lunedì 23 aprile 2018

Esibizione di missili e adesso? Conti politici che non tornano

Duro scambio di opinioni fra il Segretario alla Difesa John Mattis e il Presidente Donald Trump sul blitz missilistico in Siria.
Hanno vinto le opinioni dei “falchi” Pompeo e Bolton.
Lo Stato maggiore americano teme che la situazione possa sfuggire di mano portando a uno scontro aperto con la Russia.
L’alleanza a tre del guaio in Libia, altro pasticcio?

Pentagono contrario all’attacco
ma i falchi Pompeo e Bolton

Dopo lo scombiccherato e costosissimo blitz missilistico di sabato mattina contro la Siria, che ha colpito quattro sgabuzzini da caserma, alcuni depositi accuratamente svuotati, laboratori pieni di ragnatele e qualche scalcinato centro di comando, l’opinione pubblica si chiede dove vogliano arrivare i tre “alleati” occidentali, Usa, Francia e Regno Unito, che già tanti danni collaterali hanno causato in Libia al tempo della cacciata (e relativo assassinio) di Gheddafi.
Intanto, spifferi di corridoio in arrivo dalla Casa Bianca, parlano di un violentissimo scambio di vedute di Trump con il Segretario alla Difesa, John Mattis, e con il capo di Stato maggiore, generale Dunford. Entrambi contrarissimi allo strike, per la sua limitata efficacia bellica, ma soprattutto entrambi timorosi di dare il via a una escalation incontrollabile e a una “confrontation” dagli esiti imprevedibili con i russi.

Fonti israeliane riferiscono che a convincere Trump a bruciare le tappe e a mettere la mano sul grilletto sono stati il Segretario di Stato Mike Pompeo e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton. Molti, adesso, si domandano se Russia e Iran inghiottiranno il rospo o se si accingono a togliersi più di un sassolino dalle scarpe. Insomma, cosa rischiamo?
Andiamo con ordine. In una crisi col copione scritto da mesi, ognuno ha fatto “diligentemente” la sua parte. Gli americani, con i loro alleati del cuore, hanno fatto finta di attaccare e i russi, dal canto loro, hanno fatto finta di arrabbiarsi. Ovviamente, solo qualche gonzo crede che dietro l’offensiva di Trump (e di Macron e della May, per quello che contano) ci siano le 45 vittime di Douma, causate dall’uso (presunto) di armi chimiche da parte di Assad.

Dopo il mezzo milione di morti del conflitto siriano, in sette anni, l’improvviso risveglio delle coscienze stimolato (sempre forse) da ordigni chimici (bombe al cloro) suona un tantino sproporzionato. I governativi siriani sono sospettati di avere utilizzato armi vietate, come gas letali, in almeno un’altra cinquantina di episodi. Il fatto che si sia deciso di intervenire con la grancassa, giusto ora che la guerra è finita e che si dovranno spartire i pani e i pesci, dà molto da pensare. Cui prodest? A chi conviene tutto questo risiko?
Abbiamo scritto che Trump progettava un attacco missilistico in Siria da lunga pezza, come ampiamente annunciato dai russi (generale Gerasimov) e dai Servizi segreti di Gerusalemme. Il Presidente Usa ha rivoltato la strategia americana in Medio Oriente come una frittata, gettando a mare gli ayatollah, con tutto il turbante, e sposando la causa sunnita, per compiacere sauditi e israeliani. Questi ultimi stanchi di vedere le Guardie rivoluzionarie di Teheran e i miliziani di Hezbollah ai piedi del Golan.

E poi c’è la storia del Russiagate e lo spauracchio dell’impeachment. Putin? E chi lo conosce, dice Trump. Meglio dargli addosso, per ora, rinnovando il matrimonio d’interessi con i sauditi. Tutto questo, tenendo presente la scadenza, ormai vicina, delle elezioni di “mezzo termine”. Certo, a giudicare da come è stato condotto l’attacco con i “cruise” e dalle successive dichiarazioni, non è che il terzetto di “duri e puri” occidentali abbia fatto grande impressione “strategica”. Ieri hanno continuato a contraddirsi per tutta la giornata.
“Abbiamo avvisato i russi”. Ha detto la “ministra” francese Florence Parly, notizia subito smentita dal Pentagono (generale Dunford), ma poi confermata dalla Casa Bianca. Dove Trump ha detto che Assad “è un mostro”, ma che nessuno lo toccherà. Come assicurato da Londra. Boh, e chi ci capisce niente. Il Ministro inglese della Difesa, Williamson, braccio destro della May, ha poi aggiunto: “C’era fretta di intervenire per salvare i civili”. Ma quando mai.

Ieri è arrivata in Siria la Commissione dell’Onu per indagare sul presunto lancio di gas siriani, e questo rischiava di mandare all’aria tutti i piani d’attacco. Un attacco fatto senza il “cappello” delle Nazioni Unite, mettendosi praticamente il diritto internazionale sotto la suola delle scarpe. Trump, la May e Macron hanno poi sentenziato: “Abbiamo le prove”. Beh, speriamo che non siano come quelle costruite a tavolino contro Saddam Hussein (700 mila morti, tra annessi e connessi).
Intanto i russi hanno allertato i loro bombardieri strategici, Tupolev 95 e 22, dislocati, udite udite, in Iran. Insomma, se il mondo dipende da questa manica d’imbroglioni, allora stiamo freschi. Sta a vedere che quello che doveva essere il peggiore di tutti, Vladimir Putin, cinico e autoritario, d’accordo, alla fine esce fuori come l’unico vero statista in circolazione.

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