domenica 16 dicembre 2018

Colombia, prime elezioni dopo la pace con le Farc

La destra di Uribe principale forza politica, ma i tre partiti moderati mantengono la maggioranza.
– Vince l’ala più critica verso l’accordo di pace con le Farc del 2016 che pure valse il Nobel per la pace al presidente Juan Manuel Santos.
– Grandi sconfitti gli ex guerriglieri rivoluzionari delle Farc.
– 10 seggi in Congresso garantiti dall’accordo di pace siglato che chiuse un conflitto durato 52 anni.

Tutto come previsto per le elezioni di Camera e Senato in Colombia, i risultati della consultazione elettorale che si è tenuta domenica 11 marzo, hanno infatti confermato le indicazioni emerse dai sondaggi effettuati prima del voto. I 36 milioni di cittadini aventi diritto al voto hanno dato la maggioranza nella Camera alta alla destra del Centro Democratico, dell’ex presidente Alvaro Uribe, che ha ottenuto il 17% dei suffragi. Con il 13% segue il Partito socialdemocratico.
Più staccati il Partito sociale di unità nazionale del presidente Juan Manuel Santos (12%). Poi ancora formazioni di destra moderata come Cambio Radical ed al Partito conservatore. Risibile la presenza degli ex guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) ora divenuti Forza rivoluzionaria alternativa comune che si attestano su un piccolo 0,4%.

Diverso lo scenario alla Camera bassa dove le posizioni si ribaltano e i socialdemocratici sono risultati il primo partito davanti alla formazione di Uribe. In questa ala del Congresso la somma dei voti dei partiti moderati consente alla coalizione che ha sostenuto il presidente Manuel Santos in questi anni, di mantenere la maggioranza di seggi con il 43% al Senato e il 38% alla Camera.
Si tratta di un risultato fondamentale per il prossimo appuntamento elettorale che è quello relativo alle presidenziali del 27 maggio. Domenica infatti i cittadini colombiani si sono espressi anche per le primarie e sembra proprio che a contendersi la presidenza saranno il candidato del Centro democratico Ivan Duque e l’ex sindaco di Bogotà Gustavo Petro, candidato per Colombia Humana. La vera sorpresa sarebbe la vittoria di Petro, ex guerrigliero del gruppo M-19 che ha deposto le armi nel 1990 e simbolo della una nuova sinistra colombiana.

Appare evidente che ad essere sconfitta non è solo la scelta elettorale della sinistra marxista-leninista delle Farc, quanto il lungo percorso che aveva portato all’accordo di pace con la guerriglia dopo 52 anni di conflitto e firmato all’Avana nel 2016. Già il referendum che doveva ratificare l’intesa fu bocciato dalla popolazione, la vittoria della destra ferocemente contraria all’accordo non fa che confermare questa tendenza.
Eppure il presidente Santos, insignito del premio Nobel per la pace, riuscì ad imporre al Parlamento un nuovo voto che diede sbocco positivo alle trattative. Le elezioni di domenica consegnano invece una Colombia ancora lacerata profondamente. Se è vero che proprio in virtù dell’accordo le Farc vedono garantiti 10 seggi al Congresso, nel paese la situazione è ancora segnata da violenze.

Sebbene siano stato ufficialmente sciolti, gli squadroni della morte formati da paramilitari continuano a seminare morte. Lo scorso anno si sono registrati almeno 120 omicidi tra leader contadini, capi delle comunità rurali, esponenti della società civile e attivisti umanitari.
La stessa campagna elettorale delle Farc è stata contrassegnata da grandi difficoltà. In diversi distretti rurali infatti i candidati delle Farc sono stati fatti oggetti di lanci di pietre oltre alle minacce che hanno viaggiato sui social. Tanto da far dichiarare al presidente del partito, Jorge Torres Victoria la sospensione delle attività senza sufficienti garanzie.

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