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giovedì 5 Dicembre 2019

Putin, l’amica Italia’, ma niente Aviano e Sigonella

Il leader del Cremlino: «Siete un partner chiave, pronti a collaborare».
– Così Mosca vuole evitare che Roma conceda le basi di Aviano e Sigonella.
– ‘Modalità deconflict’.
– ‘Take shelter or flee’, fuggite o riparatevi.

Italia amica dalla Russia

Italia Russia una antica vicinanza storica, culturale ed economica, e Vladimir Putin, ‘un po’ per amore un po’ per convenienza’ cerca l’Italia per allentare una possibile alleanza occidentale anti-Assad in Siria. Mentre Usa, Gran Bretagna e Francia si consultano per un’eventuale azione comune in risposta al presunto attacco chimico di Douma, il leader russo approfitta di una cerimonia al Cremlino -racconta da Mosca Giuseppe Agliastro su la Stampa- per sottolineare che Mosca è «pronta a sviluppare la sua collaborazione con l’Italia sulle questioni internazionali».
Accade durante la consegna delle credenziali di 17 nuovi ambasciatori, tra cui l’italiano Pasquale Quito Terracciano, coglie l’occasione per definire il nostro Paese «un partner chiave della Russia sul continente europeo».

Aviano e Sigonella solo italiane

Alleanza Nato fuori discussione, ma l’Italia ha nei confronti della Russia una posizione meno dura rispetto ad altri Stati occidentali, e Mosca ha tutto l’interesse di evitare che Roma conceda le basi di Aviano e Sigonella per eventuali raid contro il regime di Damasco. Utile ribadire, rispetto ad una diffusa disinformazione complottistica, che l’uso delle base aeree Usa in Italia per azioni di guerra, obbliga gli Stati Uniti a chiedere l’autorizzazione all’Italia. E non sempre è stata concessa, ed esempio per i bombardamenti sulla Libia, con i caccia Usa armati costretti a decollare dalla basi britanniche.
Ieri, da Sigonella, soltanto voli Usa di ricognizione. Comunque, mentre il Cremlino preme in una direzione, la Casa Bianca spinge da quella opposta, alla ricerca di «partner e alleati», come lascia intendere la visita a Palazzo Chigi della numero due dell’ambasciata Usa a Roma Kelly Dignan.

Nemici ma non troppo

Azione e reazione commisurate una all’altra, con l’enigma su cosa combinerà l’uomo dal riporto giallo. La risposta russa dipenderà essenzialmente dalla portata dell’attacco, da quali strutture saranno colpite e da eventuali vittime tra i soldati russi. Il rischio temuto da tutti, ma anche il più escluso, è quello di un confronto diretto tra Mosca e Washington. Un militare Nato con carriera nella intelligence spiega: “Dipende se vanno in modalità deconflict”. Na scrive Lucia Annunziata sull’Huffington Post. “Take shelter or flee”. “Fuggite o riparatevi”.
Questo avvertimento, emesso novanta minuti prima di un bombardamento per permettere agli uomini di evacuare, frase simbolo di una pratica fra nemici che si chiama “deconfliction”, potrebbe essere l’unica possibilità di evitare conseguenze irreparabili a un attacco in Siria che porta allo scontro diretto, pericoloso e che ormai sembra inevitabile, fra Stati Uniti con al fianco alcuni paesi europei, e la Russia.

‘Take shelter or flee’, fuggite o riparatevi

Lo spazio che divide una operazione efficace, ma limitata, da una operazione che può diventare la miccia di un conflitto la cui ampiezza potrebbe sfuggire ad ogni controllo. Un militare con carriera nella intelligence fa ipotesi con la Annunziata. “Quello che è certo è che entrambe le parti stanno lavorando al loro livello di preparazione. In questi casi gli obiettivi già sono fissati, ma la messa in moto dipende da quando questa preparazione può terminare”. Di solito un periodo di 48 ore dall’annuncio, quindi la scadenza è vicina.
“E’ in corso una discussione che verte sulla natura dell’attacco chimico in Siria. La Russia sostiene che si tratti di fake news. Ma la polemica indica che rimane aperto un canale fra le parti, e il tempo che c’è in mezzo ancora è utile”. Utile soprattutto per raggiungere un accordo sulle modalità di questo attacco.

‘Modalità deconflict’

Attacco distruttivo o contenuto negli esiti finali? “Dipende se vanno in modalità deconflict”. Nel gergo militare un accordo fra parti avverse per ridurre il rischio di collisioni accidentali fra aerei, mezzi militari, o evitare che alcuni attacchi abbiano conseguenze più gravi di quel che si vuole ottenere. Insomma, i nemici si avvertono in maniera da evitare ad esempio invadere aree troppo delicate, o evitare spargimento di sangue. In questo caso è decisivo evitare morti Russi.
La speranza che ciò si ripeta è fondata su un precedente, che ha a che fare proprio con la Siria, Trump e i Russi. Nell’Aprile del 2017, Trump appena insediato alla Casa Bianca, diede ordine di attaccare in Siria, per un identico caso di presunto uso di armi chimiche sulla città di Idlib. Obiettivo la base militare di al-Shayrat, controllata dalle forze di Assad, su cui arrivarono 59 missili americani Tomahawk. La base fu distrutta, ma era vuota.

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