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giovedì 19 Settembre 2019

Droni killer per tutti, Trump export

Un drone killer non si nega a nessuno. Il presidente Usa renderà più facile esportare alcuni tipi di droni letali fabbricati dagli Stati Uniti a dozzine di altri Paesi amici.
– Le uniche vendite di droni statunitensi armati negli ultimi anni sono state a Gran Bretagna e Italia.

Un drone killer non si nega a nessuno

Fonte molto bene informata da Washington, Agenzia britannica Reuters. Il presidente Donald Trump renderà presto più facile esportare alcuni tipi di droni letali fabbricati dagli Stati Uniti a potenziali dozzine Paesi alleati. “Una nuova politica sugli aerei militari senza equipaggio che dovrebbe essere lanciata già da questo mese, e solo la prima fase di una più ampia revisione dei regolamenti sulle esportazioni di armi”.
Vincono le pressioni dei produttori di droni statunitensi sulla Casa Bianca, di fronte a una asserita crescente concorrenza industriale d’oltreoceano, soprattutto da parte di cinesi e israeliani che hanno meno regole, per non parlare di eventuali scrupoli.

Drone Reaper al carico di missili e bombe

‘Buy american’, compra americano

I difensori dei diritti umani e del controllo degli armamenti tuttavia, avvertono che il provvedimento rischia di alimentare violenza e instabilità in regioni come il Medio Oriente e l’Asia meridionale. Un annuncio della nuova politica è stato rinviato per mesi su quanto liberalizzare le esportazioni di droni.
Una delle chiavi della prossima novità politica sarà quella abbassare i limiti alle vendite dei piccoli droni cacciatori-assassini che trasportano meno missili e viaggiano a distanze più brevi rispetto a modelli più grandi come l’icona del droni killer Usa, il Predator o il Reaper che vedete nulla foto di copertina. Esportazioni facilitate anche per i droni di sorveglianza di tutte le dimensioni.

Guerra moderna e robot assassini

All’inizio i collaboratori di Trump avevano pensato soltanto a droni “eye in the sky”, gli occhi nel cielo, ma senza armi.  Una valutazione politico militare di oltre un anno, in cui ha vinto la ragione economica con la decisione di vendere anche droni armati. Si prevede -sempre la Reuters- che l’elenco di potenziali acquirenti si espanderà per includere altri membri della NATO, l’Arabia Saudita e altri partner del Golfo, e alleati come il Giappone e la Corea del Sud.
Probabilmente nel gruppo anche Paesi chiave come India, Singapore e Australia, e molti dei 35 firmatari del Missile Technology Control Regime (MTCR), l’accordo  che stabilisce le regole per l’esportazione di missili. Le uniche vendite di droni statunitensi armati negli ultimi anni sono state in Gran Bretagna e in Italia.

Un drone killer made in Usa in tutti i cieli

Due potenziali beneficiari dei cambiamenti delle regole, Textron e Kratos Defense & Security Solutions Inc, attualmente commercializzano droni armati più piccoli a livello internazionale, ma altri produttori sono pronti a promuovere i loro prodotti mortali. L’allentamento generale delle norme sull’esportazione di droni aiuterebbe anche produttori come Boeing, Northrop Grumman, General Atomics e Lockheed Martin, hanno detto due fonti del settore all’agenzia Reuters.
I droni più piccoli in linea con le prossime nuove linee guida per le esportazioni dovrebbero essere molto più economici dei modelli di fascia alta come Predator e Reaper, entrambi prodotti da General Atomics, che costano fino a $ 17 milioni a testa.

Un mercato da 10 miliardi nel 2025

Il predecessore di Trump, Obama, nel 2015 aveva già facilitato la vendita di droni armati, ma per i produttori statunitensi non bastava. Una società di ricerche di mercato, prevede che il mercato dei killer volanti aumenterà da $ 2,8 miliardi nel 2016 a $ 9,4 miliardi nel 2025. Quindi, politica Trump, presto l’applicazione di un principio di esportazione armi detto “presunzione di negazione”. Basta fornire convincenti motivi di sicurezza e accordi internazionali.
L’MTCR, il patto di controllo missilistico del 1987 firmato da Stati Uniti e altri 34 paesi, richiederà ancora controlli rigorosi sulle esportazioni di droni di tipo Predator,  categoria 1, quelli con un carico di oltre 500 chili. La Casa Bianca vuole rinegoziare l’accordo per rendere più facile esportare i anche i droni armati più grandi.

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