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venerdì 18 Ottobre 2019

Macron da Trump, speriamo in bene

Macron da Trump. Il francese alla Casa Bianca per salvare l’accordo atomico con l’Iran, ma non solo.
-Macron-Trump, quasi amici
-Dalla Siria all’Iran.
-Trump non vorrebbe parlare di clima, ma il tema potrebbe comunque emergere.

Opposti che si toccano o due
facce della stessa medaglia?

Macron da Trump. Da ieri Emmanuel Macron è a Washington da Donald Trump e l’agenzia Reuters riassume la visita così: «Una missione di soccorso per salvare l’accordo sul nucleare iraniano». Ma non sarà facile. The Donald pensa che il patto firmato dal predecessore Barack Obama nel luglio 2015 sia “il peggiore di sempre” e ha imposto agli altri firmatari un ultimatum che scade il 12 maggio, fra soltanto 18 giorni.
Ma non soltanto. Molti rilevalo tra il presidente Usa e il suo omologo francese una strana intesa tra affinità politiche e netti contrasti. Nell’intervista concessa a Fox News, Macron ha sottolineato di sentirsi accomunato a Trump perché «siamo entrambi dei franchi tiratori, non facciamo parte del sistema politico tradizionale». Come Macron non è espressione dei partiti della destra o della sinistra francesi, così Trump non è un politico di professione e si è imposto all’establishment del partito repubblicano.

I due ‘quasi amici’

Stati Uniti e Francia: un’amicizia «secolare» e due «outsider» come presidenti, rilevano Stefano Montefiori e Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera.
Al seguito di Macron ci sono circa cinquanta persone, con alcuni nomi a sorpresa. Oltre a cinque ministri ecco tra gli altri Cédric Villani, il matematico incaricato della missione parlamentare sull’Intelligenza artificiale; Bernard Arnault, il patron del gruppo di lusso Lvmh e uomo più ricco d’Europa, con sua moglie Hélène Mercier pianista classica; l’armonicista jazz Frédéric Yonnet, lo chef Guy Savoy e lo scrittore Philippe Besson. Ma soprattutto, Macron ha scelto di portare a Washington il ricercatore di Princeton Venkatramani Balaji e Christopher Cantrell, entrambi vincitori della borsa «Make Our Planet Great Again», lanciata dal presidente francese il 1°giugno 2017 in polemica con la decisione di Trump di uscire dagli accordi Parigi sul clima.

‘Occidentalisti’ al Quai d’Orsay

La politica estera francese è dominatai da anni diplomatici e funzionari del Quai d’Orsay che puntano a rafforzare l’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Dopo la crisi del 2003, quando la Francia si oppose all’intervento militare in Iraq, da allora in poi l’avvicinamento tra Parigi e Washington è una tendenza di fondo tra l’Eliseo e la Casa Bianca, a prescindere da chi occupava momentaneamente quei Palazzi. «I tempi dell’ossessione autonomista e anti-americana di De Gaulle sembrano lontani», annotano i reporter.
«Macron e Trump sono in disaccordo su molte questioni di fondo, dal clima all’Iran, ma il presidente francese vuole approfittare del fatto che Trump abbia relazioni personali pessime sia con la cancelliera tedesca Merkel sia con la premier britannica May».

Più vicini in Siria, e non rassicura

Il confronto di merito oggi con un faccia a faccia e poi nel bilaterale tra le due delegazioni. Si partirà dalla Siria. Il presidente francese si era vantato di aver convinto gli americani a non ritirare i duemila soldati dal Paese, smentito da un tweet della stesso Trump. L’orientamento della Casa Bianca non è cambiato, ma ora sarà il team di Trump, il ministro della Difesa James Mattis e il neo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, a sollecitare un maggiore impegno militare della Francia. Doppio obiettivo: accelerare l’offensiva anti-Isis sul terreno e rafforzare i presidi occidentali nella Siria del nord-est.
Per gli americani tutto ciò appare il naturale sviluppo del bombardamento congiunto del 13 aprile scorso contro i fantasmi chimici. In cambio Washington -scrive Corsera- assicura un «interesse», per ora generico, alle «operazioni anti terrorismo» dei soldati francesi nel Sahel.

Iran non solo nucleare

Quegli Ayatollah nell’amore tra i due. Per Trump e il team dei suoi collaboratori selezionato tra defezioni e licenziamenti, il Paese degli Ayatollah è il nemico numero uno. A partire dall’accordo sul nucleare con Teheran del 2015. Trump vuole cancellarlo, ma ha posto tre condizioni prima di decidere alla metà di maggio. Le prime due sono tecniche, ma la terza è politica: l’Iran -lettura Trump Natanyahu- sta destabilizzando l’intero Medio Oriente e minaccia direttamente Israele. Macron e gli altri europei stanno trattando con Teheran, ma distinguendo tra il dossier atomico e tutto il resto, dalla Siria a Israele appunto.

Poi i dazi

Altra scadenza alle porte. Il primo maggio gli Stati Uniti decideranno se confermare i dazi su acciaio e alluminio anche per l’Unione europea. La trattativa è in corso e viene condotta dalla Commissione europea. Ma, fanno sapere dalla Casa Bianca, se ne discuterà anche oggi, alla presenza del ministro del Tesoro Steven Mnuchin e del Commercio, Wilbur Ross. La Francia è il terzo partner commerciale nell’Unione europea per gli Stati Uniti, dopo Germania e Gran Bretagna, e prima dell’Italia. Gli Usa sono il più grande investitore straniero in Francia: 78 miliardi di dollari solo nel 2016. I transalpini rispondono con 19,3 miliardi di dollari e la creazione di 26 mila posti di lavoro. Tanto, ma, dirà Trump, si può fare di più.

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