• 27 Febbraio 2020

Skripal, gas nervini forse non russi e la GB rischia il ridicolo

Skripal, gas nervini. Gli scienziati britannici imbarazzano Dowing Street, che ha accusato apertamente Mosca di aver avvelenato con il gas nervino Novichok l’ex spia del Kgb Sergei Skripal e sua figlia il 4 marzo a Salisbury, in Inghilterra. Ora però, Gary Aitkenhead, il capo del laboratorio di Porton Down, la struttura militare britannica dove sono stati analizzati i campioni della sostanza utilizzata nell’attacco, ammette di non poter dire dov’è stato prodotto il gas nervino Novichok.
«Non abbiamo identificato la fonte precisa, ma abbiamo fornito il dato scientifico al governo che ha usato una serie di altre fonti per mettere insieme le conclusioni», ha aggiunto Aitkenhead. ‘Altre fonti’, che vuol dire spie britanniche che spiano altre spie russe accusandole di aver ucciso la loro spia russa che spiava per loro britannici. Più uno sciogli lingua che una cosa seria.

«Il nostro lavoro – ha ricordato Gary Aitkenhead – è fornire la prova scientifica per identificare che particolare agente nervino sia, ma non è nostro compito dire dove è stato prodotto». Aitkenhead ha poi aggiunto che per creare questo tipo di ‘agente’, di prodotto chimico, «sono necessarie tecniche estremamente sofisticate, qualcosa di cui solo uno Stato può essere capace». Un colpo al cerchio e l’altro alla botte, a dirci che la verità su qual tentato avvelenamento tonto anomalo, non la otterremo mai.
Un portavoce di Downing Street, citato dalla Bbc, ha affermato che l’identificazione della sostanza a Porton Down è “solo una parte del quadro di intelligence”, che, insiste, “continua a dimostrare che la Russia è responsabile”. Perché? «Perché non c’è altra spiegazione plausibile». ‘Ipotesi che dimostra’ e ‘spiegazione plausibile’. Da lì alla certezza provata per scatenare una quasi guerra, ce ne passa, e a Londra lo sanno.

Lo sanno anche a Mosca, che ora punta il dito sul laboratorio di Salisbury, quello delle prima analisi sul luogo del tentato omicidio. Mosca insinua che la sostanza tossica potrebbe provenire proprio dal laboratorio britannico che si trova a 12 chilometri da Salisbury. Accuse rispedite al mittente dal capo del laboratorio. “Non c’è niente di simile che potrebbe essere arrivato da noi o lasciato le quattro mura della nostra struttura”, ha detto. L’uso di un’arma chimica di distruzione di massa decisamente sproporzionata per l’uccisione di una persona. È accaduto per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, ed ha -come sappiamo- messo a dura prova le relazioni tra il Cremlino e l’Occidente scatenando una raffica di ‘espulsioni simmetriche’ di diplomatici.
Intanto oggi all’Aja, su richiesta della Russia, riunione a porte chiuse dell’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, proprio per discutere delle accuse della Gran Bretagna a Mosca a Salisbury.

Ora, dopo le analisi del laboratorio di Porton Down, il Cremlino fa la voce grossa chiedendo a Londra di scusarsi. «La loro teoria non trova conferme perché è impossibile da confermare», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. «Il ministro britannico degli Affari esteri, che ha accusato il presidente Putin e la premier, dovranno in un modo o nell’altro guardare negli occhi i colleghi dell’Unione europea, e dovranno in un modo o nell’altro presentare le loro scusa alla Russia», ha aggiunto. «Questa idiozia è andata già troppo avanti», ha poi precisato.
Il laboratorio britannico militare di Porton Down ha fatto sapere ieri di aver identificato la sostanza come Novitchok, agente nervino militare di creazione sovietica, ma di non poter «identificare la sua esatta provenienza». «Noi – ha detto Peskov – purtroppo capiamo che questa vicenda non finirà subito, ma inevitabilmente appariranno prove dirette o indirette di questa posizione assurda della parte britannica». Ma ne vedremo ancora delle belle. Spy story per i nostri nipotini.

 

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