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venerdì 13 Dicembre 2019

Fotoreporter italiano, galera in Serbia con accuse ridicole

Fotoreporter italiano detenuto da una settimana in Serbia. Fotografava la vita dei migranti lungo la rotta balcanica verso la Croazia e la Germania.
– ‘Rapina ai danni di 3 migranti afgani’, l’accusa.
– Circa 300 dinari (meno di 3 euro), il ‘bottino’.
– Gli accusatori hanno ritrattato ma lui resta in carcere.
– Aveva fotografato qualcosa che non doveva?
– Altrimenti è vergogna di inquirenti.

Aveva fotografato qualcosa che non doveva?

Stava documentando con la sua macchina fotografica le sofferenza dei migranti lungo la rotta balcanica, ai confini innevati tra Serbia e Croazia, verso la speranza della Germania. Fotografie per la mostra «Exodos – rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione», un progetto organizzato dalla Regione Piemonte. Ora, quando tonerà libero, potrà anche testimoniare di una galera serba e della strane procedure giudiziarie, saldo rivelazioni a sorpresa.
Dall’agenzia Ansa. «Il fotoreporter italiano Mauro Donato è stato arrestato venerdì 16 marzo in Serbia con l’accusa di rapina aggravata ai danni di tre giovani migranti afghani. Piemontese, 41 anni, al momento del fermo si trovava nel villaggio di Sid, al confine con la Croazia, dove stava svolgendo un reportage sulla rotta balcanica dei profughi assieme ad un altro fotografo italiano, Andrea Vignali».
«Sulle ragioni dell’arresto di Donato ci sono ancora diversi punti da chiarire. A quanto si apprende, il fotoreporter è accusato dalla procura serba di aver ferito con un’arma da taglio i tre giovani afghani nel tentativo di rapinarli. Ma gli stessi presunti aggrediti hanno già ritrattato. Quanto alle condizioni carcerarie, una fonte diplomatica in Serbia ha smentito all’ANSA che Donato si trovi in isolamento in un carcere di massima sicurezza, come riportato da alcuni organi di stampa. Il fotoreporter si trova nella prigione di Sremska Mitrovica, città a ovest di Belgrado non lontana dal confine serbo-croato».

L’obiettivo di Mauro Donato

Chi è Mauro Donato

«Conosciamo Mauro come un professionista serio, impegnato da tempo a documentare la sofferenza della centinaia di migranti bloccati sulla ‘Balkan Route’», testimoniano il sindacato dei giornalisti, Associazione Subalpina e Federazione nazionale della Stampa italiana. Pressioni diplomatiche di sempre, Farnesina e Ambasciata di Belgrado, ma preoccupati sospetti su cosa la incredibile vicenda potrebbe nascondere da parte serba. O clamoroso inciampo da stupida arroganza di qualche funzionario pubblico, o altro da nascondere? Il racconto di quel poco che si sa, sulla pagina Facebook di Mauro Donato scritta da un amico.
«L’accusa è di aggressione aggravata per rapina ai danni di tre profughi afghani o iraniani per una somma di circa 300 dinari (meno di 3 euro). Da come si legge su “La Repubblica”, Mauro avrebbe aggredito e ferito 3 migranti in un capannone abbandonato che funge da centro accoglienza temporaneo».
«Le tre vittime della rapina avrebbero inizialmente riconosciuto in Mauro il loro aggressore in base alla fotocopia della carta di identità in possesso delle autorità locali (ottenuta nel momento del passaggio della frontiera tra Serbia e Croazia). Questa foto, vecchia di 8 anni, risulta però molto diversa dall’aspetto attuale di Mauro. Proprio per questo, grazie anche ad un confronto all’americana, l’accusa verso di lui è caduta».

Dalla sua pagina facebook

Strani inquirenti tra Vukovar e Novi Sad

Una rapina per pochi spiccioli, neanche tre euro, e due feriti, uno con sei coltellate all’addome. La polizia ha fermato il fotografo italiano dopo un’indagine sommaria: due vittime hanno riconosciuto Donato nella fotografia della sua carta di identità, fotocopiata giorni prima durante un controllo alla frontiera. L’immagine sul documento, scattata otto anni fa, da tempo però non corrisponde all’attuale aspetto del reporter. A discolpa di Donato la testimonianza di Vignali e quella del terzo rapinato che hanno smentito categoricamente il coinvolgimento del fotografo nell’aggressione. Per sei giorni – nonostante l’intervento dell’ambasciata italiana a Belgrado e l’insistenza dell’avvocato difensore – il tribunale si è rifiutato di ascoltare le prove a discolpa del fermato.
Due dei tre aggrediti l’avrebbero poi scagionato completamente, affermando addirittura di “averlo conosciuto e apprezzato proprio come fotografo impegnato a documentare i loro problemi“. Le vittime dell’aggressione avrebbero inoltre parlato di un gruppo di “sei persone di origine iraniana con passaporto italiano” (fonte: ilmanifesto.it). Oltre a questo, ci sarebbero anche le testimonianze di Andrea Vignali e dell’albergatore che lo ospitava nei giorni dei fatti. Tutto questo, purtroppo, non è bastato per la scarcerazione immediata.
Oggi, sette giorni dall’arresto le cui ragioni destano molti e legittimi sospetti, l’udienza della comoda magistratura di Sremska Mitrovica, piccola città di passate glorie imperiali addirittura romane, l’antica Sirmio, residenza imperiale dell’Impero sotto Galerio, sulla riva della Sava che ancora evita il vicinissimo Danubio. Una brutta pagina di storia giudiziaria che -salvo segreti non svelati- offende prima di butto la Serbia. Ma per ora Belgrado tace.

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