venerdì 21 giugno 2019

Merkel gelo dopo Macron ruffiano, ma Trump guarda ad oriente

Trump-Merkel è gelo: sui dazi alla Ue gli Usa non cambiano idea. “Basta squilibri”
-Neppure tre ore di colloqui dopo la trionfale accoglienza riservata al francese Macron a sottolineare le differenze umorali del padrone di casa.
-Nella sostanza, alla fine, analoghi risultati in casa europea per dazi e accordo nucleare con l’Iran.
-L’America di Trumop guarda ad oriente

Merkel senza fronzoli
stesso nulla di Macron

Merkel gelo dopo Macron ruffiano. Mission impossible, la definizione giornalistica facile: far ragionare Donald Trump sui dazi e sull’accordo con l’Iran. Angela Merkel s’è almeno risparmiata la prosopopea di cerimonie, ricevimenti e finzioni politico diplomatiche assortite a cui è stato costretto il suon vicino di casa francese.
Poco più di un paio d’ore di faccia a faccia col padrone di casa, molto padrone, e la cancelliera tedesca non ha compiuto il miracolo. Clima di sostanziale gelo e una differenza enorme rispetto ai calorosissimi rapporti tra Trump e Macron. Ma risultati alla fin fine analoghi. Nulla per nessuno. Anche se stavolta la stretta di mano davanti alle telecamere, a differenza di un anno fa, c’è stata.

Europa cosa?

Il presidente statunitense, salvo clamorose sorprese, dal primo maggio farà scattare i nuovi dazi sulle importazioni di acciaio e di alluminio anche nei confronti dell’Europa, respingendo così la richiesta di un’esenzione permanente avanzata nuovamente dalla Merkel a nome di tutta l’Unione europea.
Trump vuole più concessioni dai partner degli Usa, e senza di queste è deciso a tirare dritto sulla sua strada, anche a costo di una vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. E per Teheran, come già preventivato dallo stesso Macion, è molto probabile che entro fine mese annunci il ritiro degli Usa dall’intesa sul nucleare, sancendo così una nuova rottura con gli alleati d’Oltreoceano.

Mercanti in fiera

Alla fine Angela Merkel ammette, “la decisione sui dazi è nella mani del presidente Trump”. Nel bene e nel male delle ritorsioni che ne verranno, è il non detto. Lui, Trump, ripete: “Basta squilibri commerciali con l’Unione europea, serve reciprocità”. E torna anche sulle spese militari. “La Nato è meravigliosa, ma aiuta l’Europa più di quanto aiuti noi”. Sempre la richiesta che tutti i Paesi dell’Alleanza portino le spese per la difesa al 2 per cento del Pil.
Sul fronte dell’accordo sull’Iran la distanza nelle reciproche posizioni nell’eludere le domande dei giornalisti. Del resto, poche ore prima il neo segretario di Stato americano, Mike Pompeo a Bruxelles aveva dichiarato: “E’ improbabile che gli Stati Uniti rimangano nell’accordo dopo maggio senza modifiche sostanziali”.

Gerusalemme e Corea

Il Diavolo a Teheran, l’amico Netanyahu a Gerusalemme. A una domanda sull’apertura dell’ ambasciata americana a Gerusalemme: “Potrei andare. Ne sono molto orgoglioso”, ha detto. “No comment” invece alla domanda se aveva avuto un colloquio diretto con il leader nordcoreano Kim Jong Un. “Ma abbiamo un ottimo rapporto di lavoro”, ha aggiunto il presidente Usa.
E qui, indirettamente emerge l’altro punto di distacco tra Stati Uniti ed Europa. Trump che procede da solo in questa ‘confrontation estremorientale’ e l’Europa che si presenta su quel fronte, poco e in ordine sparso. Sintesi finale, i leader dei due paesi storici alleati dell’Occidente faticano a ritrovare un linguaggio comune e, per evitare spiacevoli fuori programma, sempre in agguato con Trump, limitano al necessario la durata dei colloqui.

Piccola Europa grande Oriente

Invece, in Asia, annota Guido Moltedo su Il Manifesto, “stanno scoprendo, come in un’inedita consapevolezza del proprio peso e ruolo e della possibilità concreta di essere loro oggi i protagonisti veri sul pianeta”. Da tempo, e non solo con quest’amministrazione, l’America guarda verso Oriente, con un disimpegno crescente da altri aree, vedi il mediorientale, e con un ‘disinvestimento’ verso l’Alleanza atlantica. La partita si gioca negli oceani Indiano e Pacifico. E la Cina come principale giocatore, la potenza economica già in grado adesso di scalzare dal primato gli Usa
Rassegnazione, da parte dei paesi e delle potenze dell’Occidente che ha dominato il mondo nell’Ottocento e nel Novecento, di doversi acconciare a trovare, ognuno in proprio, una relazione privilegiata con i nuovi padroni del mondo che salvaguardi lo status e il benessere raggiunti.

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