domenica 21 ottobre 2018

Dopo i missili i dubbi

E dopo i missili cosa accade? La situazione in Siria, dopo il raid da parte di Usa, Gran Bretagna e Francia.
– Putin avverte: “Se ci saranno altri interventi militari, sarà il caos nelle relazioni internazionali”.
– Macron e Trump che si contraddicono sulla presenza Usa in Siria.
– Il professor Stefano Silvestri, ex presidente Istituto Affari Internazionali: “Ora faranno del teatro”

E dopo i missili cosa accade?

120 missili assortiti, bersagli preannunciati, gli ottimi S-300 antierei russi, e Assad che resta al suo posto, forse più stabile di ieri. Prova di forza riuscita, rivendicano a tre che l’hanno fatta. La Russia con più calma, certo prepara qualche sorpresa in risposta, ma poi, salvo guerra planetaria, come uscirne?
A 48 ore dall’attacco Putin avverte Usa, Gran Bretagna e Francia: “Se ci saranno altri interventi militari, sarà il caos nelle relazioni internazionali”. Cremlino, ma anche Teheran e Ankara in subbuglio. Per non parlare di cosa accade in casa occidentale, tra i fautori dei missili e gli altri europei Nato tra cui Germania e Italia, che la pensano diversamente.
Problemi anche in casa interventista. Gli Stati Uniti, ed esempio, se ne vanno dalla Siria o invece restano? Tra un tweet e l’altro di Trump, il giovine Macron in cerca di gloria sostiene di aver convinto il collega Trump a rimanere. Washington, a giro di posta conferma invece il suo prossimo disimpegno, dopo quel mazzo di missili inviato ad Assad. Theresa May, che non ha chiesto il permesso al parlamento per l’attacco, spiega che i missili britannici erano ‘umanitari’.

Indagine sui gas a missili già lanciati

Una squadra internazionale di esperti ha iniziato ieri, domenica, la sua indagine sul presunto attacco chimico a Douma. La missione dell’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, che ha sede all’Aja, è arrivata a Damasco ieri, a poche ore dall’attacco missilistico. Oggi la squadra degli ispettori è operativa a Douma, per iniziare il suo lavoro. Nell’attesa di un responso chiaro ma improbabile: sono stati usati gas al Cloro? E se si, come appare probabile, usati da parte di chi?
E qui siamo all’irrisolvibile, rispetto ad un’arma di troppo facile realizzazione e quindi alla portata di tutti. Comunque vada, l’amministrazione Trump è pronta a colpire Mosca con nuove sanzioni, annuncia l’aggressiva ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley. Punizione preventiva in attesa di conferme già da oggi, promette.

La saggezza di Silvestri

Il professor Stefano Silvestri, ex presidente Istituto Affari Internazionali ascoltato da Umberto De Giovannangeli sull’UffingtonPost.
TEATRO – Trump e Putin? «Si scambieranno accuse, magari insulti, si rimpalleranno le responsabilità, arriveranno alle minacce, insomma faranno del teatro. Ma da questo a determinare azioni più pervasive, tali da determinare reazioni altrettanto dirompenti che come tali non si limiterebbero al solo teatro siriano, ce ne passa. Il problema, semmai è un altro…».
L’IRRISOLTA – «Il problema è che la questione siriana resta irrisolta e questo può creare in qualsiasi momento una nuova occasione di crisi e bisognerà vedere come verrà affrontata…».
ASSAD – Burattini e burattinai. Potenziali ‘forzature’ del despota a prescindere da Mosca. E non solo. «Nel sistema di alleanze realizzato, con indubbia maestria, da Putin c’è anche un’altra incognita di non poco conto: l’Iran. E qui il discorso deve necessariamente estendersi oltre la questione siriana e investire altri attori regionali, a partire da Israele e Arabia Saudita per finire con la Turchia».

Crisi solo ‘siro-irachena’?

GRANDE MEDIO ORIENTE – «Se la crisi siro-irachena dovesse sfociare in una crisi con l’Iran, allora le cose si complicherebbero di molto e finirebbero per investire il Grande Medio Oriente. Perché in quel caso, un altro teatro di confronto diretto diverrebbe l’Afghanistan, perché a quel punto il Pakistan dovrebbe schierarsi…».
DOPO ASSAD – Assad prestanome senza potere? «Se questa dovesse essere la ‘pax russa’ per la Siria, la vedo estremamente fragile perché troppo esposta a crisi, a scontri tra comunità. Il problema è capire se si può trovare un’autorità centrale che venga accettata da tutti i siriani.. […] Certo, è estremamente complicato immaginare di mantenere una unità della Siria senza doverla ‘colonizzare’».
FRANCIA E REGNO UNITO – «La storia, più che la geopolitica, può aiutarci a capirne il perché. L’Iraq è stato per tanto tempo un dominio britannico o comunque un Paese che ha sentito fortemente l’influenza del Regno Unito. Lo stesso discorso può essere fatto per la Francia con la Siria e il Libano».

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