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domenica 17 20 Novembre19

Facebook e le scuse di Zuckerberg, ma i ‘mostri’ che avete creato?

Il fondatore del social netowrk ammette: “Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare”, scrive sulla sua pagina personale del social media.
– “Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio”.
– La vera storia di Cambridge Analytic e dei suoi ‘clienti’ politici.

Realtà virtuale e inganni veri

Il giovane stra miliardario Mark Zuckerberg prova a ridurre il danno confessando, nella speranza di una assoluzione per pietà da social attraverso un ‘like’. Il fondatore del social netowrk ammette: “Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare”, scrive sulla sua pagina personale del social media.
“Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio”, prova a commuovere.
“Il problema che coinvolge Cambridge Analytica non dovrebbe verificarsi più con le nuove app di oggi, questo non cambia ciò che è accaduto in passato”, prosegue. “Impararemo da questa esperienza a rendere ancora più sicura la nostra piattaforma e a rendere la nostra comunità sicura per tutti da qui in avanti”, aggiunge nel post, guardando alle quotazioni di Borsa del suo social produci soldi.

Wall Street, penitenza da 50 miliardi

Facebook ingannata sulla raccolta delle informazioni personali degli utenti: una dichiarazione che sembra essere riuscita a calmare i mercati dopo due giorni di passione a Wall Street, con un crollo del titolo senza precedenti: ben 50 i miliardi di dollari andati in fumo dall’inizio dello scandalo.
Il danno più grave però sembra essere quello di immagine, e la perdita di fiducia da parte di quel popolo di Facebook che si è sentito raggirato, con i propri dati utilizzati per fini politici, che si tratti del referendum sulla Brexit o dell’elezione di Donald Trump.
Nel mirino è una gestione della privacy troppo lassista da parte del gruppo dirigente, almeno fino al 2015. Ed è su questo punto che insistono i promotori della causa collettiva avanzata presso la corte distrettuale federale di San José, a due passi dalla Silicon Valley, alla quale ora chiedono i danni.

Facebook colpevole di Trump?

A rafforzare legame tra il datagate di Facebook e il trionfo di Trump alle presidenziali, elezioni alle urne nel novembre del 2016 c’è anche la storia raccontata da Chris Wylie, la talpa che con le sue rivelazioni ha provocato il terremoto. Per l’ex dipendente di Cambridge Analytica, intervistato dal Washington Post, i legami tra la Cambridge Analytica e Donald Trump partono proprio dal suo fondatore, il miliardario e imprenditore Robert Mercer, super conservatore e tra i finanziatori del portale d’informazione di estrema destra Breitbart News, diretto dal guru del suprematismo bianco Steve Bannon, consigliere e stratega di Trump durante la campagna elettorale del 2016, e in seguito consigliere e anima nera alla Casa Bianca, ora caduto in disgrazia. Tre anni prima il suo incarico alla Casa Bianca, Bannon cominciò a lavorare a un ambizioso progetto: costruire profili dettagliati di milioni di elettori americani su cui testare l’efficacia di quei messaggi populisti che furono poi alla base della campagna elettorale di Trump.

Cambridge Analytica e ‘clienti’ politici

Alexander Nix, amministratore delegato di Cambridge Analytica, vanta con Channel 4, come la società sia in grado di mettere notizia su internet per motivare l’elettorato in un senso o nell’altro. “Noi mettiamo solo informazioni su Internet e poi le osserviamo mentre crescono e diventano virali. Diamo una spinta ogni tanto e tornano a diffondersi di nuovo… come in un controllo remoto. Deve succedere senza che nessuno pensi che si tratta di propaganda, perché quando si pensa che sia propaganda la domanda successiva è: ‘chi l’ha fatta circolare?'”.
I due manager hanno detto di aver lavorato in oltre duecento elezioni in tutto il mondo, tra cui Nigeria, Kenya, Repubblica Ceca, India, Argentina e Cina. “Nel 2012 aiutammo un partito italiano a rinascere”. È giallo sul cliente di Cambridge Analytica ma le tracce risultano abbastanza evidenti.

 

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