domenica 16 dicembre 2018

Il massacro dei curdi ad Afrin, Turchia dalla Siria all’Iraq

Le Forze armate turche continuano la loro avanzata su Afrin nel nord-ovest della Siria contro i curdi.
– Ma non sarà Afrin l’ultima tappa delle operazioni anti curde della turchi.
– Per il ministro degli esteri turco Cavusoglu, prossimo bersaglio curdo in Iraq
– Da domenica già i primi raid

Non solo Afrin e non solo Siria

Secondo il superpresidente turco Erdogan lo Ypg curdo siriano è associato al Partito curdo dei lavoratori, il Pkk iracheno, designato come gruppo terroristico in Turchia, e tutti e due sono nemici da combattere. Per ora in Siria.
Crimini di guerra non solo attribuiti al cattivissimo Assad. Il governo turco starebbe usando ripetutamente contro i cittadini curdi di Afrin anche armi chimiche, tra cui gas tossici. Fonti curde, inoltre, postano video e immagini dei crimini commessi contro i loro cittadini -le immagini orrende di bambini e persone che hanno perso arti a causa dell’utilizzo delle bombe a grappolo, illegali secondo le convenzioni internazionali. Va detto che le fonti di denuncia non sono tra le più attendibili, ma valeva anche quando accusavano altre parti in conflitto.

Una cronaca di Alessandra Bocchi su ‘Gli occhi sulla guerra’ denuncia anche l’attacco a scuole, panetterie, case. In un loro video le forze turche dichiarano di volere fare una sorta di pulizia etnica dei curdi, dicendo: “Porteremo qui le nostre famiglie e le nostre risorse per portare via il territorio dai curdi”. Tenere i curdi alla larga a ovest degli Eufrate è stata una politica turca dagli anni 20, spiegano gli storici curdi.
Ma ci sarebbe anche un elemento di matrice jihadista nell’invasione di Afrin. Tra gli alleati sul campo ci sono i ribelli dell’Esercito siriano libero, Fsa, con richiami al fondamentalismo religioso.
In un video si vedono forze del Fsa che urlano: “Ammazzeremo tutti i quei porci curdi atei”. In un altro video distruggono un negozio di alcolici che apparteneva ai curdi, urlando “Allahu Akbar”.

L’alleanza tra Ypg e le forze di Assad complica ulteriormente il ruolo di Stati Uniti e Israele in Siria.
Con letture diversificate. Al-Monitor, il giornale basato a Washington, parlano di curdi che come i turchi vorrebbero liberare Afrin dello Ypg. “Propaganda turca” la replica: “Le forze turche vogliono fare pulizia etnica ad Afrin”. “L’obbiettivo della Turchia, come già avvenuto a nord di Aleppo, è sempre stato quello di volere cambiare la demografia nel nord-ovest della Siria, forzando i curdi nativi ad emigrare e sostituendoli con gli arabi e i turchi”.
Non ultimi, altri tipi di timori. “Se sei cristiano, ezida o alevi o parte di qualsiasi altra minoranza religiosa ad Afrin, come ti sentiresti a sapere che ora c’è il pericolo che i curdi, che ti hanno permesso di praticare la tua religione liberamente, potrebbero essere sostituiti da islamisti che ti vedono come un apostata e un non credente?”.

Il ministro degli esteri turco Cavusoglu, ha provato a mettere la mani avanti per vedere ‘l’effetto che fa’. “Il Pkk sarà colpito in Iraq anche nelle sue basi presenti nel nord del paese mesopotamico”. Mezzo Iraq come bersaglio. Millanteria, probabilmente, da con Erdogan c’è poco da fidarsi. Con Afrin ancora non del tutto conquistata, la Turchia si spinge oltre e pensa quindi già agli obiettivi curdi presenti a Manbji e, per l’appunto, in Iraq; nei giorni scorsi, i primi raid dell’aviazione di Ankara sembrano testimoniare le reali intenzioni turche.
Notizia da più fonti, già domenica raid turchi sul nord dell’Iraq. Secondo Middle East Eye, diverse incursioni all’interno dello spazio aereo iracheno prendendo di mira almeno diciotto basi del Pkk. I bombardamenti al momento non hanno suscitato reazioni da parte delle autorità centrali irachene.
Versione turca: “Stiamo concordando con l’Iraq un’operazione congiunta – ha dichiarato l’esponente del governo di Erdogan durante una conferenza – contro il Pkk, è interesse anche iracheno combattere questa organizzazione terroristica”.

Stando almeno a quanto affermato dal capo della diplomazia di Ankara, potrebbe essere il governo iracheno a dare non solo l’ok alle operazioni, ma a parteciparvi direttamente. Il Pkk in Iraq ha diverse basi soprattutto nelle montagne di Qandil, bersaglio dei raid turchi dei giorni scorsi. Le tensioni esplose nella regione autonoma curda dell’Iraq, soprattutto dopo il referendum indipendentista di settembre, Baghdad collaborando con la Turchia dà un importante segnale a tutte le organizzazioni curde che operano nel paese.
Sia nella capitale irachena che in quella turca, in tanti scommettono nel prossimo mese di maggio come data per il via all’operazione congiunta anti Pkk tra i due paesi, rivela rileva Marco Indelicato. Il 12 maggio si svolgeranno le elezioni in Iraq e, molto probabilmente, sarà dopo la chiusura delle urne che scatteranno operazioni non solo aeree ma anche terrestri, sulla scia di quanto la Turchia sta effettuando in queste ore ad Afrin.

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