domenica 21 ottobre 2018

Malta mafia impunita, vergogna in nome di Daphne Caruana Galizia

Il vergognoso comportamento di Valletta 2018, ‘Capitale della Cultura’ e della omertà?
– Sei mesi fa, il 16 ottobre 2017, l’omicidio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia.
– La Valletta si è svegliata stamani tappezzata di manifesti che commemorano la giornalista anticorruzione e attaccano il governo del premier maltese Joseph Muscat.
– “The Daphne Project”: giornalisti di tutto il mondo continuano le inchieste di Caruana Galizia

Quel 16 ottobre a Malta

Esattamente sei mesi fa, il 16 ottobre 2017, chi ordinava ed eseguiva l’omicidio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia spezzava una vita e spegneva una voce. Ma il boato e il fuoco dell’autobomba che quel giorno fecero scempio del suo corpo non sono riusciti, né riusciranno a soffocare il lavoro che Daphne aveva cominciato. A impedire che venga percorsa fino in fondo la strada della ricerca della verità, del giornalismo civile, che, in solitudine,

Daphne, nella sua piccola ma strategica isola, aveva affrontato per anni i legami opachi tra la Politica e la Finanza nera che hanno fatto di Malta lo snodo cruciale del riciclaggio nel cuore dell’Unione Europea. La cassaforte discreta e a prova di scasso del denaro frutto della corruzione domestica e internazionale. Centro di smistamento dei trasferimenti di denaro da e per le principali piazze off-shore del mondo. La porta di accesso allo spazio comune di sceicchi, satrapi e oligarchi sufficientemente liquidi da comprare una seconda cittadinanza (quella europea, appunto): nel Golfo, nella vicina Asia, nella Russia. Ovunque si creino soldi sporchi.
Esattamente sei mesi fa, il 16 ottobre 2017, l’autobomba che ha dilaniato la giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia sperando di spegnerne la voce.

“The Daphne Project”

Accade che il testimone caduto con Daphne, le sue “storie”, siano state raccolte da 45 giornalisti di 18 diverse testate internazionali (stampa, on-line, radio, tv) che, per cinque mesi, con un lavoro di inchiesta collettivo, protetto da un segreto ermetico che oggi può finalmente cadere e coordinato dalla francese “Forbidden stories” (organizzazione giornalistica nonprofit impegnata a portare avanti il lavoro interrotto di giornalisti assassinati o ridotti al silenzio in qualche carcere), abbiano portato avanti quello che l’esplosione del 16 ottobre 2017 doveva interrompere.

Uno sforzo comune che si è dato il nome di “Daphne Project” (#daphneproject), Progetto Daphne, e di cui Repubblica, unico quotidiano italiano, fa parte. Insieme al New York Times, alle testate inglesi The Guardian e Reuters, alle tedesche Süddeutsche Zeitung, Die Zeit, NDR (Norddeutscher Rundfunk), WDR (Westdeutscher Rundfunk), alle francesi Forbidden Stories, France 2, Le Monde, Premières Lignes Télévision, Radio France, ai colleghi italiani dell’IRPI (Investigative Reporting Project Italy), all’ungherese Direkt 36, al OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), alla svizzera Tages-Anzeiger, al The Times of Malta.

Lettera alla commissione europea

Lettera aperta alla Commissione europea del PEN International, organizzazione internazionale non governativa di scrittori

Egregio Presidente Juncker,
Egregio Commissario Timmermans
Vi scriviamo al compiersi dei sei mesi dal brutale assassinio della nostra Collega Daphne Caruana Galizia, la giornalista investigativa più in vista di Malta, per esprimere la nostra profonda preoccupazione per gli sviluppi a Malta delle indagini sul suo assassinio, con particolare riguardo al comportamento del management di Valletta 2018, Capitale Europea della Cultura.

L’assassinio di Daphne Caruana Galizia è stato commissionato come diretta risposta al suo lavoro di giornalista impegnata a denunciare la corruzione rampante nel cuore della UE. Dal momento della sua morte, abbiamo assistito con orrore alle ripetute, aggressive distruzioni del monumento in memoria di Daphne Caruana Galizia, creato come risposta a quell’orribile evento. Le autorità maltesi non hanno nemmeno provato a proteggere questo monumento. In particolare, siamo scandalizzati dai commenti di Jason Micallef, Presidente della Fondazione Valletta 2018, in tale capacità rappresentante ufficiale a Malta della Capitale della Cultura.

Jason Micallef, Presidente della Fondazione Valletta 2018

Sin dal suo assassinio, Micallef ha ripetutamente e pubblicamente attaccato e ridicolizzato Daphne Caruana Galizia sui social media, ordinando la rimozione di striscioni che invocavano giustizia per la sua morte e pretendevano che il di lei temporaneo monumento venisse ripulito. Questo è ben lungi dall’essere un comportamento appropriato per un pubblico ufficiale designato a rappresentare la Capitale Europea della Cultura, e di fatto esso contribuisce a proteggere gli interessi di chi cerca di impedire una indagine effettiva ed imparziale sulla morte di Caruana Galizia.

Il mandato del programma Creative Europe consiste nel supportare e promuovere la cultura ed i media nella regione. La cultura europea ha in sé la libertà di criticare chi è al potere, farne oggetto di satira e di indagine. Il ruolo del Presidente della Capitale Europea della Cultura dovrebbe essere quello di salvaguardare questo diritto, e non di minacciarlo. Riteniamo che questo comportamento ne avvilisca il ruolo ed abbia profonde implicazioni contro l’integrità del progetto nel suo complesso. Non è ammissibile la tolleranza verso chi ridicolizza l’assassinio di un/una giornalista nel cuore dell’UE, in particolar modo se fa parte delle autorità che sono preposte a promuovere i media e la cultura nella UE. Vi chiediamo pertanto di aprire immediatamente un’indagine su queste denunce contro Jason Micaleff. Qualora esse risultassero vere, vi chiediamo di chiedere le sue dimissioni e di nominare una persona qualificata che dimostri l’integrità necessaria per svolgere questo ruolo.

Oltre a queste preoccupazioni relative a Valletta 2018, vogliamo ribadire la nostra più viva apprensione in merito alle indagini in corso da parte delle autorità maltesi circa l’assassinio di Daphne Caruana Galizia, che a nostro avviso non corrispondono agli standard di indipendenza, imparzialità e efficacia richiesti dalla legislazione internazionale in merito ai diritti umani. Le stesse persone sulle quali Caruana Galizia stava indagando mantengono la responsabilità di assicurare la giustizia sul suo caso, nonostante una richiesta giudiziale presso la Corte Costituzionale di Malta da parte della sua famiglia, che è ora completamente tagliata fuori dalle indagini sull’assassinio. Salutiamo con interesse l’iniziativa presa dall’Assemblea del Parlamento Europeo, che sta compiendo un passo straordinario inviando un referente speciale per verificare lo svolgimento delle indagini.

Ci preoccupa inoltre enormemente dover constatare che, anche dopo il suo assassinio, alcuni membri importanti del Governo, incluso il Primo Ministro, Joseph Muscat, continuino ad insistere nel promuovere trentaquattro cause per diffamazione nei suoi confronti, cause che sono state prese in carico dai suoi famigliari. Oltre a questi casi, il Primo Ministro sta iniziando un altro processo per diffamazione contro il figlio di Caruana Galizia, Matthew, che è anche lui un giornalista vincitore di un Premio Pulitzer. Abbiamo ragione di credere che questi processi siano una rappresaglia diretta per il lavoro investigativo di sua madre sulla corruzione all’interno del presente governo maltese. Il Primo Ministro sta attualmente cercando di forzare Matthew a ritornare a Malta per presentarsi in giudizio, nonostante che esperti di sicurezza indipendenti stiano consigliando Matthew di restare fuori da Malta a causa di concrete minacce alla sua vita in patria.

Il Primo Ministro di Malta Joseph Muscat

La whistle-blower Maria Efimova, una delle fonti di Daphne Caruana Galizia sulla corruzione all’interno della Pilatus Bank, operante a Malta e attualmente caduta in disgrazia, rischia l’estradizione dalla Grecia a Malta in forza di un mandato d’arresto europeo. Crediamo che le accuse contro la Efimova siano meramente politiche e siamo molto preoccupati per la sua sicurezza fisica e per l’indipendenza del processo che dovrebbe affrontare se deportata a Malta.
Vi invitiamo vivamente a prendere una posizione a supporto delle richieste di giustizia per Daphne Caruana Galizia e per la protezione dei giornalisti a Malta.
Restiamo in attesa della vostra risposta che indichi i passi che vorrete intraprendere relativamente alle nostre apprensioni.

Con i migliori saluti,
Jennifer Clement, Presidente del PEN International

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