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giovedì 17 Ottobre 2019

Far West, sfumano sogni e cowboy, storia giusta per Pasquetta

Il lontano ovest statunitense, le praterie, mandrie al pascolo, cowboy, pellirossa, bufali, il cinema bugiardo sul Far West.
– Un mito in via di estinzione.
– Il sistema finora basato sulla gran parte della terra di proprietà del governo federale, che la concedeva agli allevatori per pascolare, ma questo modello sta entrando in crisi.
– Sempre più pascoli pubblici diventano parchi naturali.
– Trump si schiera con John Wayne.

Su la Stampa Paolo Mastrolilli da New York ci racconta una perfetta storia da Pasquetta, in Italia gita in campagna da tradizione per chi può. ‘Fuori porta’ dicono a Roma, fuori i confini dell’abitudine, libertà anche di fantasia. E il Far West americano è stato il più duraturo campione di fantasia, di libertà e di avventura per molte generazioni, grazie al cinema. Ora, scopriamo, di quel mondo ci restano soltanto le pellicole.
«Il cowboy, quella figura leggendaria a cui associamo l’essenza stessa degli Stati Uniti, è un mito in via di estinzione. Questa però non è la storia romantica di John Wayne che lega le redini del cavallo al recinto del suo ranch, e si avvia verso il viale del tramonto a bordo di un pickup, ma piuttosto una sfida insieme economica, politica e culturale sul senso e il futuro dell’America».

Dopo la Guerra Civile americana, stiamo parlando del 1865, quando il prezzo della carne saliva quasi come quello dell’oro, molti avevano scelto di spingersi verso la frontiera del Far West per dedicarsi all’allevamento, racconta Mastrolilli. Mandrie di vacche al pascolo brado, tenute assieme, vigilate dai ‘Cowboy’, i ragazzi delle vacche che suona molto meno romantico.
Il sistema funzionava grazie alla maggior parte dei territori sottratti agli indiani, rimasta nelle mani del governo federale, che la concedeva agli allevatori per pascolare. Questo modello però sta entrando in crisi, come ha denunciato il «Wall Street Journal», generando una battaglia per la terra che i cowboy stanno perdendo, obbligandoli spesso a cambiare mestiere.

Il fenomeno non è necessariamente un danno, secondo gli ambientalisti, perché aiuta a preservare il futuro degli spazi ancora incontaminati del Paese. Ma innesca uno scontro politico e culturale, dove l’amministrazione Trump ha preso posizione a favore dei cowboy, un po’ perché ne condivide la cultura, e un po’ perché la battaglia avviene in Stati tradizionalmente repubblicani, e Trump insiste a sentirsi John Wayne.
La maggior parte delle terre pubbliche si trova nella regione a Ovest di Texas, Oklahoma, Kansas, Nebraska, South e North Dakota. Pensate, il governo federale è proprietario del 79,6% del Nevada, contro solo 1,8% del Texas. Gli allevatori pagano spiccioli per pascolare sulle terre pubbliche, circa un dollaro e mezzo a capo per mese, contro i 20 dollari richiesti in quelle private, e così sopravvivono sostenuti dallo Stato.

Non solo le ‘quote lette’ di modello europeo e furbate a sostegno Lega, dunque. Cowboy e ranch in crisi perché i loro spazi si stanno riducendo, perché da una parte aumentano le zone destinate a diventare parchi e riserve per la conservazione e il turismo, e dall’altra si moltiplicano regole, multe e limitazioni, per evitare la devastazione dei terreni. Così, dal 1979 al 2016, i ranchers permessi dal Bureau of Land Management sono scesi da 22.000 persone con 12 milioni di capi, a 18.000 con 7 milioni di animali.
In totale i capi allevati negli Usa sono 95 milioni, e quindi la grande maggioranza cresce nelle strutture industriali private. I cowboy a cavallo nelle praterie gestiscono meno del 10% dell’attività complessiva, ma hanno un peso per ragioni culturali e politiche.

Rappresentano un mito fondante del Paese, ricorda Mastrolilli, e un’ideologia libertaria contraria a qualunque forma di ingerenza da parte dello Stato. Vedi la questione della folle proliferazione delle armi. Spesso si sono scontri con le autorità federali. In Nevada quando Clive Bundy si era rifiutato di pagare la tassa per il pascolo, o nel 2016 in Oregon, quando i suoi figli Ammon e Ryan avevano occupato il Malheur National Wildlife Refuge per «restituirlo ai legittimi proprietari».
Bugia utile, visto che i legittimi proprietari, a volerli c ercare nella storia e nonj nel cinema, sarebbero gli indiani, che nei film western erano selvaggi spietati, ma nella realtà erano le vittime della colonizzazione.

In via di principio, l’amministrazione Trump starebbe con i cowboy. Perché il presidente stesso aveva elogiato «lo spirito» di Clive Bundy, e i repubblicani sono ideologicamente favorevoli a ridurre i poteri del governo federale in favore degli Stati. È noto poi che il capo della Casa Bianca spinge per lo sfruttamento delle risorse naturali, mentre è scettico verso gli ambientalisti, scrive La Stampa. Infine il dettaglio che illustra meglio di qualsiasi spiegazione, il ‘trumpismo’.
Il segretario all’Interno Ryan Zinke, cioè la persona responsabile dell’intero dossier delle terre pubbliche, si era presentato al suo primo giorno di lavoro nel ministero in groppa ad un cavallo. Il problema però è che il vecchio modello non è più sostenibile, con i pochi cowboy che rimarranno, destinati a fare da comparse nel ruolo di reliquie del passato. Più o meno come Trump, prevedono in molti

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