martedì 18 giugno 2019

Iran atomico, show di Netanyahu poco credibile, ma è quasi guerra

Ue e Aiea smontano le accuse di Netanyahu all’Iran, ma l’accusa è sufficiente per fare da sponda alle decisione già prese da Trump e attese con suspence il 12 maggio.
-L’accordo che vogliono stracciare.
-L’ex Cia e le rivelazioni del Mossad.

Iran atomico, spettro evocato rispetto ad altre paure e con altri obiettivi. Lo sanno gran parte dei Paesi dell’Unione europea e nel mondo, la sanno i tecnici dell’Aiea, l’agenzia atomica, ma la politica spettacolo ha le sue necessità. E lo show di Netanyahu serve a dare spazio alla suspence attorno alle decisioni di Trump che verranno svelate il 12 maggio. Anche se in cattivo predestinato è noto.

Unione europea invoca Aiea

«Da quello che abbiamo visto dalla sua esposizione, il primo ministro Netanyahu non ha messo in dubbio l’adempimento dell’Iran all’accordo sul nucleare, che “non è basato su buona fede o fiducia, ma su impegni concreti, meccanismi di verifica e un rigido monitoraggio dei fatti, che certificano come l’Iran rispetti pienamente i patti».
Lo scrive la rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, ‘Lady Pesc’. «Prima di tutto la reazione può essere solo preliminare, perché, com’è ovvio, dobbiamo fare una verifica nei dettagli di quanto esposto da Netanyahu, vedere i documenti e ottenere il parere dell’Aiea perché quest’ultima è l’unica organizzazione imparziale, internazionale che ha il mandato di verificare gli impegni dell’Iran».
«Non ho visto da parte di Netanyahu argomenti che provino una violazione da parte dell’Iran di un accordo che fu creato proprio perché fra le parti non c’era la fiducia».

Ue come per le risoluzioni Onu

Ma per Netanyahu e governo attuale di Israele, l’Europa non è un interlocutore. Soltanto un piccolo ostacolo. E i fatti contano poco. L’Aiea e la storia. L’Iran la bomba atomica la voleva (e forse la vorrebbe), ma le accuse di Netanyahu dell’altro ieri sono ‘minestra riscaldata’. Programma ‘Amad’ condotto dal 1999 al 2003 diretto da Mohsen Fakhrizade. Ce lo disse l’Agenzia internazionale per l’energia atomica: esperimenti per cercare di sviluppare armi atomiche, ma solo sino al 2003. «Nessuna prova si ha invece su un programma segreto iraniano che sarebbe continuato dopo l’accordo del 2015».
Da parte iraniana c’è quasi ironia. «Netanyahu un imbarazzante imbroglione che grida ‘al lupo al lupo’ nonostante il fiasco dei fumetti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite», denuncia il ministro degli Esteri iraniano, Mohamed Javad Zarif. Ovviamente, Teheran accusa Trump e Netanyahu di aver ‘prodotto fake news’ per poter stracciare l’accordo sul nucleare.

L’accordo che vogliono stracciare

Quei 55mila file segreti raccolti dal Mossad, ritenuti da molti soltanto la scusa per la prossima guerra diretta tra Israele (supportato da Stati Uniti e Arabia Saudita), e l’Iran (che chiamerà a raccolta le milizie sciite irachene e gli hezbollah libanesi). E l’accordo del 2015 firmato da Obama. Riduzione da 10.000 a 300 chilogrammi delle scorte iraniane di uranio arricchito negli impianti di Natanz e Fordow. Le centrifughe usate per l’arricchimento ridotte da 19.000 a circa 6.000. Pare che tutto quanto pattuito sia stato adempiuto, testimoni terzi gli ‘arbitri’ Aiea, ma tutto questo non basta a Trump e soprattutto ad Israele.
E poco importa che la ‘pistola fumante’ esibita da Netanyahu non abbia avuto il supporto degli esperti dell’agenzia Onu per il nucleare. Importante, per un parte dei protagonisti, è che, dopo Trump, a difendere a spada tratta la validità delle accuse di Netanyahu, sia accorso il neosegretario di Stato Usa, Mike Pompeo.

L’ex Cia e i documenti Mossad

I documenti sul presunto programma nucleare segreto iraniano di cui ha parlato il premier israeliano sono “reali e autentici”, afferma l’ex direttore della Cia, parlando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla prima missione all’estero. 55mila file raccolti dai servizi segreti israeliani più altri 55 mila su chiavette Usb. Netanyahu ha poi detto di aver condiviso le informazioni con gli Usa.
Resta da spiegare -osserva più di un osservatore- cosa vi sia di clamorosamente nuovo in un dossier del quale il capo del Mossad, Yossi Cohen -sue dichiarazioni pubbliche- , aveva già messo a conoscenza Trump nella visita ufficiale dello scorso gennaio.
Teatro a fini politici, l’accusa credibile. Per dare il via a copione già deciso. Prossimo protagonista a Washington, regia forse altrove. Nell’epoca della post verità, ciò che conta davvero non è la realtà ma come la racconti.

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