domenica 21 ottobre 2018

Wali e l’Afghanistan talebano dove ora volano i bambini-bomba

«Io invio la mia storia per trasmettere la voce di centinaia di bambini che vengono usati come bombe… miei amici che ancora si arruolano con i talebani e poi vanno con il giubbotto esplosivo e la chiave del paradiso al collo per uccidere gli altri…».
– Walimohammad Atai, Wali, afghano in Italia, il suo racconto attraverso le sensibilità di Francesca de Carolis.
– L’Afghanistan che qualcuno a Remocontro ha conosciuto direttamente risale al 2001. Wali racconta il dopo ‘liberazione Usa’, gli anni terribili dei bambini bomba e il prima ormai dimenticato..
– Anni ’70… «un tempo in cui le donne neanche portavano il velo e il diritto all’istruzione era libero… e questo in un paese musulmano… cosa che sta a significare che il problema non è l’islam ma gli interessi che girano intorno all’Afghanistan».

Storia di Walimohammad, che ha bussato alla mia porta con un messaggio postato su facebook e l’urgenza di raccontare le vicende della sua vita… Walimohammad Atai, poco più che ventenne, venuto quattro anni fa da un villaggio dell’Afghanistan, che vorrebbe essere aiutato a raccontare, raccontare e raccontare… perché non gli basta, non gli può bastare, essere oggi uno dei fortunati che si sono salvati, approdato qui in Italia dopo un terribile viaggio nascosto in un tir, per fuggire dalla sua terra in guerra e dalle minacce di morte… Wali, (come lo chiamano gli amici italiani, “perché il nome intero sembra troppo difficile da pronunciare”) oggi, a ventuno anni, vive in Puglia, è mediatore culturale per una società che si occupa di immigrazione, è, con le quattro lingue che conosce, prezioso collaboratore di commissioni territoriali, tribunali, ospedali, questure e studi legali, sta per laurearsi e può dire di essere contento di vivere, libero, nel nostro paese.
Di lui e della sua storia qua e là, a tratti, si è parlato… Ma ancora bussa alle nostre porte, e mai smetterà di bussare, ho capito, sentendo la sua voce appassionata… perché è peso enorme il pensiero del paese che ha lasciato e vorrebbe che tutti, ma proprio tutti, sapessero e capissero… e mai dimenticassero cosa realmente accade laggiù…

Atai e il fratellino ancora nell’Afghanistan da cui sono stati costretti a figgire

“Io invio la mia storia per trasmettere la voce di centinaia di bambini che vengono usati come bombe… miei amici che ancora si arruolano con i talebani e poi vanno con il giubbotto esplosivo e la chiave del paradiso al collo per uccidere gli altri…”
Come è accaduto al suo amico Said, di cui racconta, che “aveva programmato di farsi saltare in aria in un affollato mercato a Jalalabad…”, il suo amico Said, così bravo a costruire l’aquiloni e farli volare come nessun altro nel villaggio… ma che un giorno viene reclutato dallo zio… uno zio che “non stava cercando di fargli indossare una cintura esplosiva, ma gli stava dando un biglietto per il paradiso, perché l’amava, e voleva che diventasse un martire”. E poi martire è diventato, Said, facendosi saltare in una moschea, “dove ha ucciso 26 persone mentre pregavano, e tante altre ne ha ferite”.

Nel bagaglio che Wali ha portato con sé ci sono tanti ricordi come questo, insieme, sopra tutti, al ricordo delle parole del padre, Atta Mohammad, che era psicologo, e diceva che i ragazzi devono studiare anziché farsi saltare in aria “perché non c’è nessun paradiso ad attenderli”, e per questo è stato ucciso… E’ seguendo le orme del padre che Wali aveva aperto nel suo villaggio una scuola, con l’aiuto del governo e degli americani… ma è accaduto che bombe americane prendessero di mira anche il suo villaggio e, accusato di essere una spia, per non essere ucciso è dovuto fuggire da un paese che altrimenti mai avrebbe abbandonato.
Storia di Wali… che nella sua pagina fb si definisce semplicemente “studente”. E davvero studia, studia molto, sta per prendere la laurea in scienze della mediazione linguistica, e sembra non dimenticare neanche per un attimo l’insegnamento di suo padre…

“Paese libero non è quello dove ognuno può dire ciò che vuole, ma quello dove nessuno è obbligato ad ascoltare ciò che un altro può dire. L’unica cosa che può porre la fine alla guerra in Afghanistan è l’istruzione, senza l’istruzione nessuno porterà la fine alla guerra in Afghanistan!!”.
Da sempre si pone domande… “Io mi domando come mai i talebani non vengono ancora sconfitti? E da chi sono armati? E la comunità internazionale davvero vuole aiutare o contribuisce alla situazione di instabilità?”. Domande di cui ha chiara la risposta… “ci sono troppi interessi economici di mezzo e a rimetterci sono solo i miei connazionali che spesso non sanno neanche per chi o cosa combattono. Direi che questa guerra nessuno vuole davvero interromperla e le persone come me vengono accusate di essere infedeli quando vorremmo solamente vivere in pace ed esprimerci liberamente come negli anni ’70 quando le donne neanche indossavano il velo”.
Già, sembra che l’abbiamo tutti dimenticato… che c’era un tempo in cui le donne neanche portavano il velo e il diritto all’istruzione era libero… “e questo in un paese musulmano… cosa che sta a significare che il problema non è l’islam ma gli interessi che girano intorno all’Afghanistan”.

Anche per questo, mi racconta, “sto finendo di scrivere un libro sulla situazione attuale dell’Afghanistan, la mia storia, ma sopratutto la differenza tra islam e terrorismo”. E aspettiamo, davvero, di leggere quanto Walimohammad Atai avrà da dire…
Non finirà mai di bussare alle nostre porte per testimoniare Wali, che dall’Afghanistan ha portato con sé anche il dolore di un fratello impazzito per le torture subite. Da qualche tempo il fratello è riuscito a raggiungerlo qui in Italia, nel Gargano, dove vivono ora insieme, e anche di lui ogni istante si occupa…
Mi ha fatto leggere, Wali, le riflessioni dei ragazzi di un liceo ai quali ha raccontato la sua storia e il suo lontano paese…
“Questo ragazzo afgano in soli 21 anni ha vissuto le esperienze più crudeli, atroci e difficili, eppure si ritrova a dire ‘ la vita è bella’…”, si stupisce Maria Chiara…
“… i diciassettenni entrano abbattuti ogni giorno a scuola e ne escono ancora più stanchi. Sempre a dormire o al cellulare, … abbindolati dai social network. A 4000 km da noi, ci sono ragazzi che per sfuggire alla guerra e poter andare liberamente a scuola viaggiano sotto un tir…” Francesco …

Leggendole, vien da pensare che mille e mille altri incontri nelle scuole dovrebbe fare Wali, che tante cose potrebbe insegnare, e non solo sul suo paese e sugli aquiloni che non volano più… Potrebbe, molto, insegnare della vita…
Potrebbe trasmettere, anche, qualcosa della sua dolce “laica” ironia, se pure, come leggo nella sua pagina di fb, racconta che… “Un giorno un povero ragazzo disse alla sua Mamma: Dio è onnisciente, onnipresente, onnipotente, solo che non mette mai in pratica queste sue magnifiche qualità. Forse l’età l’ha reso troppo pigro e per questo non risponde alle nostre preghiere… altrimenti perché Dio non fa finire la guerra in Afghanistan?”

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