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venerdì 18 Ottobre 2019

Marielle assassinata, sul Brasile le ombre nere della dittatura militare

Rio de Janeiro: Marielle Franco assassinata dopo aver denunciato i soprusi e le violenze di polizia e forze armate nelle favelas.
– In Amazzonia ucciso un ambientalista che si batteva per i diritti delle popolazioni indigene.
– L’ex presidente «Il mio Brasile sta ritornando agli anni duri, bui e feroci della dittatura militare. Quando la gente che si ribellava ai soprusi e alle ingiustizie veniva giustiziata per strada. Oggi quelle ombre spesse e nere stanno tornando».

Killer spietati per arroganza da impunità

Un agguato nel cuore di Rio del dopo carnevale, ora che è Quaresima. 21 e 30, ora di cena da quelle parti, e strade ancora piene di gente. Assassini senza timori perché sanno di poterlo fare. Muore colpita da 5 proiettili Marielle Franco, notissima militante per i Diritti Umani, consigliera del Partido Socialismo e Libertade. Con Marielle muore anche l’autista, Pedro Gomes. Miracolosamente illesa una terza persona a bordo. «E’ stata un’esecuzione», denuncia Marcelo Freixo, deputato del PSOL e amico della vittima. Killer spietati per arroganza da impunità senza pudore e Brasile lacerato.
Marielle, soltanto pochi giorni prima aveva denunciato gli interventi della polizia militare e dei soldati a Acari, una enorme favela nell’estremo nord di Rio. «Il 41° Battaglione della Polizia Militare di Rio sta terrorizzando e stuprando i residenti della favela. Questa settimana due giovani sono stati uccisi e gettati in un burrone. Oggi la polizia ha camminato per le strade minacciando i residenti. Accade sempre e con i nuovi interventi gestiti anche dall’esercito la situazione è peggiorata».

Altri ‘squadroni della morte’

Denuncia pesantissima. Dal 28 febbraio, Marielle Franco fa parte della Commissione che esamina il decreto disposto dal presidente Temer. E il suo atto d’accusa colpisce il controverso decreto che affida la gestione della sicurezza all’esercito. Marielle, aveva messo la sua laurea al servizio delle Unità di pacificazione create ai tempi di Lula e la Rousseff all’interno delle favelas di Rio. Ma adesso in Brasile si vive altra epoca politica. Il contestato presidente Michel Temer convoca una riunione di emergenza. Il suo decreto sulla sicurezza si sta rivelando un disastro e nel paese è rivolta di piazza.
Mille chilometri più a ovest, un altro agguato. Restano a terra Paulo Sérgio de Almeida Nascimento, 37 anni, noto ambientalista dell’Amazzonia brasiliana, figura di spicco di Caboclos, Indigenas e Quilombolas da Amazônia, un’associazione che di batte per i diritti delle popolazioni indigene locali. Una vera esecuzione portata a termine da tre sicari che si erano nascosti nella boscaglia.

Diritti umani e difesa dell’ambiente

L’avvocato della vittima sostiene che gli agenti locali della Polizia Federale siano coinvolti. Anzi, potrebbero essere loro stessi gli assassini che, secondo alcuni abitanti del villaggio, avrebbero più volte minacciato l’attivista ambientale. Paulo Sérgio de Almeida Nascimento -racconta Daniele Mastrogiacomo su Repubblica- era diventato famoso per aver denunciato una grave perdita di rifiuti altamente tossici da una diga della miniera gestita dalla Hydro Alunorte, la multinazionale norvegese più grande produttrice di alluminio al mondo.
L’associazione di cui Sérgio era uno dei dirigenti aveva denunciato che quel tratto di foresta era stato contaminato da residui di bauxite e dal travaso di soda caustica dalla diga. La Hydro aveva reagito negando la perdita ma era stata poi costretta ad ammettere la dispersione del potente veleno. I risultati delle analisi di un laboratorio di ricerca del Pará avevano accertato un alto livello di contaminazione delle acque dei fiumi della regione che alimentano la popolazione di Barcarena e alcune cittadine vicine

‘Siamo tutti Marielle Franco’

La morte dell’attivista di sinistra per i diritti umani che si batteva per la sua gente, povera e di colore come lei, ha suscitato un’ondata di proteste popolari. Amnesty International ha invocato un’inchiesta su “contesto, movente e responsabilità” a cui è seguita la condanna dell’ex presidente Lula da Silva. «Tutto ciò è abominevole, esigiamo che il governo di Rio e le forze armate rendano conto alla società, trovando i colpevoli. Se è stata la polizia, sarà ancora più facile scoprirli», ha dichiarato Lula. «Il mio Brasile sta ritornando agli anni duri, bui e feroci della dittatura militare. Quando la gente che si ribellava ai soprusi e alle ingiustizie veniva giustiziata per strada. Oggi quelle ombre spesse e nere stanno tornando».
La pagina Twitter di Marielle testimonia lo sconvolgimento che il suo assassinio ha provocato nel Paese. Messaggi dal presentatore Tv Joy Reid, dal giornalista Glenn Greewald amico di Marielle secondo cui l’omicidio ha ramificazioni enormi, personaggi molto noto in Brasile. Poi le promesse poco convincenti del presidente Temer, l’autore della legge speciale sul potere alle forze armate, che ora promette giustizia.

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