mercoledì 19 settembre 2018

Il garbo degli alberi

Sui sentieri della Magnifica Terra ci si imbatte facilmente nella bellezza di una serie di cipressi o di una querciona isolata che dialoga col paesaggio. E con noi viandanti dal cuore attento.

Sulla spiaggia di Kalaloch, sulla costa dello stato di Washington, vive un abete che sembra sempre sul punto di cadere, sotto di lui scorre un rivolo d’acqua che sfocia nell’Oceano Pacifico causando una continua erosione. La vita di questo albero è appesa a un filo ma lui forte e fiero continua a superare ogni intemperia. E per ogni radice che si allontana dal terreno spunta un germoglio regalando una nuova speranza di vita. La sua forza e la sua tenacia sono così sorprendenti che le persone del posto hanno cominciato a chiamarlo “Tree of life”. La sua forza e la sua tenacia sono la forza e la tenacia degli alberi che determinati continuano a lottare contro tutto e tutti.

Più vicino a noi, la sua lotta per la sopravvivenza la sta combattendo anche la Quercia delle Checche, il primo monumento verde protetto da un vincolo del Mibact, spesso oltraggiato da uomini senza cultura e senso civico. “La Quercia delle Checche è stata di aiuto alla gente del posto – dice Alfiero Mazzuoli, difensore dell’albero da tempo immemore in un video in cui si lancia la raccolta fondi per la sua protezione -, è stata di supporto ai contadini per ingrassare i maiali con le sue ghiande, è stata di supporto ai mietitori che mietevano questi campi a mano e venivano alla sua ombra a fare colazione o pranzo. È stata importante per i matrimoni di un tempo. Nei passaggi tra la parrocchia dove si celebrava il matrimonio e la casa della sposa c’era sempre la famosa parata delle checche: ci si fermava per un rinfresco all’ombra della Querciona simbolo di questo territorio”.

La 'Querciona', la quercia delle checche

Un albero simbolo di un intero territorio, la Valdorcia, patrimonio dell’Unesco. Punto di riferimento capace di proteggere le riunioni dei partigiani in tempo di guerra, di captare e restituire bellezza e amore ancora oggi.

Come ha magistralmente scritto il collega giornalista Antonio Montanaro: “Gli alberi comunicano. E il più delle volte lo fanno con garbo. Un sostantivo, come spiega la Treccani, che probabilmente deriva dall’arabo qālib, cioè modello. E allora un albero può essere leggiadro, aggraziato, avere bella maniera nei movimenti, nel contegno, e soprattutto nel trattare con l’uomo”.

E questo è quello che deve aver pensato Saalumarada Thimmakka ambientalista indiana di 103 anni. Vive a Hulika, un villaggio a Karnataka in India e spende ogni giorno della sua esistenza, a curare i 384 alberi di banyan piantati assieme al marito. Saalumarada è nata povera in un piccolo villaggio, non ha potuto studiare e ha speso tanti anni a lavorare in una cava ma non ha avuto un attimo di esitazione quando ha deciso, assieme al marito, di occuparsi degli alberi, di piantarli, curarli e allevarli come i figli che non sono mai arrivati.

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