martedì 25 giugno 2019

Lula tra gloria e galera nel Brasile della democrazia sofferta

L’ex presidente brasiliano Lula da Silva potrebbe essere arrestato dopo la messa in suffragio di sua moglie morta nel febbraio dell’anno scorso.
– Indiscrezione del quotidiano brasiliano O Globo da un accordo raggiunto ieri sera tra gli avvocati di Lula e la polizia federale.
– Un’altra soluzione discussa ieri, sempre secondo il giornale, è che Lula rimanga nella sede del sindacato metallurgico Abc di Sao Bernardo dos Campos fino a lunedì, quando verrebbe arrestato.

Agenzia ANSA, domenica 8 aprile
L’ex presidente brasiliano Lula si è consegnato alla polizia. Ha lasciato a piedi la sede del sindacato ed è salito su un’auto delle forze dell’ordine. Lo riportano i media locali.
Lula alle 18.40 locali ha lasciato a piedi il quartiere generale del sindacato metallurgico dove era barricato da giorni, ha attraversato un vicolo ed è salito su un’auto della polizia federale che lo aspettava lì vicino. L’ex presidente brasiliano aveva tentato di lasciare l’edificio circa due ore prima, ma i suoi sostenitori glielo avevano impedito, costringendolo a rientrare.

Destino giudiziario segnato
quello politico ancora da vedere

Manifestazione intorno al palazzo dove Lula si è asserragliato.
L’ex presidente infrange l’ultimatum imposto dal magistrato che lo ha perseguito e condannato, e strappa una proroga per assistere alla celebrazione in ricordo della consorte Marisa Letìcia, morta un anno fa, che si terrà nella sede del Sindacato dei metallurgici. Una vittoria dal forte significato simbolico.
«Ha vinto lui. Si è aggiudicato la prima partita. Quella più importante, fatta di orgoglio e di ostinazione. Non è solo una questione di immagine. È strategia politica. Luiz Inácio Lula da Silva resta in campo e gioca le sue pedine. Si arrenderà ai magistrati quando e dove decide lui», valuta Daniele Mastrogiacomo su Repubblica.

Orgoglio e pregiudizio

L’ex presidente del Brasile non rispetta il limite temporale fissato dal suo accusatore e grande nemico Sergio Moro. La proposta di un arresto che il pm gli garantiva discreto e dignitoso. Ma il padre della sinistra brasiliana si affaccia dalla finestra e alza il pollice verso la folla che lo sostiene giù in piazza, che risponde con un boato. Voglia di rivolta, per la piazza. Lula, che è fine politico, ha i suoi piani che tengono il Brasile e non soltanto nella incertezza, mentre avvocati ed esperti battono la strada giudiziaria. Condanna definitiva dicono, ma forse no, e la differenza sarebbe tra il carcere e la corsa alla presidenza del Brasile, per un ritorno quasi certo.

Roccaforte sindacale e storia

Da giovedì l’ex presidente è asserragliato nel bunker della ABC Metalworkers’ Union a São Bernardo do Campo, il combattivo sindacato dei metallurgici di San Paolo di cui è stato leader dai tempi della dittatura militare, lui che aveva organizzato il primo, grande sciopero nazionale contro. Centosettanta mila operai, senza alcun diritto, sfidano i generali e scendono in piazza. Era il 1979. Adesso, i figli e i nipoti di quei ‘partigiani’ anti golpisti sino in piazza a proteggere quell’ormai vecchio leader. Su, nella sede sindacale, racconta Mastrogiacomo, ci sono tra gli altri, giuristi, tutti a contestare l’ultimatum dei magistrati, che ‘non va rispettato’.

Percorso giudiziario da Formula1

Ma nel paese la tensione è fortissima. Ci sono già stati incidenti. Un corteo di 400 militanti ha lanciato palloncini pieni di vernice contro la casa della presidente del TFS, la Suprema Corte Federale, Carmen Lucia. La difesa definisce illegal” la decisione del Pm Sergio Moro. Più di un sospetto sulla tempistica del caso: poche volte, prima d’ora, le fasi del rinvio a giudizio, delle sentenze di primo grado, dell’appello e del giudizio conclusivo sulla libertà preventiva erano state così veloci. ‘Misure cautelari’, il carcere, emesse dopo un arco di tempo tra i 18 e i 30 mesi. Per Lula sono trascorsi meno di 9 mesi. Una velocità giudiziaria decisamente sospetta, ad impedire la candidature contro il candidato della destra alle presidenziali imminenti.

Ricorsi e sospetti ancora aperti

La sentenza della Suprema corte federale di mercoledì crea un problema di legittimità costituzionale mai risolto. Stabilire se l’esecuzione della pena dopo il secondo grado stride sui due cardini fissati dalla Carta: presunzione di innocenza e libertà personale fino all’ultimo grado di giudizio. Oltre a definire tutto il processo basato su pochissime prove, che qualcuno ritiene false o costruite, tanti considerano l’ultimo atto, quello di Moro, viziato da gravi aspetti di illegalità giuridica. Ultimo grande protagonista, Sergio Moro, il pm che ha scoperchiato il più grande scandalo per corruzione nella storia del Brasile. Moro fulmineo, 18 minuti per trasformare il parere della corte suprema in ordine di cattura.

 

Brasile, chi vuole Lula presidente, chi lo vuole in galera

 

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