domenica 21 ottobre 2018

Le virgolette del nostro abitare (tra libri e vini)

Il nostro mondo rurale, un abitare poetico che ci portiamo dentro appare come un quadro nella vetrata incantata che descrivo su queste pagine. Nel luogo in cui vivo e lavoro per fare del pensiero un’azione.

Un raggio di sole stamattina entra dalle mie vetrate. Non sono più blu. Le abbiamo aperte e abbiamo tolto la carta che le oscurava e che mi ricordava il mio mare della Sardegna, quello che ho varcato per giungere in questa terra meravigliosa così sensuale dove abito, dove ho riscoperto lo spirito rurale, dove costruisco giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’utopia della vita. Fare del pensiero un’azione. Dare un senso a questa azione.

Questo raggio di sole suggerisce la bellezza, illumina le scatole che compongono la nostra vetrina, la vetrina di Vald’O: un’istallazione artistica composta dal geniaccio amiatino di Micaela e dalla classe di Alessandro, l’architetto (e anche un po’ dalle visioni notturne di Antonio che voi conoscete bene perché scrive qui su Remocontro). L’istallazione è un riflesso del nostro modo di vedere il mondo che dialoga col mondo. Scatole e basta: di legno o di cartone. Non sono altro che le confezioni dei libri, delle riviste che abbiamo scelto con cura e attenzione, dei vini, quella del regalo di Picche che ci portava la legna per il camino e ora dice che preferisce che la tenga Antonio perché così fra le mura di Vald’O c’è un po’ delle loro passeggiate estive nella zona F di San Quirico d’Orcia.

Il cartone delle scatole attraversa la vineria letteraria, appare e scompare tra libri, riviste di ogni continente e vini di eccellenza assoluta. Niente è celato. Tutto è mistero. Il nostro cuore è questo. Non ci sono finzioni, messinscene o altre coperture: noi siamo quello che siamo. Con la nostra storia, le nostre tradizioni, le visioni, le meraviglie che vogliamo mostrare, i passaggi-chiave che non vogliamo nascondere.

Nella vetrina Micaela e Alessandro hanno dipinto virgolette. E in mezzo c’è la nostra rivista Magnifica Terra. Quelle virgolette che raccontano tutto di noi, della nostra epica della narrazione, della nostra di trasmettere quello che vediamo. Questo io, Antonio e Pancrazio facciamo, questo abbiamo fatto sempre e questo faremo: trasmettere esperienze.

Per questo sono felice quando sono qui. Tra le cose che danno un senso all’abitare poetico. Io verso il vino. E ogni volta che scelgo una bottiglia non posso fare a meno di ricordare le mani che hanno raccolto i grappoli, che hanno lavorato quelle terre che hanno prodotto quel vino e non posso non pensare che dietro ogni vino c’è una storia, una passione che vale la pena ascoltare perché solo così si può apprezzare davvero l’essenza.

Siamo qui, in questa Magnifica terra, in un posto bellissimo con due archi antichi, contornati dalla nostra visione. E non siamo soli. Risuonano bellezza e attenzione, la cura straordinaria di chi ci vuole bene. Che bella sensazione avere accanto tante persone che hanno cuore. E quindi – come scrive sempre Antonio – coraggio. E lui, il giorno dell’apertura, l’ho visto elegantino e in giacca, con le mani affondate nella terra mentre piantava due cipressini. Non era solo, però. Lo guidavano ed aiutavano i genitori di Debora, la nostra vicina e amica. Poi è arrivato anche Alessandro l’architetto anche lui in giacca ha affondato le sue mani sulla terra e ora i cipressini sono lì e le persone che passano li fotografano. Io li guardo e penso alle mani di uomini e donne di ogni provenienza e di generazioni diverse con le mani in quella terra. Insieme. Dolcemente.

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