mercoledì 19 settembre 2018

Silenzio armi chimiche, in Siria le fosse comuni jihadiste

Silenzio armi chimiche. Gli ispettori dell’Opac entrano finalmente a Douma: raccolti campioni per appurare se c’è stato l’attacco chimico. -Saranno trasportati in Olanda per essere analizzati. Nessun accertamento su chi li avrebbe lanciati.
-A Raqqa scoperta fossa comune. Potrebbero esserci fino a 200 corpi.
-Scavata sotto un campo di calcio, vicino all’ospedale che fu l’ultima trincea dell’Isis

120 missili e paure di guerra mondiale

Silenzio armi chimiche. Eppure su quel presunto attacco con armi chimiche che ha minacciato la pace mondiale e provocato una rischiosa prova alla forza a colpi di missile, sempre cancellato da memorie e cronache. A due settimane dal presunto attacco chimico e dopo giorni di attesa a Damasco, gli ispettori internazionali sono entrati finalmente a Duma, ma nemmeno questa missione potrà mettere fine alle polemiche sull’accaduto. Gli inviati hanno infatti solo il compito di stabilire se i gas proibiti siano stati usati, ma non da chi.
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, l’Opac, ha detto che i suoi esperti hanno visitato uno dei siti che si sospetta siano stati colpiti dall’attacco del 7 aprile, dove ha raccolto campioni che verranno analizzati nei laboratori di Rijswijk, in Olanda. Sulla base dei risultati, gli ispettori valuteranno i prossimi passi da intraprendere, compresa un’altra possibile visita a Duma.

Gas forse, ma di chi?

Fonti mediche e dei ribelli a Duma, hanno denunciato che una quarantina di civili sarebbero morti in un bombardamento con armi chimiche da parte delle forze governative sulla principale città della Ghuta orientale, che in quel momento era ancora sotto il controllo degli insorti del Jaish al Islam. Immagini diffuse in Rete dagli attivisti hanno mostrato corpi stesi a terra in stanze affollate, alcuni con la bava alla bocca, e persone, tra cui diversi bambini, che respiravano a fatica.
Mentre il governo siriano e la Russia alleata, hanno respinto le accuse contro Damasco, parlando di una messinscena o di un complotto ordito dai ribelli con l’aiuto di qualche Paese occidentale, Usa, Gran Bretagna e Francia si sono detti convinti della responsabilità del regime e il 14 aprile hanno lanciato un attacco missilistico contro siti siriani indicandoli come depositi di armi chimiche. Gusci vuoti di una finta prova di forza, la valutazione critica di molte parti.

Polemiche sottovoce e pulizia etnica

Anche sul ritardato arrivo degli ispettori dell’Opac è nata una polemica. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, dando per prima la notizia, ha giudicato ‘inaccettabile’ il ritardo, attribuendone dunque ad altri la responsabilità. Mentre gli Usa e la Gran Bretagna hanno accusato proprio Mosca e Damasco di avere intralciato la missione.
Dopo il presunto attacco anche gli ultimi miliziani insorti hanno lasciato Duma, accettando di essere evacuati con i loro familiari verso il nord della Siria, in aree controllate da ribelli di varia tendenza, tra cui quelli filo-turchi che controllano la città di Jarablus. In tutto sono 60.000 i ribelli e i civili trasferiti dall’intera Ghuta con questo tipo di operazioni, negoziate direttamente dai russi con gli insorti. In precedenza simili evacuazioni erano avvenute in molte altre regioni del Paese assediate dalle forze governative, tra cui Aleppo sul finire del 2016. Si stima che in totale siano 750.000 le persone spostate in questo tipo di accordi. Pulizia etnica di vicina memoria balcanica.

A Raqqa scoperta fossa comune

Un campo di calcio, vicino all’ospedale che fu l’ultima trincea dell’Isis in città, trasformato in fossa comune per circa 200 corpi. È stata scoperta a Raqqa, l’ex ‘capitale’ dello Stato islamico nel nord della Siria. La notizia è stata data da un funzionario della città, Abdallah al-Eriane. La stessa fonte ha riferito che finora sono stati recuperati circa 50 cadaveri di civili e miliziani. La fossa era stata scavata in un campo di calcio, vicino all’ospedale in cui gli uomini del Califfato si erano trincerati prima di essere cacciati dalla città nell’ottobre del 2017, quando Raqqa venne liberata dalle Forze democratiche siriane appoggiate dagli Stati Uniti.
“Era l’unico posto disponibile per la sepoltura, fatta in modo affrettato. I miliziani erano asserragliati nell’ospedale”, ha riferito il funzionario, aggiungendo che i corpi dei combattenti erano contrassegnati con il nome di battaglia, mentre per i civili è stato usato il nome proprio.

 

 

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