lunedì 23 aprile 2018

Francia e GB al seguito di Trump, illusioni di ex potenze coloniali

FOTO E MEMORIA STORICA I disastri in Libia e Iraq a non insegnare nulla e Francia a Gran Bretagna a fare da valletti alla schizofrenica politica estera di Donald Trump.
– Le ex potenze coloniali europee con un passato non certo nobile verso Paesi terzi, oggi incapaci di prendere atto che «i tempi belli – per loro – sono finiti e che il ruolo che possono recitare sul palcoscenico internazionale è, per forza di cose, limitato».
– Analisi di Michele Marsonet, e un po’ di storia.

Dopo i disastri in Libia e Iraq era lecito attendersi che le ex potenze coloniali europee adottassero un atteggiamento prudente nel caso di ipotetici attacchi a Paesi terzi, magari rendendosi conto che i tempi belli – per loro – sono finiti e che il ruolo che possono recitare sul palcoscenico internazionale è, per forza di cose, limitato.
Invece abbiamo visto di nuovo jet e missili franco-britannici alzarsi in volo e colpire obiettivi siriani. Anche se, fino a prova contraria, le responsabilità del regime di Assad sono tutte da dimostrare.

In questo senso nulla cambia se a Parigi c’è Macron piuttosto che Sarzoky, e se a Londra Theresa May ha sostituito Cameron. L’approccio è identico e immutabile. Occorre convincere se stessi e gli altri che Francia e Regno Unito possono tuttora nutrire ambizioni imperiali, andando a punire il “cattivo” di turno.
Eppure la storia recente dovrebbe pur aver insegnato qualcosa. Da Dien Bien Phu all’Algeria, dall’avventura di Suez ai tanti improvvidi interventi in Medio Oriente, le due ex potenze coloniali hanno conosciuto smacchi a iosa.

Ci si chiede come si può davvero costruire l’Europa quando vi sono nazioni che ritengono di poter condurre una politica di potenza indipendente dagli altri. E, lasciando stare il pietoso caso dell’Italia priva di governo, si può notare che la Germania, pur più solida economicamente rispetto ai due Paesi anzidetti, si è ancora una volta sfilata limitandosi a generiche parole di solidarietà per l’alleato americano.
Quest’ultimo, dopo la vittoria di Trump, sembra ancor più confuso di prima. Si fa fatica a individuare una strategia Usa coerente tra un tweet presidenziale e l’altro, mentre non è neppure chiaro quali siano i reali obiettivi americani in Siria.

Permane sullo sfondo la sensazione inquietante che i proclami anti-Isis e anti-fondamentalismo siano più di facciata che di sostanza e che, tutto sommato, americani, inglesi e francesi non intendano andare a fondo giudicando “conveniente” la presenza di consistenti formazioni estremiste. Contro le quali, mette conto rammentarlo, ha fatto assai di più la Russia.
In un simile quadro desta pure preoccupazione la lotta, per di più sotterranea, tra gruppi di potere a Washington. Nonostante i licenziamenti a catena, l’attuale Presidente non è affatto popolare negli ambienti militari e dei servizi segreti. Le sue decisioni improvvisate, il suo continuo affidarsi ai social network sono giudicati troppo pericolosi. Si pensi a cosa sarebbe potuto accadere se nell’ultima crisi siriana Putin avesse adottato un atteggiamento meno responsabile.

Tuttavia i quesiti maggiori, come si diceva dianzi, sono legati all’atteggiamento franco-britannico, del resto cementato dalle numerose avventure militari comuni in un passato anche recente.
Si tratta di due ex grandi nazioni che hanno dominato la storia mondiale per parecchi secoli e che, dopo aver perduto i loro imperi, non vogliono saperne di essere considerate soltanto “normali”. Da questo punto di vista l’Italia, pur con tutti i suoi innumerevoli guai, dimostra maggiore saggezza.

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