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giovedì 19 Settembre 2019

Italia, pericolo jihadista in casa

La rete di Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino nel 2016: arresti tra Roma e Latina.
– L’allarme del ministro Minniti.
– Non siamo più Paese di transito.
– Anche noi una delle trincee del Vecchio Continente nelle quali gli ex Isis del Califfato in fuga da Siria e Iraq portano in Europa.

Terrorismo, smantellata rete Amri: cinque arresti
Nuova operazione antiterrorismo della Polizia di Roma e Latina che hanno arrestato diverse persone riconducibili alla rete di Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, ucciso a Sesto San Giovanni il 23 dicembre del 2016.
Sono cinque le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti degli arrestati: i reati ipotizzati, addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale e associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oltre agli arresti, sono in corso una serie di perquisizioni nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.

Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, ucciso a Sesto San Giovanni il 23 dicembre del 2016

Non solo ‘Paese di transito’

L’allarme del ministro a rendere pubblico un pericolo che stava diventando palese per tutti, a volerlo leggere. Gli arrestati dell’Antiterrorismo in questi giorni, e prima l’incremento delle espulsioni di elementi legati al radicalismo islamico, e poi il solitamente silente ministro Marco Minniti a rendere pubblico l’allarme in corso. Non siamo più soltanto un Paese di transito per il Jihad globale che dai territori di Siria, Iraq e dintorni si sposta in Europa.
«Stiamo diventando una delle trincee del Vecchio Continente nelle quali ‘Isis 2.0’ combatte», denuncia Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post. Non è solo un dato quantitativo citato sopra, tra arresti ed espulsioni, ma è qualcosa di più profondo, qualitativo, legato alle scelte strategiche dei comandi militari dello Stato islamico dopo le sconfitte sul campo subite in Siria, in particolare a Raqqa, e in Iraq con Mosul.

Sciolto l’esercito, è guerriglia

L’esempio di cosa analisti e antiterrorismo temono, viene dall’Afghanistan. Come al-Qaeda dopo la reazione americana all’11 Settembre. Scalzato dai territori del Califfato, lo Stato islamico si reinventa in una struttura meno piramidale, fondata su cellule a compartimenti che decidono tempi e modi di azione. «Comando strategico impiantato nell’area desertica ai confini tra Libia e Tunisia», per De Giovannangeli. Ed ecco pronto l’altro elemento di preoccupante novità, il rischio della ‘jihad dei barconi’, e non per fare del leghismo mal riuscito.
«Che da tempo esista un patto criminale tra milizie jihadiste, nel Maghreb e nell’Africa centrale, e trafficanti di esseri umani, è cosa nota. La novità consiste nella diversificazione delle rotte e nei mezzi utilizzati». L’opera di contrasto attuata in Libia, spiegano fonti a contatto con i militari italiani a comando Aise -servizi segreti esteri- che operano nel Paese nordafricano, ha costretto ‘Isis 2.0’ (come molti hanno ribattezzato l’ex Isis) a puntare su coste e porti meno controllati dalle forze locali e da quelle internazionali: Tunisia e Algeria, per l’appunto.

Il Jihad si decentra

L’ex Isis, in attesa di nuova sigla che lo identifichi, si decentra. Qualcuno, dopo l’attentato di giorni fa in Francia, già parla di una “jihad delle campagne”, affidata a lupi solitari, foreign fighter di ritorno e a nuovi indottrinati. Mentre, il diradarsi degli attentati e delle cronache di guerra fa abbassare la guardia nell’opinione pubblica. Nasce da qui -probabilmente- il grido d’allarme lanciato dal ministro dell’Interno Marco Minniti nella intervista concessa a La Stampa. Oltre a notizia che lui ha ma che certo non può diffondere. Ma l’avvertimento che viene dai recenti arresti è chiaro.
«Il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Anzi, la caduta di Raqqa e Mosul, se da una parte fa venir meno l’elemento ‘territoriale’ del Califfato, dall’altro aumenta la pericolosità dell’altra componente, quella terroristica. Grazie a un’indagine svolta da personale super-specializzato – continua Minniti – siamo stati capaci di penetrare un ‘cuore di tenebra’. Lì veniva utilizzato il vocabolario tipico dell’Isis e di Al Adnani, il ministro della propaganda del Califfato».

Il vecchio Isis si trasforma in Europa

Minniti parla dell’arresto a Foggia dell’egiziano che indottrinava i bambini ai precetti dell’Isis, e rileva che l’indagine ha disegnato uno “scenario assolutamente agghiacciante. Una cosa che non ha eguali in Occidente. L’unica cosa che si può associare alla ‘scuola’ di Foggia – dice il ministro – sono le immagini che provenivano dal profondo dell’Iraq e della Siria, quelle di bambini addestrati a usare la pistola o utilizzati per esecuzioni capitali”.
Sui bambini che frequentavano le lezioni dell’egiziano arrestato” certamente gli educatori e gli psicologi dovranno lavorare molto. Ma – prosegue Minniti – l’importante è che, grazie a un’indagine svolta da personale super-specializzato, siamo stati capaci di penetrare un “cuore di tenebra”. Lì veniva utilizzato il vocabolario tipico dell’Isis e di Al Adnani, il ministro della propaganda del Califfato. L’elemento di novità assoluta è che tutto questo avviene qui, non a Dacca o nei territori dell’Isis. Nel cuore dell’Europa”.

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