domenica 24 marzo 2019

Espulsioni diplo-spie russe da Nato e dintorni, l’Italia con due

Raffica di espulsioni di diplomatici russi. L’Italia ne caccia 2, Trump ne allontana 60.
– Pressing atlantico per il caso Skripal.
– Analoghe misure da 14 Stati Ue, da Berlino a Varsavia.
– Cremlino: “Risposta su base reciproca”.
– Le pressioni baltiche, le reticenze italiane e tedesche.
– L’Ue di fatto si divide.

Voglia e malavoglia contro Mosca

Chi le decisioni le ha imposte, chi le ha subite, ma le forme dell’Allenza Atlantica e dell’Unione europea sono salve, almeno per finta. Assalto diplomatico dei Paesi Nato su Mosca per il caso Skripal, l’ex spia del Kgb avvelenata insieme alla figlia il 4 marzo scorso a Salisbury, in Gran Bretagna. Donald Trump ha ordinato l’espulsione di 60 diplomatici russi e la chiusura del consolato russo di Seattle. I numeri più grandi di un’operazione palesemente Nato. Seguono le diverse obbedienza, da Berlino a Varsavia, da Roma a Parigi. Per ora i Paesi Ue coinvolti nell’iniziativa sono 14. Immediata la risposta del Cremlino, che assicura una risposta “in base al principio di reciprocità”.

Farnesina, il meno possibile

Una nota della Farnesina prova a spiegare perché ha dovuto farlo: “A seguito delle conclusioni del Consiglio europeo del 22 e 23 marzo scorso, in segno di solidarietà con il Regno Unito e in coordinamento con partner europei e alleati Nato, – si legge nella nota – il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha notificato oggi la decisione di espellere dal territorio italiano entro una settimana due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma accreditati in lista diplomatica”. Decisioni analoghe da parte di Berlino, Parigi, Varsavia, con 4 espulsi. E ancora: Ucraina, Danimarca, Repubblica Ceca e Paesi Baltici. L’Ucraina, che ha più di un dente avvelenato, ne allontanerà 13.

Firma europea, gestione Nato

Prova a demilitarizzare la decisione Donald Tusk, con la decisione dell’Unione europea di richiamare l’ambasciatore a Mosca per consultazioni. Particolarmente zelanti per antiche rivalità baltiche, Polonia, Lettonia, Estonia e Lituania hanno convocato gli ambasciatori russi nei rispettivi Paesi, ma quei il caso Skripal è soltanto l’ultima occasione di sfida. Da leggere tra le righe la dichiarazione tedesca: «Si richiede ancora alla Russia di rispondere della propria responsabilità, di assumere un ruolo costruttivo e adempiere al suo dovere di chiarimento. Continueremo a coordinarci con i partner europei e della Nato. Siamo ancora aperti al dialogo con la Russia, che resta necessario su tanti temi internazionali». Quasi una giustificazione. Spiegazione molto simile ad una giustificazione.

Di fatto l’Ue si divide

Sul caso Skripal, l’Unione Europea di fatto si divide. Giovedì c’erano volute ben 5 ore di discussione per decidere il ritiro dell’ambasciatore dell’Unione da Mosca a causa della contrarietà di Italia, Grecia, Cipro e Slovacchia. Pesava il fronte duro anti russo, Francia, Polonia, Repubblica ceca e i tre Stati baltici che minacciavano di ritirare unilateralmente il loro corpo diplomatico. Freno della Germania. Sondaggio tra più di 110 aziende tedesche, il 57% delle imprese vorrebbe annullare gradualmente le sanzioni contro Mosca, mentre il 37% ha chiesto l’eliminazione immediata e incondizionata delle restrizioni economiche. Solo il 5% darebbe il sostegno al mantenimento delle sanzioni. Partita anche interna americana per stoppare i nuovi timidi tentativi di dialogo tra Trump e Putin.

Prossimo giro di sorprese da Mosca, oltre le espulsioni di reciprocità. Secondo l’agenzia Novosti esisterebbe una lettera dell’ex agente inviata a Putin nel 2012 in cui «chiedeva scusa per il suo comportamento e di poter tornare in patria»

Potrebbe piacerti anche