lunedì 23 aprile 2018

Sanzioni alla Russia, Europa divisa, Italia per il No, Trump frena

Bruxelles è contraria, ma Polonia e Paesi baltici spingono per nuove misure contro.
-L’Italia schierata con il fronte del no.
-Anche Trump ci ripensa: stop al secondo round di sanzioni economiche contro Mosca

Atto d’accusa per le sanzioni

Le colpe russe sintetizzate dall’Associated Presse: «Il presidente russo Vladimir Putin è sotto accusa per l’annessione della Crimea, le ingerenze nel conflitto siriano e l’attacco all’ex spia Sergej Skripal». Imputazioni sempre più difficili da sostenere, con la Crimea russa che è tornata a casa da dove nessuno può pensare di farla tornare indietro. Sulla colpe nel conflitto siriano, troppi concorrenti per il primato finale, e su Skripal, chi si fida, ‘Boris Johnson è’. Prudenze del dopo missili e opportunismi politico commerciali. Notizia di prima mattina dal Washington Post: «Nella giornata di lunedì il presidente Trump ha messo i freni a un piano preliminare volto a imporre sanzioni economiche aggiuntive contro la Russia, facendo un passo indietro rispetto all’annuncio dell’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley».

Europa, il gelo baltico

Trump stesso esita e l’Europa si divide. Una netta maggioranza contraria ad applicare nuove misure contro la Russia. Né ad inasprire quelle già esistenti, che a giugno andranno rinnovate. Lo hanno constatato ieri i ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo. Attorno al tavolo restano le solite divisioni e, nonostante la risposta unitaria (ma non convinta) arrivata dopo l’attacco con gas nervino di Salisbury, l’unanimità necessaria per fare ulteriori passi è molto lontana. Alcuni governi avrebbero voluto cogliere l’occasione per calcare la mano. I Baltici, con la Lituania in testa, spingono per dare una risposta forte a Mosca con nuove misure. Sulla stessa linea anche la Polonia. Contenziosi storico loro, e lettura dei fatti internazionali forzate ad uso di politica interna, dalla Siria alla spia Skripal.

No nuova guerra fredda

Sulla scia dei molti dubbi sollevati nel mondo da quella esibizione di missili a tre lanciatori, l’Europa con la Francia in Cara e con la Gran Bretagna in uscita con problemi, frena e si fa un po’ di conti in tasca. Malizioso il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, dopo il no di Berlino all’azzardo siriano: «Che piaccia o no – sostiene- questo conflitto non può essere risolto senza la Russia». «Oggi le sanzioni alla Russia non sono la priorità», dice il ministro belga Didier Reynders. Insegue il ministro italiano Angelino Alfano, anche lui exit: «Dobbiamo tenere aperto un dialogo con Mosca». Posizione corretta, con l’Italia tra gli Stati che più frenano. La posizione degli ultimi due governi sulla linea della cautela. Roma ha chiesto e ottenuto di evitare un rinnovo automatico delle sanzioni in vigore.

Gli esami di giugno

Deciderà il prossimo Consiglio europeo di giugno. Quando a Palazzo Chigi forse ci sarà un nuovo premier. Prima di ogni eventuale proroga di sanzioni, valutazione politica al Consiglio europeo, con Merkel e Macron che faranno il punto sul rispetto degli accordi di Minsk per l’Ukraina. Se verrà constatata l’assenza di progressi (la colpa resta sempre indefinita, tendenzialmente a senso unico), viene dato il via libera al rinnovo delle sanzioni. Serve l’unanimità, ma anche se l’Italia continua a essere scettica, di norma si è sempre adeguata ai partner Ue per evitare scontri interni. Lo stesso fanno gli altri Paesi in linea di principio contrari, come Cipro, Grecia, Bulgaria, Ungheria e Austria. Questa volta con qualche rischio in più. Non solo i Salvini in campo, ma possibili reazioni e certi protagonismi parigini poco gradito nella altre capitali.

Salviamo il nucleare iraniano

Ieri a Bruxelles è fallito anche il progetto di Macron di nuove misure restrittive contro l’Iran per evitare il peggio che viene da Trump. Scusa formale, la politica regionale dell’Iran (le sue presenza in Siria e Yemen) e il programma missilistico. Francia, Germania e Gran Bretagna avevano proposto un nuovo pacchetto di sanzioni da mostrare a Trump per convincerlo a rimanere nell’accordo sul nucleare (c’è tempo fino al 12 maggio). L’Italia si è opposta, spalleggiata da Svezia, Austria, Cipro e Grecia. La Spagna, inizialmente scettica, si è fatta convincere dagli alleati. Ma non è bastato e la proposta è stata rinviata. Federica Mogherini, rappresentante per la politica estera Ue, ha spiegato che l’idea delle sanzioni all’Iran resta sul tavolo, «ma deve essere chiaro che non sono collegate all’accordo sul nucleare che va salvaguardato».

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