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mercoledì 16 Ottobre 2019

Gas nervini, origini tedesche per stermini di massa

Gas nervini e spie, l’attualità. Come usare un cannone per sparare ad un uomo.
– Dal caso Skripal, la spia russa rifugiata in Gran Bretagna, occasione di una rinnovata Guerra fredda, alle origini di quella arma micidiale.
– Ricerca e industria chimica tedesca negli anni di Hitler, la produzione in Polonia accanto ai campi di sterminio nazisti, e poi uno dei tanto segreti industriali carpiti dei vincitori americani.

Tra il 1938 e il 1939, basandosi su ricerche iniziate nel 1936 nel campo degli insetticidi, il chimico tedesco Gerhard Schrader, laureato al Politecnico di Braunschweig e brillante ricercatore della IG-Farbenindustrie nel laboratorio di Leverkusen, legò il suo nome a due sostanze molto particolari destinate ad assicurargli una fama altrettanto controversa, se non apertamente orribile. Partendo infatti dall’insetticida E 605 Schrader fornì tutti gli elementi per la successiva realizzazione di due potenti aggressivi chimici tra i più letali mai conosciuti: il Tabun prima e il Soman dopo, in seguito classificati come ‘gas nervini’. Vittima – si scrisse – di un incidente in laboratorio che per poco non gli costò la vita, Schrader trasmise tutti i risultati delle sue ricerche al laboratorio chimico-biologico della Wehrmacht nella cittadella militare di Spandau, sobborgo di Berlino e deposito di altri gas bellici tedeschi fino alla conclusione della Seconda Guerra mondiale.

Il Tabun, primogenito della categoria e chiamato anche Trilon 83, mostrò sin dall’inizio terrificanti caratteristiche: per causare la morte di un individuo in una manciata di minuti erano sufficienti pochi milligrammi inalati o, a contatto della pelle o di vestiario non adeguato, pochi centigrammi. La produzione industriale iniziò solo nel 1939 a Dyhernfurt an der Oder, località della Bassa Slesia che oggi si trova in territorio polacco con il nome di Brezg Dolny. Sebbene, a causa della pericolosità delle lavorazioni eseguite, per sicurezza parte degli impianti fosse stata automatizzata, furono tuttavia costretti a lavorare nell’industria chimica a partire dal 1940 migliaia di deportati tratti dal vicino campo di concentramento di Gross-Rosen, sezione staccata del lager di Sachsenhausen. Mentre l’Organizzazione Todt realizzava strade e fortificazioni attraverso il lavoro coatto dei prigionieri, l’industria chimica tedesca in tempo di guerra era supportata invece da una struttura analoga chiamata Organizzazione Schmelt, attentamente controllata dalle SS.

IG-Farbenwerke_Auschwitz

Se in un diverso contesto e con un altro genere di produzione i frequenti incidenti avrebbero indotto chiunque a sospendere l’attività, altrettanto non avvenne a Dyhernfurth, dove – al contrario – le cause delle morti purtroppo confermavano la mostruosa efficacia del gas. Nel frattempo, dai laboratori di Leverkusen e Spandau, si sviluppò il secondogenito: il Soman, quattro volte più letale del Sarin, che ebbe come secondo nome ‘sostanza 113’, ovvero – secondo la proverbiale meticolosità dei tecnici – la centotredicesima sostanza elaborata a partire dal Tabun. Per difficoltà organizzative fino al 1944 non fu possibile però disporre di grandi quantità di ambedue le sostanze: a parte le difficoltà nella realizzazione, vennero a mancare le materie prime e la manodopera specializzata. Secondo fonti americane alla fine della guerra erano state prodotte in totale poco più di diecimila tonnellate di Tabun e poche centinaia di Soman. Del tutto irrilevante la quantità di Sarin, promettente terzogenito della famiglia dei nervini, nato negli stessi laboratori nella fase finale della guerra.

Leverkusen Spandau, dove si produceva il Soman

Questo particolare settore dell’industria chimica tedesca alla fine della guerra attirò comprensibilmente l’attenzione degli alleati, come del resto era accaduto per l’industria aeronautica nel caso delle V1 e delle V2. Gerhard Schrader fu internato per due anni nella fortezza di Kransberg, in realtà un castello isolato tra i boschi dell’Assia e costretto a trascrivere tutte le sue passate ricerche sotto stretta supervisione americana e riprese la sua attività di ricercatore nel dopoguerra. Per un’amara ironia della sorte, nonostante il rullo compressore dell’Armata Rossa nella primavera del 1945 avesse del tutto raso al suolo Dyhernfurth, la fabbrica rimase invece praticamente intatta. Nel 1947 divenne la PCC Rokita, fiore all’occhiello della rinata industria chimica polacca: venduta recentemente ad una multinazionale tedesca, continua anche ora la lavorazione di derivati del cloro e del fosforo.

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