giovedì 23 maggio 2019

Erdogan Netanyahu chi il peggiore? Poi Trump all’Onu

Parole di fuoco fra Erdogan e Netanyahu. “Terrorista e occupante” … “Non accettiamo lezioni da chi bombarda i civili”. A Gaza proseguono le violenze, ancora feriti. L’asse Netanyahu-Trump neutralizza l’Onu, non ci sarà un’indagine su Gaza

Chi il più carogna del Medio Oriente

«Israele è uno stato del terrore e Netanyahu è un terrorista».
Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo gli scontri alla barriera che imprigiona Gaza, che hanno provocato la morte di almeno 15 palestinesi e forse 2 milla feriti. «Possiamo vedere cosa stia facendo questo stato del terrore, bisogna solo guardare alla situazione a Gaza e a Gerusalemme», ha aggiunto.

«Non accettiamo lezioni da chi bombarda i civili».
Netanyahu parla dell’attacco turco ai curdi di Siria e ora in Iraq. Il israeliano via Twitter replica che non prenderà lezioni da coloro che hanno bombardato indiscriminatamente i civili per anni, riferendosi in particolar modo al massacro di curdi nella siriana Afrin. «Penso che questo sia il modo di festeggiare il pesce di aprile ad Ankara».

È il giorno dopo la Pasqua ebraica, in Israele, ma Gerusalemme si prepara a settimane di violenza, come già titolano i quotidiani in prima pagina.
La “Marcia per il ritorno” organizzata venerdì nella Striscia di Gaza in vista del 70° anniversario dello Stato d’Israele e l’espulsione dei palestinesi, con la durissima risposta dell’esercito interroga il Paese. Jerusalem Post, giornale di orientamento conservatore, si chiede in un’analisi: “L’uso della forza da parte delle forze armate al confine di Gaza è stato legale?”.  Nessun dubbio da parte del governo. Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, afferma che i militari hanno agito “esattamente secondo le procedure”.

Poi Trump all’Onu

La tensione a Gaza resta altissima e si continua a sparare. Israele continua a mostrare i muscoli anche dinanzi alla comunità internazionale e, grazie alla sponda di Washington, esclude che verrà avviata quella indagine “indipendente e trasparente” invocata dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e dal rappresentante dell’Ue per la politica estera Federica Mogherini, per accertare quanto realmente accaduto in occasione dei fatti di sangue di venerdì costati la vita ad almeno 16 palestinesi, con oltre 2 mila feriti.

Al confine fra Israele e Striscia di Gaza proseguono le manifestazioni palestinesi, anche se diminuiscono i tiri al bersaglio da parte israeliana, o tiri meglio mirati. Secondo fonti mediche, citate dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, due giovani sono stati raggiunti da spari alla gamba negli scontri vicino alla città di Jabalia, nella zona nord della Striscia; mentre un terzo giovane è stato raggiunto da spari a est di Gaza City. Diverse altre persone, inoltre, avrebbero riportato sintomi di soffocamento per gas lacrimogeni.

A livello diplomatico, l’Onu è in pieno stallo. «Non ci sarà alcuna commissione di inchiesta» ha assicurato il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, alla radio militare, definendo “ipocriti” gli appelli per una commissione d’inchiesta. «Devono capire che non ci sarà nulla di simile». Il Kuwait, che rappresenta in Consiglio Onu i Paesi arabi, aveva proposto la dichiarazione con la richiesta di avvio di un’indagine indipendente, e riaffermava “il diritto alla protesta pacifica”. Gli Usa hanno sollevato obiezioni bloccandola.

Si mantiene saldo l’asse Trump-Netanyahu, sempre più forte dopo il riconoscimento, a dicembre scorso, di Gerusalemme come capitale di Israele e prossima sede dell’Ambasciata americana. Un trasferimento che è previsto per il 14 maggio, giorno della dichiarazione di indipendenza di Israele e data a rischio e appuntamento per nuove imponenti proteste palestinesi. Il 15 maggio è invece fissato l’inizio del Ramadan, mese sacro per i musulmani, che spesso coincide con l’inasprimento degli attacchi sul fronte palestinese.

Negli Usa l’ex candidato alla Casa Bianca, Bernie Sanders, parla di “reazione eccessiva” di Israele e del “diritto di ogni popolo di poter manifestare per un futuro migliore, senza subire una reazione violenta”. Da Donald Trump nessuna parola, solo un segnale forte: l’Onu non può mettere occhi (e bocca) sui fatti di Gaza. L’Autorità nazionale palestinese ha ribadito la necessità di una protezione internazionale e ha chiesto una riunione urgente della Lega araba a livello di rappresentanti permanenti per discutere di quelli che denuncia come crimini di Israele contro i palestinesi.

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