• 19 Febbraio 2020

Repubblica di Hatay prima di Afrin, pezzi di Siria presi dalla Turchia

Hatay, Antiochia di Siria

Antiochia sull’Oronte, fondata da uno dei generali di Alessandro Magno col nome del padre Antioco. Nel 64 a.C. la conquista Pompeo. Antiochia romana fu uno dei principali centri del primo cristianesimo. Evangelizzata dallo stesso Pietro, la città fu meta anche delle predicazioni cristiane dell’apostolo Paolo di Tarso.
Antiochia divenne la sede di uno dei primi quattro patriarcati, insieme a quelli di Gerusalemme, Alessandria e Roma. Tale fu la rilevanza di Antiochia nella storia del cristianesimo antico che negli Atti degli Apostoli si dice che: «Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani».

Nel luglio 1939 l’opinione pubblica internazionale cominciava già a sentire la guerra imminente, anche se forse non si rendeva ancora conto della dimensione del baratro in cui sarebbe precipitata. Probabilmente per questo non ci furono forti reazioni per le sorti della repubblica di Hatay, l’antico sangiaccato di Alessandretta nella denominazione ottomana, annessa alla Turchia con una maggioranza ‘favorevole’ espressa dal parlamento della piccola repubblica. La Francia in particolare, che aveva ricevuto il mandato coloniale sulla Siria ex ottomana dopo il 1918, cedette allora la propria sovranità con un compromesso aperto alla ricerca di nuovi alleati. In realtà la vicenda era cominciata almeno vent’anni prima, da quando cioè la reazione all’occupazione della Siria aveva diviso in due grandi schieramenti la popolazione della provincia: un gruppo di lingua turca, appoggiato dai nazionalisti del partito di Kemal Ataturk, e un gruppo arabo, meno sostenuto dall’esterno, nonostante lo sviluppo in quegli anni di un forte movimento pan-arabo e dalla comparsa sulla scena delle nuove monarchie mediorientali. In mezzo tuttavia si trovavano anche altre minoranze senza voce come curdi, greci, cristiani, armeni e circassi.

La prima azione francese per tacitare le proteste dei due schieramenti – entrambi ostili alla potenza coloniale europea che controllava la Siria – fu nel 1921 la concessione alla provincia uno statuto speciale nel quale si riconosceva espressamente l’equiparazione degli abitanti di ‘razza’ turca agli altri, riconoscendo alla ‘lingua’ turca un carattere ‘ufficiale’. Da queste semplici concessioni, che potrebbero sembrare ovvie, sorse in seguito tutta la questione che sarebbe esplosa negli anni Trenta, anche se indubbiamente, con grande abilità e pazienza politica e diplomatica, molti argomenti furono costruiti ed alimentati ad arte dal governo di Ankara. È importante sottolineare anche che, dopo queste concessioni, la Turchia, impegnata nelle riforme interne e soprattutto nella laicizzazione dello stato e nella politica di alfabetizzazione, non si occupò più ‘ufficialmente’ del sangiaccato di Alessandretta. Dietro l’ostentata facciata della ‘non ingerenza’ le cose andarono però un po’ diversamente.

Giornali e trasmissioni radiofoniche in lingua turca cominciarono un’intensa attività di propaganda che si rafforzò progressivamente con l’istituzione di numerose scuole turche e generose borse di studio furono concesse dal governo kemalista: la questione linguistica divenne insomma una questione nazionale. L’altro aspetto fu che l’azione ‘culturale’ unificò tutti i turcofoni, compresi quelli che erano ancora perplessi di fronte alle riforme laiche in atto da parte di Ataturk o che semplicemente sostenevano una politica di autonomia amministrativa da Damasco, ma non per questo desideravano ardentemente l’unione alla ‘madre patria’. Alla fine, per allontanare anche il dubbio che a sostenere la Turchia fossero solo le elite filo kemaliste sospettate di ‘espansionismo’, iniziò anche una campagna di propaganda che sottolineava le migliori condizioni di giustizia sociale praticate dal governo di Ankara rispetto la colonia francese. Trattandosi di una regione soggetta a ‘mandato coloniale’, controllata cioè da una potenza europea e non governata dalla propria popolazione, si trattava forse dell’unico argomento fondato o comunque di facile effetto sulle menti e i cuori della popolazione della provincia.

Hatay, Antiochia di Siria, 1938, diventa Turchia

La composizione etnico-linguistica nel 1936 rivelava nei numeri una situazione certo non omogenea, ma non per questo dominata dai turchi: più o meno infatti i due gruppi principali, turchi e arabi, erano ognuno di poco al di sotto del quaranta per cento e la parte restante era composta da gruppi minori. Contemporaneamente però i turchi cominciarono ad usare ‘Hatay’ in luogo dell’antica denominazione di Iskenderun: Hatay infatti rappresentava un riferimento all’antica presenza ittita (e dunque degli antenati idealizzati dai turchi), mentre da più di “quattro secoli” – come aveva sostenuto già nel 1923 lo stesso Ataturk in un famoso e baldanzoso discorso – si trattava di una ‘terra turca’. Nata infine la piccola repubblica indipendente per comune accordo tra Turchia e Francia nel settembre 1937, le elezioni parlamentari diedero la maggioranza ai filo turchi che con soddisfazione si pronunciarono per l’annessione ad Ankara. Uno scarso quaranta per cento di elettori aveva infatti ottenuto oltre il sessanta per cento dei seggi. Nel frattempo, nel novembre 1938, era morto Mustafa Kemal Ataturk e l’annessione finì per glorificare la sua politica, o più semplicemente per rafforzare il regime e le sue forze armate perché comunque un nuovo territorio era stato annesso.

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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