mercoledì 17 luglio 2019

America oltre i Trump e le Hillary, new generation contro le armi

Una generazione in rivolta nella marcia contro le armi: “Così cambieremo l’America”.
– Manifestazioni in tutto il Paese, Trump nel mirino: «Il presidente non lo sa ancora, ma saremo noi, in piazza e nelle urne 2018 e 2020, a batterlo». – – «Questo movimento sarà come il pacifismo mezzo secolo fa»

Washington
Emma Gonzalez scandisce i nomi dei compagni uccisi tiene tutti in silenzio per 6 minuti
La ‘pasionaria’ di Parkland ha tenuto Washington in silenzio. Per dire: ‘Andate a votare’

Sei minuti e 20 secondi, il tempo del massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School. Tanto è durato il silenzio che Emma Gonzalez, ha “imposto” alle migliaia di persone che erano a Washington per la “March for our Lives”. La ‘pasionaria’ fra gli studenti di Parkland che ha guidato i toccanti 17 minuti di silenzio per le vittime della sua scuola e ha esortato: “Andate a votare!”. Dopo aver ricordato i nomi dei 17 compagni uccisi da Nikolas Cruz in un discorso che ha commosso i presenti, Emma, uno dei volti e dei leader carismatici del movimento, è rimasta sul palco in silenzio “trascinando” tutta la piazza in uno dei momenti più toccanti di una giornata storica per gli Usa.

Le mani in alto “Never Again!” (Mai piu!) scritto sui palmi che puntano dritti al Campidoglio, sede del Congresso. E’ Il grido di aiuto di un fiume di giovani disceso su Washington per dire basta alla scia di sangue lasciata dalle armi in tutta l’America. E per mettere bene in chiaro che il futuro sono loro. Sono loro i prossimi elettori. Il giorno di San Valentino a Parkland, in Florida, un 19enne apriva il fuoco in un liceo: 17 le vittime. I sopravvissuti di quella strage sono gli artefici della ‘Marcia per le nostre vite’ e sono venuti a Washington per guardare dritto in faccia la politica: “Politici rappresentateci o andate via!”, ha scandito dal palco Cameron Kesky.

Molti di loro voteranno nel 2018 e nel 2020. Ed e’ al futuro che punta questo movimento, nato dalle lacrime e diventato speranza: “Questo è il giorno in cui comincia un nuovo luminoso futuro per gli americani. E se credete che questo sia un buon giorno, aspettate di vedere cosa sarà domani!”, ha detto ancora Kesky. Piene le piazze in tutto il Paese: New York City, Boston, Chicago, Houston, Minneapolis, Atlanta, Denver, Seattle, Los Angeles. Centinaia di migliaia. Oltre 20mila anche a Parkland. Poi Roma, Milano e Firenze, oltre a Londra, Parigi, Madrid, Tokyo, Sydney.

«March for our lives»
marcia per le nostre vite

Proteste simili, 50 anni fa, nel mitologico 1968, ma è tutta un’altra cosa. I giovani americani che protestano oggi un po’ non sanno, un po’ non amano quella memoria dalle rivolte di Harlem, alla marcia del reverendo King per la pace in Vietnam, al plebiscito contro Nixon. La strana ‘New Left’ americana.
«I tempi cambiano anche nell’America di Donald Trump», scrive su La Stampa Gianni Riotta dagli Stati Uniti. Migliaia di ragazze e ragazzi dicono basta all’apatia. «Arriviamo» scrivono, e stavolta non è un Like su Facebook o un tweet furioso, «significa prendere dei tubi di cartone per bandiere e striscioni, la polizia non ammette aste di legno o metallo, megafoni.E niente zaini – avverte il sito degli studenti di Giurisprudenza – la minaccia terrorismo rallenterebbe i controlli, meglio tenere in tasca le poche cose utili».

Giannio Riotta mischia la Cronaca di oggi alla storia di quel ormai lontanissimo ’68 modello Usa: «Per pagare le spese, assicurazioni comprese – sì, nelle proteste del XXI secolo occorre mettersi al riparo, se si rompe un vetro o ci si sbuccia un ginocchio, chi paga? – servono 100.000 euro e i ragazzi sono tornati online con un GoFundMe, sottoscrizione digitale, 22.000 già in cassa dopo una settimana, gli altri potrebbero essere coperti dal fondo dell’ex sindaco tecnocratico della metropoli, Michael Bloomberg, attraverso la sua associazione Everytown for gun safety».
I cartelli non denunceranno solo le troppe armi, in mano a chiunque, killer o squilibrati, con le stragi di odio o follia che innescano. Le femministe sfileranno contro la violenza in famiglia e gli stupri, le minoranze, sottobraccio ai compagni bianchi, ricorderanno la violenza che le armi infliggono alle comunità locali, i gay marceranno con le loro bandiere».

L’America divisa a metà. Le 24 ore in cui il presidente Trump ha dichiarato guerra commerciale alla Cina, mentre le Borse cedevano e veniva cacciato il consigliere per la sicurezza nazionale, il moderato generale McMaster, sono state definite dall’esperto Ian Bremmer «il giorno peggiore in politica estera del XXI secolo». E le sparate del nuovo consigliere per la sicurezza, il falco John Bolton, «Le Nazioni Unite? Mai capito a che cosa servano…», «Attaccare la Corea del Nord è ammesso dal diritto internazionale…», che fanno il giro del web, spaventando il mondo.
Ancora dal passato. Nel 2011 -presidente Bill Clinton- New York si riempì con i picchetti di Occupy Wall Street. Sembrava una svolta epocale, ma un lustro dopo il Paese elesse Trump. «Ora è alla prova un nuovo movimento: durerà oltre il 24, saprà diventare forza politica?», la domanda senza risposta di Riotta.

Qualche speranza c’è, saltando i ‘sopravvissuti’, i ‘reduci’ di quel troppo decanto ’68. Noi (di chi scrive), insomma. Lo chiamano, «l’effetto magico di Trump». La testimonianza di una ventiduenne studentessa della Columbia a cui, speranza di vecchi (assieme a Riotta un po’ di anni li abbiamo accumulati, troppo vicini a quelli del detestato Trump), vogliamo attribuire preveggenza politica e sociale.
«Guarda la mappa elettorale americana degli under 30, vedrai solo blu, il colore dei democratici. Perfino negli Stati da sempre repubblicani, vinciamo noi. Il movimento contro le armi sarà come il pacifismo o i diritti civili mezzo secolo fa, unificando una generazione. Come i nostri padri e nonni cambiarono allora l’America, così oggi la cambieremo noi. Il presidente non lo sa ancora, ma saremo noi, in piazza e nelle urne 2018 e 2020, a batterlo. Voi adulti sarete i primi a stupirvi, l’ho spiegato anche a mamma e papà».

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