su uno dei social dove ci si confronta sulla cose del mondo, la successione di eventi, appuntamenti, occasioni di potenziali scontri e rotture che minacciano la stabilità di tutto il Medio Oriente e che promettono guerra. 1, L’ultimo attacco ad una base iraniana in Siria, con numerose vittime, attribuito da Haaretz a un raid aereo israeliano e non a improbabili missili Usa dalla Giordania. 2, le dichiarazioni show di Netanyhau sul nucleare iraniano anche se smentite sostanzialmente dall’agenzia Onu Aiea. 3, fra pochi giorni le decisioni Usa sul trattato nucleare con l’Iran. 4, sempre secondo Haaretz Israele che starebbe preparando una ‘guerra aperta’ con l’Iran. 5, Domenica elezioni in Libano dopo 10 anni, dove è altamente probabile la vittoria degli Hizbullah. 6, Sabato 10 maggio elezioni in Iraq dove è tutto ”probabile” e dove l’ex ISIS ha già annunciato attentati.

AVEVAMO DETTO

Gerusalemme, presa in giro d’Italia

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