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venerdì 20 Settembre 2019

Tornano quelli dell’invasione Iraq: Trump, Bolton e i dazi

Trump ne licenzia un altro: fuori McMaster arriva Bolton. Il terzo consigliere per la Sicurezza nazionale nei 14 mesi della presidenza Trump.
– Guerra commerciale alla Cina: imposti dazi per 60 miliardi di dollari. Ma Pechino inizia a vendere i suoi titoli di Stato Usa come segnale.
– Lo scontro con Pechino mette a rischio 40 mila posti di lavoro, scrive Gianni Riotta su La Stampa.

Stile Donald Trump
licenziamenti via Twitter

Dopo il segretario di Stato Rex Tillerson, rimpiazzato con il capo della Cia Mike Pompeo, questa volta è toccato al consigliere per la Sicurezza Nazionale H.R. McMaster, sostituito con l’ex ambasciatore Usa all’Onu John Bolton. Sarà il terzo consigliere per la Sicurezza nazionale nei 14 mesi della presidenza Trump. Il primo era stato Michael Flynn, licenziato sullo sfondo del Russiagate.
Trump si era scontrato varie volte con McMaster, un rispettato generale a tre stelle favorevole ad una linea tradizionale filo atlantica e ad un approccio diplomatico alle varie crisi. Le voci di una sua uscita giravano da tempo. La decisione di Trump l’indomani della fuga di notizie sul monito formale del team per la Sicurezza Nazionale a non congratularsi con Vladimir Putin per la sua rielezione al Cremlino che Trump ha ignorato.

Sicurezza Nazionale, si torna all’Iraq

John Bolton, 70 anni, conservatore, è un avvocato e un ex diplomatico che ha servito in varie posizioni sotto amministrazioni repubblicane, in particolare con i Bush, prima come sottosegretario di Stato per il controllo delle armi e la Sicurezza Internazionale (dal 2001) e poi come ambasciatore americano all’Onu (2005-2006).
Bolton è membro di vari think tank e istituti politici conservatori e legato alla Nra, la potente lobby delle armi. Noto neo-con, come venivano chiamati all’epoca di Bush quelli che progettavano l’invasione dell’Iraq.
“Attorno a Trump si sta formando una squadra davvero pericolosa, in un momento in cui in Medioriente è forte l’influenza di Putin ed Erdogan”, commenta Federico Rampini su Repubblica.

John Bolton

Guerra commerciale alla Cina:
imposti dazi per 60 miliardi di dollari

Le restrizioni coinvolgeranno tecnologia, comunicazioni e aerospazio. Tonfo di Wall Street. Il presidente degli Usa salva l’acciaio dell’Ue, ma Draghi avverte: «Rischi dal protezionismo». 25% il prelievo su taluni prodotti che sono sostenuti da Pechino con politiche industriali ritenute scorrette. I settori interessati comprendono l’aerospaziale, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i macchinari. Poi Trump mette in chiaro di nutrire «enorme rispetto» per il presidente cinese Xi Jinping e di vedere in Pechino «un amico», ma il deficit commerciale degli Stati Uniti con il partner asiatico è «troppo alto».
La Cina risponde agli Usa mettendo nel mirino 128 prodotti americani per un totale di 3 miliardi di dollari nel caso non maturi un accordo con Washington dopo l’annuncio fatto dal presidente Donald Trump sui nuovi dazi che colpiscono l’import di beni cinesi. E le paure di una guerra commerciale condizionano le borse: dopo il tonfo di Wall Street, chiusure in netto calo anche di Tokyo e Shanghai.

Quei titoli di Stato Usa in mano cinese

In realtà Pechino aveva già attivato la sua ritorsione attraverso dismissioni di titoli di Stato Usa, di cui è tra i principali detentori. Il portafogli del Dragone a gennaio ha venduto titoli per 16,7 miliardi di dollari, riducendo le obbligazioni americane in mano cinese a quota 1.168 miliardi, che resta una enormità. Non solo Cina. Anche il presidente della Bce, Mario Draghi ha ammonito sul fatto che il protezionismo commerciale è il rischio più grande ora, visto che ha effetti diretti, e porta con sé la possibilità di ritorsioni e perdita di fiducia.
Esenzione dazi Usa all’Europa, ma solo per ora. Qualcuno nella Vecchia Europa rimane «sorvegliato speciale» degli Usa, si tratta della Germania il cui pronunciato avanzo commerciale con l’America rimane uno degli elementi su cui Trump insiste.

La strategia del disordine di Donald
per riconquistare operai e ceto medio

Lo scontro con Pechino mette a rischio 40 mila posti di lavoro, scrive Gianni Riotta su La Stampa, un terzo dell’intera forza lavoro impegnata nella produzione dell’acciaio, anziché crearne di nuovi. Un Trump che ‘insiste nella strategia del caos’. «I numeri dell’economia americana restano buoni, ma non sono buoni quelli del consenso per il presidente, un sondaggio Quinnipiac conferma che anche le donne bianche, fin qui sua roccaforte, sono deluse dal focoso leader e potrebbero voltargli le spalle alle difficili elezioni di midterm, Camera e Senato, che lo attendono a novembre. Una parata di ex modelle, pornoattrici, playmate, annuncia ogni giorno interviste televisive a luci rosse e nuovi scandali».
E allora la guerra dei dazi, conflitto che il presidente ritiene «facile da vincere», per riconquistare la base militante, operai impoveriti dalla crisi, ceto medio senza le tecniche dell’industria digitale, i poveri persuasi che le merci a basso costo dall’Asia costino loro sanità, mutuo, pensione, scuola per i figli.

Dannate elezioni di midterm

Il giudizio a Wall Street è univoco. L’export declinerà e il presidente Xi Jinping, potrebbe far scattare dolorose rappresaglie. Parecchi analisti ritengono che Trump speri adesso nella Corea del Nord, passando in pochi mesi dalle minacce di guerra all’idea di un bizzarro summit con Kim Jong-un, per poi tendere d’improvviso la mano a Pechino, incassando magari qualche concessione da esibire come trofeo.  A 30 settimane dalle elezioni, Trump deve gestire molte partite e tutte complesse. I
I dazi, il movimento dei giovani contro le armi, l’insofferenza repubblicana in difesa del libero mercato, la manifattura che teme una frenata del boom, l’inchiesta del commissario speciale Mueller sul Russiagate, le starlette che lo accusano di rapporti impropri, la perenne crisi dello staff, stremato dal caos.
«Nella vita da businessman Trump, tra divorzi, bancarotta, debiti e show tv, è sempre sopravvissuto alle crisi, -ricorda Riotta-. Ora, impegnato nel lavoro più difficile della Terra, scommette sulla «facile» guerra commerciale».

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