martedì 16 luglio 2019

Disciplinamento dell’insopportabile umanità e il potere del dissenso

Il disciplinamento degli uomini e del loro immaginario per creare consenso acritico e l’agire (politico con uno sguardo al futuro) culturale, artistico, narrativo nel dissenso necessario. Il senso critico, il tessuto sensibile, lo spirito rurale contro l’avvelenamento dei pozzi del pensiero.
Un pezzo di Porcheddu, il pensiero di Rancière, gli incontri sull’ospitalità e sulla narrazione non assuefatta a Montepulciano.

Leggendo un pezzo di Andrea Porcheddu, un critico che apprezzo particolarmente, mi è venuto in mente il concetto di Jacques Rancière sulla divisione tra polizia e politica, tra il disciplinamento degli uomini e l’occuparsi come uomini, assieme agli altri, delle cose del mondo. Tra consenso e dissenso, essendo il primo implicito nella polizia, il secondo nella politica, che conterrebbe il concetto di messa in condivisione di qualcosa di comune, tipo la libertà che però è una proprietà vuota.

Scrive Porcheddu sulla pubblicità dell’Emporio Armani che è apparsa ai suoi occhi da viaggiatore assediato dalla pubblicità pervasiva ed educativa che bombarda la nostra vita: “Una umanità rarefatta, bellissima, elegante, emaciata. Di una tenerezza languida, tutti giusti, perfetti, giovani, perfettamente allineati nei loro mirabili sorrisi. Una umanità insopportabile. Etnie diverse, come è giusto che sia, con colori diversi: ma tutti accomunati da un senso di benessere diffuso, di fragilità, di armonia incontenibile. Abbacinati da tanto candore, con un lieve giramento di testa prodotto dallo scarto tra quel mondo ideale e la realtà che ci circonda, leggiamo i claim, gli slogan inventati dai creativi dell’azienda. […] La domanda, come si dice, nasce spontanea: ma chi sono questi qua? Che mondo è? Dove vivono? Così garbati, puri, ariani anche quando non lo sono, così ben vestiti, così equilibrati, così comunicativi. Così teneri ma pronti a graffiare proprio come gattini”.

Siamo nel pieno disciplinamento degli uomini, nella polizia intesa da Rancière, insomma. Siamo nell’esaltazione del consenso, della costruzione esatta di modelli di consenso che contengano l’illusione di un mondo dove è possibile trasgredire, se trasgredire è all’interno della disciplina del consenso.

Ecco perché, per spiegare meglio il concetto che guida il progetto culturale Magnifica Terra – che proprio in questi giorni ha editato la prima pubblicazione, Magnifica Terra Vol. I – occorre affrontare alcuni temi-chiave dell’epoca. Non quelli dibattuti fino allo sfinimento nell’arena mediatica: sicurezza, decoro, razzismo, accordi di potere, temi importanti ma specifici, spesso dettati all’opinione pubblica da interessi che niente hanno a che fare col bene comune, con un’etica del discorso. Vogliamo partire da concetti più generali: creatività, consenso, dissenso. Perché per coltivare cultura, occorre vangarne il terreno secco, bagnarlo (annaffiandolo, aspettando che piova o facendo la danza della pioggia), fresarlo per poi piantare il seme. Discutere solo sugli effetti, sulle piante confezionate e mostrate sui banconi di un supermercato rappresenta un buon esercizio di stile, ma niente di più.

Per questo occorre definire i confini tra consenso e dissenso. Non è difficile, ma è creativo discuterne. Quindi è complicatissimo perché tutto ciò che crea uno spiazzamento, un modo diverso di vedere, di leggere la realtà, è difficile da accettare, perché necessita di uno sforzo di comprensione che non viene quasi mai richiesto per adeguarsi alla triste scelta di una posizione già preformattata nell’arena mediatica.

Domani a Montepulciano, per esempio, si svolgeranno degli incontri pubblici su un tema nodale, politico e culturale: l’ospitalità come base sociale ed economica di un territorio. Un concetto chiave, racchiuso nel titolo dell’evento “Hospitality Evolution”.

Io parteciperò discutendo su come si possa creare una nuova narrazione non banale, non conformista, non votata al consenso. Proprio perché il consenso, soprattutto in territori socialmente e culturalmente ancora attivi, dove la convivialità e il senso della comunità è ancora forte e per tantissime ragioni resiste alla ventata reazionaria del progresso omologante, è lo scoglio narrativo sul quale la diversità e la bellezza possono infrangersi.
Pensare a una narrazione che contempli ospitalità (concetto altissimo) ed evoluzione umana e sociale, vuol dire sottrarsi da tutto quello che dalla metropoli arriva come format, come esempio da declinare irrispettosamente e impietosamente su un territorio sano. Vuol dire sottrarsi dal fascino scintillante del più veloce, del più forte, del più prepotente, del più obbedientemente trasgressivo per la creazione di un tempo diverso, rispettoso della vita. Vuol dire operare per un tessuto sensibile comune, che è qualcosa che attiene all’agire creativo che consiste nel produrre del nuovo da ciò che esiste già. Non adeguarsi a narrazioni tossiche che producono del nuovo incomprensibile da ciò che su un territorio non esiste. E non deve esistere.

Il bombardamento di modelli pubblicitari, così come raccontato da Porcheddu, è l’esatto contrario del concetto di ospitalità ed evoluzione: è il consenso, inteso come prevaricazione dell’immaginario e degli stili di vita, contro il dissenso che è invece la necessaria filosofia rurale, non conformista, che ha nella lentezza, nella profondità e della dolcezza e cura i suoi aspetti fondanti. Trasgressivi rispetto alla stupidità dei modelli violenti che intendono appiattire ogni visione del mondo in un disciplinamento poliziesco di corpi e immaginario.
Agire nel conflitto, quindi generare dissenso attraverso forme di arte, creatività, umanità, etica, rappresenta il punto esatto in cui la vanga agisce sul terreno della cultura. Perché la cultura opera sul territorio se ha potenziale creativo, non se agisce secondo schemi predisposti e sterili. Opera se rende fertile un’etica del discorso, se spalanca le gabbie del pensiero e agisce nella mentalità come esempio, testimonianza, semplice enzima. Opera se non agisce nel filone del consenso. Se non cerca preventivamente il consenso, adeguandosi e conformandosi a tendenze coercitive, apparentemente bellissime, e nefaste.

Una nuova narrazione deve avere questo scatto culturale, dovuto a sensibilità e senso critico. E visione, va aggiunto. Visione e speranza attiva nei confronti del futuro, costruendo un tempo nuovo dell’agire (poetico, sociale e quindi politico) “…perché gli uomini, finché possono agire, sono in grado di compiere l’improbabile e incalcolabile e lo compiono di continuo, che lo sappiano o no” [citando Hannah Arendt].

Una foto tra quelle citate da Porcheddu.

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