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mercoledì 18 Settembre 2019

Esercito turco dalla Siria all’Iraq, sempre bersaglio curdo

Con l’esercito dalla Siria all’Iraq, fregandosene di tutti. Operazione contro i militanti del Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk, si stanno dirigendo verso Kani Rash, la zona di frontiera dei monti Qandil e Sinjar, nel nord dell’Iraq.
– Quanto si spingeranno oltre i confini settentrionali dell’Iraq e per quanto tempo e per ottenere cosa?
– La Nato ormai baltica, codardamente tace.

Zuhair al Jezairy, giornalista iracheno

Zuhair al Jezairy, è collega iracheno che ha avuto una vita decisamente movimentata a raccontare le vicende del suo tormentato paese, da prima di Saddam Hissein ad oggi, con esilio all’estero per salvarsi la pelle. Adesso è tornato a Baghdad, ma non ho molto di bello da raccontare, qui in Italia su Internazionale. Problema Turchia ‘neo ottomana’ tra le mani del presidente-despota Erdogan.
«Dopo il sanguinoso successo ottenuto con la conquista di Afrin, la roccaforte dei curdi delle Unità di protezione del popolo (Ypg) in Siria, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha esteso la sua offensiva all’est della Siria e al nord dell’Iraq. Con la tacita approvazione degli Stati Uniti, Ankara ha fretta di ampliare la sua invasione militare a quello che Erdoğan ha definito il “corridoio del terrore”».

Ammazzano per colpa del bersaglio

Il 22 marzo, durante la festività nazionale del Nowruz, il capodanno curdo, l’aviazione turca ha bombardato molti villaggi nel Kurdistan iracheno, provocando la morte di quattro civili. Invece di dare la colpa all’esercito turco, il governo regionale del Kurdistan iracheno ha puntato il dito contro il Pkk. In una dichiarazione rilasciata dopo l’attacco, il portavoce del Krg, Sifin Dizayee, ha attribuito al Pkk la responsabilità delle tragiche morti: “È a causa della sua presenza dentro i confini iracheni che l’aviazione turca ha bombardato i nostri villaggi”.
Colpevole il bersaglio!
«L’atteggiamento dell’Iraq nei confronti dell’invasione turca è ambiguo -concede Zuhair-. Nel corso della sua ultima visita ad Ankara, il ministro degli esteri iracheno, Ibrahim al Jaafari, ha accettato di collaborare con la Turchia contro il Pkk, ma ha chiesto un maggiore coinvolgimento di Baghdad e il ritiro delle truppe turche dal nord dell’Iraq».

Espansionismo turco ottomano

La Turchia ha già centinaia di soldati a Bashiqa, a 25 chilometri a nord di Mosul, e alcuni mezzi d’informazione turchi hanno parlato della ipotesi di una base militare turca nell’Iraq settentrionale. E gli iracheni temono che la presenza militare turca possa diventare eterna, ma per lo non lo dicono.
Il 23 marzo il ministro Al Jaafari ha ribadito che l’Iraq respinge qualsiasi presenza militare dentro i suoi confini. Ma troppi eserciti si cono. E non facile fermare Erdoğan né capire fino a dove si spingerà.
«Se avete intenzione di occuparvene voi, fatelo -ha dichiarato Erdoğan in una minaccia diretta al governo iracheno-. Se non ci riuscite, allora potremmo entrare all’improvviso nella zona del Sinjar una notte ed eliminare tutti gli esponenti del Pkk presenti». Potrebbe farlo presto o decidere di aspettare dopo le elezioni irachene previste per maggio, quando potrebbe avere una maggiore collaborazione da parte dell’Iraq. La Nato ormai baltica, codardamente tace.

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