venerdì 19 luglio 2019

Mosca e chi di nascosto si scusa. Rappresaglia, i guai per l’Italia

Il ministro degli esteri russo Lavrov: «L’espulsione dei diplomatici è il risultato dei ricatti americani».
– «Molti ci sussurrano nelle orecchie le scuse».
– Grossi guai economici in vista per l’Italia.

Poteri forti Usa e Gran Bretagna

‘La decisione presa da alcuni paesi occidentali di espellere i diplomatici russi è il risultato di colossali ricatti e pressioni da parte degli Stati Uniti’. Lo ha detto ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. «Quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che questo è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington», ha detto Lavrov.
«Gli Stati Uniti e il Regno Unito “molto probabilmente” hanno pianificato l’espulsione dei diplomatici russi in anticipo e l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal è stato solo un pretesto per questa mossa», dice invece Anatoly Antonov, ambasciatore russo negli Stati Uniti.
«La portata dei danni, la preparazione e il supporto delle informazioni precedenti», ha scritto in una nota pubblicata su Facebook.

Washington e Londra coordinate

Secondo Antonov, la giustificazione fornita dalle autorità americane sulla chiusura del consolato russo a Seattle mostra che il caso Skripal era solo un pretesto per l’espulsione dei diplomatici russi.
E la Russia -un òpo’ per beffa- ha deciso di ricorrere a Twitter, il social network preferito da Trump per suggerimenti su come rispondere alla decisione degli Usa. In un tweet l’ambasciata russa in Usa ha lanciato un sondaggio scrivendo: “L’amministrazione Usa ha ordinato la chiusura del consolato russo a Seattle. Quale consolato generale americano chiudereste in Russia, se stesse a voi decidere?”. Vengono date tre opzioni: Vladivostok, Yekaterinburg o San Pietroburgo. Si tratta di sedi consolari che, in aggiunta all’ambasciata Usa a Mosca, offrono servizi per i cittadini americani che vivono in Russia e visti per gli stranieri in visita in Usa.

Nuova Zelanda, terra senza spie

Poi il caso Nuova Zelanda che fa sorridere il mondo e gioire Mosca: “Non ci sono spie da espellere”. Il governo ha ovviamente condannato l’attacco in Inghilterra, che secondo Londra è stato «molto probabilmente»ordinato da Mosca, e appoggia l’azione internazionale ma fa sapere che non ci sono «agenti di intelligence russi» nel Paese. L’ambasciatore russo in Nuova Zelanda è comunque stato convocato «per reiterare le nostre serie preoccupazioni» riguardo all’attacco di Salisbury, ha detto il primo ministro Jacinda Ardern. E poi: «Se da una parte altri Paesi hanno annunciato che stanno espellendo agenti di intelligence russi non dichiarati, funzionari ci hanno informati che non ci sono individui in Nuova Zelanda che rispondono a questo profilo. Se ci fossero stati, avremmo già preso provvedimenti».

L’Italia accodata di malavoglia
dovrà comunque pagare pegno

Nonostante il numero di espulsi sia irrisorio, la metà di quelli cacciati dalla Francia e dalla Germania, il gesto di solidarietà italiano – più che una “necessità” vista l’assenza al momento di prove della mano russa dietro l’avvelenamento dell’ex spia – non potrà che suscitare reazioni da parte di Mosca. Nessuno come l’Italia -valutano molti economisti- deve temere l’ira del Cremlino.
Stiamo rischiando di giocarci una partnership importante. L’Italia, in passato, ha quasi sempre adottato un ruolo di garanzia nel governare fasi cosi delicate promuovendo, fermi il rispetto dei diritti umani, la intangibilità dei confini di uno Stato, la pace e il rifiuto dell’uso della forza, la strategia del dialogo fondata sull’equilibrio tra esigenze geopolitiche e questioni economiche.

Oltre l’Ucraina è davvero troppo

Come nel caso delle sanzioni post annessione della Crimea e conflitto con l’Ucraina. L’impatto delle sanzioni occidentali non ha penalizzato solo la Russia ma ha condizionato anche l’economia europea e, in particolare, quella italiana. E in una fase di profonda crisi come quella che ha investito tutta l’Eurozona, il nostro paese proprio non poteva permetterselo. Dunque è prevalsa la cautela, ma oggi, a fronte dei nuovi scenari e delle posizioni assunte nelle ultime ore l’intesa tra i due paesi rischia di scricchiolare.
L’Italia paga, ancora oggi, la crisi post Ucraina, che ha avuto un impatto devastante sull’export. Il nostro Paese è il secondo partner commerciale della Russia in Europa, dopo la Germania, il quarto a livello mondiale, oltre che un interlocutore culturale e storico di grande rilievo.

Italia Russia affari a rischio

Fino a inizio 2017, secondo i dati Istat/Eurostat relativi al 2016, il trend delle esportazioni italiane nella Federazione Russa era in crescita, con 10,8 miliardi di euro. Le importazioni a 20 miliardi di euro nel settore degli idrocarburi e delle materie prime. Oltre 400 sono le imprese italiane che operano in Russia e circa 70 gli stabilimenti produttivi realizzati nella Federazione.
Gli investimenti più considerevoli riguardano il settore dell’energia, dove, oltre al tradizionale ruolo di Eni, pesa l’attività di Enel. Presenze industriali importanti anche nei settori aerospaziale e telecomunicazioni (Finmeccanica), negli elettrodomestici (Indesit), nell’agroalimentare (Ferrero e Cremonini), e in altri settori Iveco, Pirelli e Gruppo Marcegaglia. Poi le banche italiane che accompagnano le imprese, al momento otto, che accompagnano le imprese.

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