lunedì 23 aprile 2018

Siria bersaglio e le guerre attorno

Da un lato Usa e Russia, con il destino di Assad in mezzo. Dall’altro Israele vs. Iran, ad altissimo potenziale di escalation. Israele, Stati Uniti e Arabia saudita per il seguito della guerra che resta in Siria, in attesa di Libano ed Hezbollah.

Risico siriano

In Siria si stanno giocando tante partite: quella tra Trump e Putin, con Assad in mezzo e quella tra Israele e Iran. Partite dall’esito incerto e dalle alleanze variabili. A qualche giorno dal nuovo azzardo americano dopo gli attacchi in Libia e Iraq, sono in molti a riesaminare le posizioni delle Russia, ad esempio. Bernard Guetta che su Internazionale non ha dubbi sulle colpe chimiche di Assad, annota che «due alleati del regime hanno preso le distanze da Damasco. La Russia lo ha fatto evitando di contrastare gli attacchi occidentali. La Turchia lo ha fatto spingendosi fino ad approvare l’operazione, perché sconvolta dall’utilizzo di armi chimiche fatto con l’implicito sprezzo di qualsiasi compromesso». La Turchia di Erdogan ‘sconvolta’ per i gas, non è molto convincente, ma resta il messaggio certamente diretto ad Assad e agli iraniani. Che da subito sono operativi verso Deir ez-Zour verso il fronte a Est dell’Eufrate e i campi petroliferi.

L’America in Medio Oriente?

Nikki Haley, rigida ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, alla tv filo Trump Fox News, afferma che le truppe americane rimarranno in Siria fino a quando non verranno raggiunti i tre obiettivi previsti. Mai più armi chimiche per darsi un tono umanitario; sconfiggere lo Stato islamico a cancellare diversi ‘aiutini’ equivoci del passato; tre, la ragione strategicamente vera, monitorare da vicino le mosse dell’Iran. Per Trump la Siria non è strategica, ma strategica è la partita aperta contro l’Iran nemico e con la Russia di Putin con cui si potrebbe anche trattare. Seguito dei bombardamenti, il blocco degli esperti internazionali dell’Opac per verificare se a Douma siano state effettivamente utilizzate armi chimiche. Consueto scambio di accuse Londra e Washington contro Mosca e Damasco, mentre la Tass, spiega che il ritardo “è dovuto agli effetti dell’attacco condotto dagli Usa e dai loro alleati”.

Protagonisti e comprimari

Trump non può e non vuole essere tagliato fuori o comunque relegato in seconda fila nella futura ‘Yalta mediorientale. Accertata l’assenza dell’Europa, gli altri protagonisti in campo, tutti a convenienze diverse e alleanze incerte. Israele innanzitutto: un alto funzionario militare di Tel Aviv ha confermato al New York Times il raid aereo della scorsa settimana su una base militare siriana. Secondo quanto riferito da questa fonte al giornalista del NYT, è la prima volta di un attacco diretto a strutture militari e soldati iraniani. Una sottolineatura minacciosa. Il raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone (carico di esplosivo l’accusa) nello spazio aereo israeliano. La prima volta, direttamente tra Iran e Israele, e non per delega, E ciò non promette nulla di buono. Il titolo del NYT a far paura. «La vera prossima guerra in Siria: Iran contro Israele».

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