mercoledì 19 settembre 2018

Giostra alla Casa Bianca, potere all’americana

In 25 tra licenziamenti e dimissioni hanno interrotto la loro collaborazione con la Casa Bianca in un anno e mezzo di presidenza.
– Trump batte Virginia Razzi, e l’America ci scusi per il paragone.
– Donald Trump si è sbarazzato dello scomodo Segretario di Stato, giudicato “troppo morbido” e controcorrente.
– I segreti politici e le meschinità attorno ad una presidenza che sarà difficile giustificare alla storia.

Rex Tillerson è rimasto vittima dell’eterna faida fra le cosche di adviser che si fanno la guerra all’ombra della Casa Bianca. Voleva tagliare le spese nel suo Ministero, ma i burocrati hanno convinto il Presidente a tagliare lui. E la politica estera americana torna a zigzagare pericolosamente…. Adesso potrebbe toccare al Consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale McMaster e, probabilmente, al Segretario per i Veterani, David Shulkin.

«Certo, l’Amministrazione Trump non è proprio un modello di coerenza. Come i tram caratteristici che sferragliano su e giù per le colline di San Francisco, in Pennsylvania Avenue si sale e si scende con molta disinvoltura. E senza grande vergogna. Trump sembra un bigliettaio che vede alternarsi passeggeri di spessore e non batte ciglio: ministri, generali, consiglieri per la Sicurezza nazionale, capi-staff. Che la prima superpotenza del mondo sia retta da un capitano che fa andare il caicco avanti e indietro, a zig-zag, senza seguire una rotta precisa, lascia tutti molto inquieti. Ciò è vero per la politica estera, ma è ancora più vero per le grandi decisioni che toccano l’economia del pianeta». Questo è il pensierino della sera da noi scritto appena domenica scorsa. Beh, l’ex Palazzinaro. insediatosi rumorosamente alla Casa Bianca, ci ha dato ragione.

Ieri, dopo una lunga e sofferta fase di “pensamenti” e ripensamenti, si è sbarazzato del Segretario di Stato, Rex Tillerson, e poi, facendo il giochino dell’oca, ha messo al suo posto il capo della Cia, Mike Pompeo, a sua volta sostituito da Gina Haspel, la prima donna nella storia Usa a guidare l’Agenzia spionistica di Langley. Che vuol dire tutto questo? Sicuramente che la “foreign policy” americana sembra una trottola impazzita e che appena qualcuno, come Tillerson, alza la testa per dire come la pensa, il Presidente gliela taglia. Il “reshuffling” era nell’aria da parecchio tempo, ma il fatto che sia avvenuto adesso assume un particolare significato. Dai dazi doganali alla linea da tenere con la Russia, dal presunto “dialogo” con la Corea del Nord (fatto di giri di valzer e tuffi carpiati) alla rogna mediorientale, gli Stati Uniti dimostrano chiaramente di essere in piena confusione mentale.

Le varie scuole di pensiero che affiancano Trump nel “decision making” delle relazioni internazionali, assomigliano tanto a cosche in perenne rissa tra di loro. Vince chi riesce a ingraziarsi il Principe, sostenendo a spada tratta le sue mutevoli strategie, da esperto di laterizi. Lo fa capire chiaramente oggi il New York Times, quando parla di “dueling centers of power around him”, cioè “dell’esistenza di centri di potere intorno a lui che duellano tra di loro”. A confronto i tremila “adviser” di Obama facevano la figura dei chierichetti. Per molti analisti, Tillerson è stato semplicemente “sacked” (trombato, silurato) dal Presidente, dopo che qualcuno aveva contribuito a fargli le scarpe, specie quando si era messo in testa di tagliare le spese e l’elefantiaca burocrazia del Ministero, mettendosi contro la casta dei diplomatici col pedigree. Anche se le sue divergenze con i modi spicci di Trump e la sua visione delle cose erano già noti.

Dall’accordo sul clima al nucleare iraniano, dal Medio Oriente al confronto con i nordcoreani, Tillerson (più accomodante) è stato costantemente smentito e quasi osteggiato da Trump, evidentemente tirato per la giacca da un nucleo di adviser che vedeva il Segretario di Stato come il fumo agli occhi. I modi utilizzati per defenestrarlo, poi, ricordano molto da vicino quelli di una Repubblica delle Banane. Altro che tempio della democrazia! E’ stato il capo dello staff dello Studio Ovale, Kelly, ad annunciare a Tillerson di “accorciare il suo viaggio in Africa”, perché avrebbe ricevuto un “tweet”. Col benservito. Come si faceva una volta coi garzoni dei barbieri. La Casa Bianca è diventata il Castello di Macbeth? Certo, anzi, sicuro. Solo che Trump non è Shakespeare e che la sua foia di essere un “primus” senza “pares” rischia di trasferire le tragedie romanzate nella nostra realtà quotidiana.

Ora potrebbe toccare al Consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale McMaster e al Segretario per i Veterani, Shulkin. Gli specialisti di geo-strategia, che parlano di un “mondo tripolare”, non avevano tenuto conto che se la Russia ha Putin e la Cina Xi Jinping, l’America ha Trump. Lasciamo perdere la tragicomica “Fine della storia” di Francis Fukuyama (avrebbe vinto …il capitalismo, quello delle crisi apocalittiche) e concentriamoci sulla triste realtà dei fatti. Oggi, forse, ha ragione Richard Haass, che dirige un think-tank ultrasofisticato come il Council on Foreign Relations e che aveva “consigliato” a Tillerson di cambiare aria prima che si arrivasse al siluramento. Per molti motivi (diversi tra di loro) il “poliziotto globale” a stelle e strisce ha fallito. Il pianeta è un boccone troppo grosso anche per la prima delle superpotenze rimaste. E quindi? Mondo “senza polarità”, sentenzia Haass, e che il Signore ce la mandi buona.

Si vive alla giornata, senza un progetto di lungo periodo, in un’era dominata dalla complessità e dall’improvvisazione. Che non è esattamente la “flessibilità” dei kennedyani, una risposta non solo alle sfide militari della guerra fredda, ma anche a quelle di una diplomazia diventata progressivamente “asimmetrica”. Così, con Trump, la complessità si è trasformata in caos, facendo scomparire tutti i punti di riferimento necessari per costruire una globalizzazione condivisa. E da domani si continuerà a navigare a vista. Sperando di non finire sugli scogli e di non veder naufragare, definitivamente, la corazzata America.

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