martedì 26 marzo 2019

Sud Sudan, il Paese più giovane e il più disperato

Il Sudan del Sud è Stato indipendente dal 9 luglio 2011. Meno di sette anni dopo la sua nascita, il Sud Sudan è uno Paese lacerato da una feroce guerra tribale.
– Nel dicembre del 2013 è scoppiato un conflitto etnico tra le forze governative del presidente Kiir di etnia dinka e quelle fedeli all’ex vicepresidente Machar di etnia Nuer.
– 7 milioni di persone richiedono assistenza umanitaria, 5 milioni di assistenza alimentare.
– 2 milioni gli sfollati interni e oltre 2 milioni e 400 mila i rifugiati nelle regioni attorno.

Dal dicembre 2013 le ostilità armate tra le forze governative fedeli al presidente Salva Kiirn (etnia Dinka), e quelle seguaci del deposto ‘primo vicepresidente’ e leader dell’opposizione Riek Machar (etnia Nuer). Una prima mediazione internazionale con attenuazione degli scontri nel 2015, conflitto riesploso con violenza nel 2016. Tra le causa del conflitto, questioni di potere personale, di rivalità tribali e di interessi esterni che si esprimono attraverso il sostegno dei contrapposti gruppi armati. Per parlare di questo e delle condizioni umanitarie disastrose, domani, ‘Medici con l’Africa’, Ong CUAMM, sull’Emergenza Sud Sudan.

La popolazione vessata sia dai gruppi ribelli sia dalla stesso esercito governativo, come da un report Onu del 23 febbraio scorso che denuncia 40 ufficiali per crimini di guerra e contro l’umanità. Sempre dalle Nazioni Unite, 7 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, 5 milioni di assistenza alimentare, 2 milioni sono gli sfollati interni e oltre 2 milioni e 400 mila i rifugiati nelle regioni attorno. Sempre Onu, nel febbraio 2018, solo 900 e militari della ‘Regional Protections Force’, i caschi blu, rispetto ai 4000 inizialmente previsti, per opposizioni interne.

I dati del disastro umanitario denunciati già 2 anni fa

Valutazioni politiche internazionali temono che il prolungamento del conflitto sud sudanese possa determinare un effetto di instabilità negli Stati limitrofi, Uganda, Sudan, Kenya, Repubblica Centrafricana, Etiopia, sia per inarrestabile l’afflusso di profughi sia per ‘effetto contagio’ delle violenze armate. Tra i maggiori protagonisti internazionali, Washington tenta di trovare una soluzione attraverso l’impegno Onu, mentre Russia e Cina hanno stretti legami con l’esecutivo al comando a Juba, la travagliata capitale.

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