venerdì 26 aprile 2019

Guerra all’Iran in terra siriana

Missili nella notte contro basi siriane a presenza iraniana, almeno 40 morti. Secondo i media sono stati lanciati da basi inglesi e americane in Giordania. Probabile invece un raid aereo israeliano.
-Il patto a tre Usa-Israele-Arabia.
-La posta in gioco ben oltre il destino di Bashar al-Assad e del regime di Damasco

Bersaglio per più nemici

Guerra all’Iran in terra siriana. Almeno 40 persone sono morte e altre 60 sono rimaste ferite in seguito ad attacchi missilistici la notte scorsa contro postazioni militari nel nord della Siria: lo riporta l’agenzia di stampa iraniana ISNA, che cita fonti straniere, sottolineando che tra le vittime ci sono anche 18 iraniani. I missili hanno colpito basi militari ad Hama e ad Aleppo. Secondo i media ufficiali siriani gli attacchi sarebbero partiti da basi britanniche e statunitensi nel nord della Giordania e durante le operazioni sono stati lanciati 9 missili balistici. Altra versione, uno degli ormai reiterati raid aerei israeliani.

Tre contro tre

Secondo molti osservatori internazionali, i missili della notte sulle province di Aleppo e Hama sono il primo effetto del “patto a tre” stretto dal neo segretario di Stato Usa Mike Pompeo nella sua missione in Medio Oriente, che ha portato l’ex direttore della Cia a Riyadh, ieri a Gerusalemme e oggi in Giordania. Tre contro tre, la nuova dimensione della guerra globale in Siria. Dalla parte siriana nota, Russia-Iran-Turchia. Dall’altra la triade Usa-Israele-Arabia Saudita. Con una posta in gioco che va ben oltre il destino di Assad e del regime di Damasco, annota De Giovannangeli sull’Uffington Post.

Equilibri di potenze

Equilibri di potenze, globali e regionali, con rischi planetari. «La sicurezza dell’Arabia saudita è una priorità per gli Stati Uniti», aveva recitato Pompeo alla corte dei Saud. Ed è una priorità assoluta per Washington, anche la sicurezza di Israele, nonostante o proprio nei confronti dell’attuale premier Natanyahu. Un patto a tre con un obiettivo strategico chiaro: contrastare l’espansionismo iraniano in Siria e l’affermarsi di una mezzaluna sciita sulla direttrice Baghdad-Damasco-Beirut. Qualche problema che in mezzo, fisicamente nel mezzo ci sia l’ingombrante Russia e l’ondivaga Turchia, ma nella notte di ieri, qualcuno osa.

Guerra tra le guerre

Fonti dell’opposizione hanno dichiarato che uno dei bersagli è stato il centro militare Brigade 47, noto come un luogo di reclutamento per miliziani sciiti che combattono a fianco delle forze di Assad. Sciiti non solo iraniani, ma anche iracheni e dall’Afghanistan. Chiarito il bersaglio, chi ha veramente attaccato? Netanyahu aveva dichiarato a inizio mese che il suo paese avrebbe continuato a «muoversi contro l’Iran in Siria». Lo statunitense New York Times scrive che ‘Israele ha attaccato una base aerea siriana utilizzata da Teheran’, senza specificare chi abbia lanciato i missili. Una versione non esclude l’altra.

120 missili Usa-Fr-Uk

Va ricordato che il 14 aprile, il territorio siriano era stato colpito da un’operazione congiunta Usa-Francia-Gran Bretagna come rappresaglia in seguito al presunto attacco chimico nella Ghouta. Anche se Israele non ha confermato il raid, cosa consueta, i suoi dirigenti continuano a lanciare moniti all’Iran. Ieri il ministro della Difesa Avigdor Lieberman aveva avvertito, «Se qualcuno pensa di poter lanciare missili, attaccare Israele o anche i nostri aerei, non c’è dubbio che risponderemo e risponderemo con molta forza, anche se non vogliano interferire con la politica interna siriana o attaccare la Russia».

Troppi bersagli vicini

«Agire militarmente in Siria senza mettere in conto possibili coinvolgimenti russi -sempre De Giovannangeli- è qualcosa di altamente improbabile, concordano analisti e fonti governative a Gerusalemme». E torna la polemica sulla presenza di mercenari/congtractors russi in campo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il 14 febbraio scorso, aveva ribadito che in Siria ci possono essere “combattenti russi”, ma non delle “forze regolari”. Altro dettaglio, la Russia potrebbe presto dislocare in Siria i missili di difesa aerea S-300, in grado di contrastare efficacemente attacchi aerei o missilistici.

Libano 2006-2018?

La rivelazione del quotidiano russo Kommersant, come avvertimenti semi ufficiale. E le fonti di Mosca citate dal quotidiano avvertono che se Israele reagirà militarmente ad eventuali abbattimenti di loro caccia sulla Siria, le conseguenze sarebbero “catastrofiche per tutte le parti”. Insomma, finita la franchigia di portare la guerra in casa altrui, pare la filosofia. Siria interdetta, aumentano i rischi per il vicino Libano. E il solito Lieberman avverte, «Non faremo distinzione tra i miliziani hezbollah e l’esercito libanese». Troppo guerra e troppi protagonisti in campo, e dopo lo Stato rischia di deflagrare l’intero Medio Oriente.

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