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venerdì 18 Ottobre 2019

Presidente scontato col rito del voto nell’Egitto dei troppi Regeni

Dopo tre ritiri di candidati più noti e l’arresto di due militari che volevano presentarsi alle elezioni, opposizione al presidente uscente soltanto attraverso il non voto. Rischio affluenza sotto il 40-45%.
– L’agenzia Onu per i diritti umani: 60 mila i prigionieri politici.
– The shadow over Egypt, dossier sulle sparizioni forzate, dei casi di tortura sistematici e imprigionamenti negli ultimi anni, citando i casi di Giulio Regeni e di alcuni giovani attivisti egiziani.

Elezioni per applaudire Al-Sisi

Inizia oggi in Egitto, per durare tre giorni, il primo turno delle elezioni presidenziali in cui è già certo che a vincere sarà l’attuale capo di Stato, Abdel Fattah Al-Sisi. Diritto al voto, 60 milioni su una popolazione di 95. Il conto dei votanti la sola partita politica aperta, con il non voto la sola opposizione possibile. Dopo tre ritiri di candidati più noti e l’arresto o la condanna di due militari che volevano presentarsi alle elezioni, Sisi ha un unico sfidante semi-sconosciuto: Moussa Mostafa, un suo dichiarato ammiratore che ha fatto solo due comizi.
Come già nelle elezioni vinte da Sisi nel 2014, anche allora contro un unico sfidante che raccolse solo il 3% dei voti, pure quest’anno l’unico elemento di interesse sarà l’entità dell’affluenza (quattro anni fa del 47%).

Democrazia finta, rabbia vera

Il capo dell’agenzia Onu per i diritti umani, Zeid Ràad al-Hussein, ha sostenuto che le elezioni egiziane si svolgono in un “diffuso clima di intimidazione”, circostanza negata dal governo che ha spiegato i ritiri con incapacità organizzative e gli arresti con violazioni della legge. Sul fronte dei diritti, la maggior parte delle organizzazioni internazionali denuncia una restrizione delle libertà: sono 60 mila i prigionieri politici attuali a cui si sommano decine di giornalisti, classificando l’Egitto tra gli ultimi venti paesi al mondo per la libertà di stampa.
Ad Alessandria, secondo quanto riportato ieri dalla direzione della sicurezza della provincia, due poliziotti sono stati uccisi e altri quattro sono rimasti feriti in un attentato. Secondo il ministero dell’Interno egiziano, l’esplosione della bomba è avvenuta sabato ed era diretta contro un convoglio del capo della polizia locale, Mustafa al Namr, rimasto illeso.

Incubo ‘sciopero del voto’

Un plebiscito monco per un ‘Faraone’ azzoppato, lo spettro che si aggira nei palazzi del potere al Cairo prima delle elezioni presidenziali, rileva Umberto De Giovannangeli sull’HuffPost. Rielezione scontata e facile dopo aver fatto mettere dietro le sbarre 60 mila detenuti politici, e ‘convinto’ gli sfidanti con maggior credito a lasciar perdere. Ma vincere con quanti ‘applausi’ popolarti?
Il rischio che l’affluenza sia sotto il 40-45% è reale, al punto da costringere agli straordinari un esercito di funzionari pubblici e attivisti reclutati perché assicurino la partecipazione necessaria per rendere credibile il ‘trionfo’. Tv di Stato e giornali filogovernativi, praticamente i soli ancora in funzione, con raffica di appelli al voto. E l’esaltazione delle conquiste di questi anni di presidenza al-Sisi, molte di loro soltanto sulla carta: i megaprogetti per un secondo Suez, una avveniristica Cairo bis, lo sradicamento del terrorismo jihadista. Ma nel Sinai sono ancora attive cellule dell’Isis e che un quarto dei giovani tra i 18 e i 29 anni è senza lavoro, e un terzo di loro ha un diploma universitario.

Egitto, posizione e ruolo chiave

Al voto il più popoloso Paese arabo, il cui ruolo in un Medio Oriente è importante da sempre e tende e crescere, sopratutto sul fronte Mediterraneo, di diretto interesse italiano. Per il 10 aprile è prevista l’apertura del processo contro la Bbc per notizie false: l’emittente britannica rischia di dover chiudere il suo ufficio del Cairo dopo aver pubblicato l’inchiesta The shadow over Egypt. Il dossier si occupa delle sparizioni forzate, dei casi di tortura sistematici e imprigionamenti negli ultimi anni, citando i casi di Giulio Regeni e di alcuni giovani attivisti egiziani. L’articolo cita l’Egyptian commission for rights and freedoms denunciando “almeno 1.500 sparizioni forzate negli ultimi quattro anni.
Per Reporters sans Frontières, l’Egitto è anche “una delle più grandi prigioni per i giornalisti”. 161° posto della Classifica mondiale per la libertà di stampa. Tra loro il noto fotoreporter Mahmoud Abu Zaid,(il processo che lo riguarda, che prevede la condanna a morte per impiccagione, è stato rinviato per la 54esima volta, al 31 marzo.

Applausi di regime contro malcontento

Ma la mancanza di libertà, il bavaglio all’informazione, basterà ad occultare il malcontento? La situazione economica egiziana è grave. Il prestito di 12 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale, “ha portato invece ancora più sofferenza economica per la popolazione, con i prezzi dei generi alimentari alle stelle e un’inflazione sopra il 30 per cento”, segnala il Financial Times. Il tasso di disoccupazione giovanile e quello di dipendenti pubblici più alti al mondo, denuncia il quotidiano britannico.
Altra questione esplosiva, la ‘bomba’ demografica. Nel 2018 la popolazione egiziana ha raggiunto la cifra record di 96 milioni. In soli 7 anni sono nati undici milioni di egiziani. Un “baby boom” che ha reso ancora più esplosiva la situazione sociale. Tanto più di fronte ad un radicato sistema di corruzione che ha resistito alla caduta del regime di Hosni Mubarak e che, nonostante le solenni promesse ripetute anche in campagna elettorale, al-Sisi non è riuscito, o non ha voluto, intaccare.

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