venerdì 14 dicembre 2018

‘Piano B’ versione Usa contro l’Iran, Macron si allinea

‘Piano B’ versione Usa contro l’Iran, Macron sull’Iran si allinea a Trump
-Il presidente francese doveva persuadere Trump a non abbandonare le intese con Tehran raggiunte nel 2015 ma sembra aver adottato la linea dura della Casa Bianca nei confronti della Repubblica islamica.
-Tradite le posizioni europee per il mantenimento dell’accordo.
-Venerdì Merkel a Washington.

‘Piano B’ alle spalle dell’Europa

‘Piano B’ versione Usa contro l’Iran. Eppure, nessun Piano alternativo all’accordo sul nucleare iraniano, aveva ‎proclamato Macron prima di imbarcarsi per Washington. Due giorni di cerimonie e qualche faccia a faccia, e dagli Usa il giovin presidente francese torna con in tasca il Piano B imposto da Trump per tenere gli Stati Uniti dentro il ‘Joint Comprehensive Plan of Action’, il Jcpoa, le intese internazionali con Teheran raggiunte nel 2015.
«Desideriamo ‎lavorare ad un nuovo accordo con l’Iran‎» sul nucleare, ha detto Emmanuel ‎Macron nella conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca.

Fronte della parata

Dietro front, avanti marsch

Cosa significhi ‎«un ‎nuovo accordo» tutti sperano di capirlo presto ma intanto Macron si è piegato alla ‎posizione Usa -osserva Michele Giorgio su in Manifesto-, per mettere sotto pressione Teheran, anche imponendo nuove sanzioni ‎economiche. ‎«Penso che siamo molto vicini al capirci e che il nostro incontro a ‎due sia andato bene, molto bene‎», ha detto Trump lasciando intendere che le ‎posizioni della sua Amministrazione sono state condivise dal giovane capo ‎dello stato francese. Macron poco dopo: ‎‎«È stato un colloquio molto diretto e fruttuoso – ha detto il leader francese – ‎L’accordo con l’Iran è una questione importante ma dobbiamo riferirci a una ‎visione più ampia, che riguarda la sicurezza regionale. Quello che vogliamo fare è ‎contenere l’Iran e la sua presenza‎».

‘Super cattivi’ in conto terzi

Già prima dell’incontro con ‎Macron, Trump aveva definito l’accordo con l’Iran ‎«terribile‎», ‎«ridicolo‎», ‎‎«folle‎». «La gente sa come la penso – ha detto – È un terribile accordo. Non ‎avrebbe mai dovuto essere firmato‎». Le intese, ha aggiunto, ‘non si occupano dei ‎missili balistici iraniani o delle attività di Teheran in Yemen e Siria’. Problemi mediorientali di altra natura. Quindi ‎Trump ha lanciato la minaccia dell’uso della forza contro la Repubblica islamica. ‎‎«Se l’Iran farà ripartire il suo programma nucleare, avrà grossi problemi, più che in ‎passato. Pagherà come poche nazioni hanno pagato‎», ha avvertito.‎
‘Moderatismo trumpiano’ che Macron ora dovrà cercare di tradurre in francese, anche verso Bruxelles e Berlino

Applausi israeliani e sauditi

Trump pronto a negoziare con “Little Rocket Man,” ‎il nordcoreano Kim Jong-un, sino a ieri il pericolo numero uno, ma senza esitazioni e dubbi quando si occupa ‎dell’Iran, nel dubbio che il bersaglio principale siano gli Ayatollah o il predecessore Obama, che lo storico accordo aveva firmato. Un atteggiamento Usa che -osservano tutti gli analisti accorti- è frutto anche delle pressioni dei suoi principali ‎alleati in Medio Oriente, Israele e Arabia saudita.
Ora Macron, alle prese con i ‎partner europei -Italia in testa- che con l’Iran stanno cercando di stringere importanti accordi d’affari. E ancora sanzioni auto punitive a lacerare l’Europa, la prospettiva, come accade per la Russia.

Sanzioni a vantaggio di chi?

Parigi battistrada europea della proposta atlantica e mediorientale di sanzioni internazionali ‎contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di limitare le produzioni atomiche e fermare lo sviluppo ‎dei missili balistici da parte di Tehran, il punto su cui insistono Tel Aviv e ‎Riyadh, col seguito dell’alleato- padrino di Washington. Macron allineato, ma solo venerdì la verifica se è l’Europa ad aver cambiato posizioni all’insaputa di opinioni pubbliche e parlamenti: venerdì la cancelliera ‎tedesca Merkel sarà alla Casa Bianca.
Meno facile per Trump. Fondamentale anche la ‎reazione di altri due protagonisti dell’accordo del 2015, Russia e Cina, che nei ‎giorni scorsi hanno fatto sapere che non avrebbero accettato modifiche al Jcpoa.

Progetti di sparizione in Siria

Dopo i 120 missili esibiti contro la Siria, Trump e Macron ‎anche su quel fronte. Il rischio che Francia e Usa, assieme alla Gran Bretagna e ad alcuni Paesi ‎arabi, stiano lavorando alla partizione della Siria. Macron è contrario al ritiro Usa ‎e potrebbe aver convinto Trump a rinviarlo nel nome di una strategia comune per ‎il futuro della Siria. Scambio di favori Iran Siria, sussurra certa diplomazia. Preoccupate le dichiarazioni del ‎viceministro degli esteri russo Sergei Ryabko che ha parlato di tentativi di ‎frantumare in varie aree il Paese arabo. Ipotesi creazione di una ‎‎”zona autonoma” nel Sud, da Quneitra a Suweida, con Deraa come capitale -rivela Michele Giorgio-. “Un ‎autogoverno che non dispiacerebbe a Israele”. ‎

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