martedì 25 giugno 2019

Afrin, la bugia turca della guerra al terrorismo

È caduta la capitale del Kurdistan siriano, conquistata dai ribelli siriani appoggiati da Ankara.
– Oltre 200 mila senza cibo né acqua, ma Erdogan non si ferma.
– L’Occidente consegna tutto in mano turca.
– Irresponsabilità Usa e impotenza dell’Europa.
– Una manna per Al Qaeda (che non è morta) e per l’Isis, pronto a riformarsi.
– Nella foto di copertina, un ragazzo kurdo in fuga da Afrin su una macchina

La capitale del kurdistan siriano

Esplosioni e saccheggi ad Afrin conquistata dalle truppe turche con i loro alleati, i ribelli anti Assad dell’Esercito libero siriano. E la situazione nell’enclave curda della Siria al confine con la Turchia si fa drammatica: secondo le autorità civili locali, più di 200 mila persone si trovano senza rifugio né accesso a cibo e acqua, racconta Marco Ansaldo dalla Turchia. Consueta drammatica cronaca di guerra.
Ma oltre la cronaca, il clamoroso inciampo che sta avvenendo sotto lo sguardo inebetito e stupido dell’occidente. L’Occidente consegna tutto in mano a Erdogan, compreso un pezzo (un altro pezzo) di Siria. Irresponsabilità Usa e impotenza dell’Europa. Una manna per Al Qaeda che non è morta e per l’Isis, il Califfato pronto a riformarsi.

Chi preferisce i jihadisti ai curdi

Una interessante denuncia di Tommaso Canetta su L’Inkiesta. Lo Stato Islamico il perfetto cattivo come non accadeva dai tempi dei nazisti. E i combattenti curdo-siriani sono stati a lungo gli ‘eroi’ ideali da contrapporre: laici, democratici, progressisti. Con unità combattenti femminili e donne nei posti chiave del potere, e brigate internazionali di giovani idealisti, una costituzione democratica che predica la convivenza tra etnie e fedi diverse.
La resistenza a Kobane fu simbolo della lotta a un fanatismo islamico che all’epoca sembrava inarrestabile in Medio Oriente. I curdi-siriani i nostri “buoni”, la loro guerra la nostra guerra. Li avevamo amati e armati. Il 17 marzo li abbiamo traditi.

La mezzaluna turca su Afrin

Il 17 marzo è caduta Afrin, la cittadina curdo-siriana nel nord-ovest del Paese, “capitale” del cantone occidentale del Rojava, il Kurdistan siriano. Una zona dove la maggioranza etnica è curda e gli invasori sono arabi e turchi. La Turchia non è lo Stato Islamico, ma la mano delle repressione con Erdogan è pesante contro i ‘terroristi’ di casa (1114 arresti in una settimana) e contro i curdo-siriani.
Peccato che pochi chilometri più in là, verso la sacca ribelle di Ghouta, operano alla luce del sole i jihadisti di Tahrir al Sham, branca siriana di Al Qaeda -, «I più fanatici e violenti di una serie di gruppi islamisti che predicano la sharia e che controllano porzioni dell’area -denuncia Tommaso Canetta- Islamisti che la Turchia protegge e utilizza per le proprie mire espansionistiche nel nord della Siria».

La successione dei tradimenti

Primi gli Usa, che hanno armato e collaborano coi curdi-siriani dei cantoni orientali del Rojava a Kobane e Cizre (Turchia ancora permettendo), che non hanno mosso un dito per impedire che questo accadesse. L’invasione turca di Afrin avviene ovviamente col placet di Mosca che vuole Ankara sempre alleata, problema in casa Nato, quasi a restituire la ‘invasione di campo’ in Ucraina. Usa che stanno sostenendo gli stessi ribelli islamisti anti-Assad di Ankara. «E poco importa se la destabilizzazione a stelle e strisce creerà –ribadisce Canetta– un brodo di coltura fertile per cellule terroristiche e reclutatori di jihadisti. In fondo il prezzo degli attentati dello Stato Islamico sul suolo occidentale l’ha pagato quasi interamente l’Europa».

L’Europa dalla sguardo corto

In Europa vince l’interesse di breve periodo dei vari Stati nazionali, gli interessi vari con la Turchia. Guerra al Califfato vinta. Guerra al terrorismo dichiarata finita dagli americani. Ora torna il vecchio nuovo nemico, l’Iran sciita che ha combattuto contro l’Isis, ma che è nemico storico degli alleati-soci Usa Israele e Arabia Saudita. Non è più il momento di soffiare sull’idealismo.
Nessun telegiornale ha bombardato le sensibilità occidentali con l’invasione turca del cantone curdo di Afrin. Nessuna sollecitazione all’indignazione contro il tradimento dei nostri più preziosi alleati sul terreno nella guerra al Califfato. La guerra allo Stato Islamico è finita e loro, peshmerga e dintorni di guerriglia YPG, possono assere accantonati assieme ai problemi che pongono negli equilibri strategici del Medio oriente. proverbio

Turchia: 1.114 arresti per terrorismo

Notizia a margine da Instanul, agenzia Ansa, nel giorni di San Giuseppe. Ancora arresti di massa in Turchia con accuse di terrorismo sotto lo stato d’emergenza post-golpe. Nell’ultima settimana, sono 1.114 le persone finite in manette in tutto il Paese, secondo il ministero degli Interni di Ankara.
Le detenzioni riguardano per metà (537) sospetti affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen e per il resto (536) supposti militanti del Pkk curdo. Fermati anche 39 sospetti jihadisti dell’Isis e 2 membri di gruppi illegali di estrema sinistra.
Dal fallito golpe del luglio 2016, circa 90mila persone risultano arrestate in Turchia. E l’occidente ha deciso di lasciare mano libera a Erdogan nel nord della Siria. Ripetiamo l’accusa iniziale: irresponsabilità Usa e impotenza dell’Europa.

 

IL COMMENTO DI MIMMO LOMBEZZI

 

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