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sabato 14 Dicembre 2019

La Nato perde la supremazia, dossier del Pentagono

Rapporto del Pentagono: la supremazia militare e tecnologia di Stati Uniti e alleati Nato è minacciata dalla nuove potenze mondiali, date le tecnologie che anche loro sono state in grado di raggiungere.

Il tanto grosso non è sempre tanto forte

Stati Uniti e Nato obesi? L’ultimo rapporto del Pentagono parla chiaro, avverte Davide Bertoncini, su ‘Gli occhi della guerra’: la supremazia militare e tecnologia sulla quale hanno potuto contare gli Stati Uniti e i suoi alleati della Nato negli ultimi settant’anni è fortemente minacciata dalla nuove potenze mondiali, date le tecnologie che anche loro sono state in grado di raggiungere.
I dossier della Difesa statunitense incrociati con i dati dell’ultima edizione del The Military Balance, la valutazione quantitativa annuale delle forze armate mondiali fatta da esperti britannici.«Le [altre] grandi potenze si stanno preparando per guerre di vasta portata e hanno tutti i mezzi per sostenerle».
Ad affermarlo è il vicedirettore dell’International Institute for Strategic Studies britannico, che ha osservato come la supremazia delle Forze Armate dell’Alleanza atlantica si stia letteralmente ‘erodendo’ anno dopo anno. I dati da cui vengono tratte queste conclusioni, spaziano dalla spesa che i Paesi investono nella Difesa, ai test dei jet di ultima generazione, a quelli dell’ultimo missile air-to-air a lungo raggio svelalo dalla Repubblica Popolare Cinese.

Droni e nuove tecnologie

Non fantasmi per una corsa al riarmo, sostiene Bertoncini, secondo cui, uno dei dati più preoccupanti è la prolificazione di droni armati nel mondo. La Cina da sola ha esportato in questi ultimi anni svariate decine di droni armati in nove diversi paesi, incluse nazioni partner degli USA tra cui Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e Nigeria. E questo, valutazione tecnica, innalza il livello di rischio per i contingenti occidentali sul campo a cui serviranno contromisure sino a ieri non necessarie.
Un esempio concreto, dallo sviluppo dei missili aria- aria cinesi PL-15 che saranno operativi per la fine di quest’anno. Un’arma inganna-radar per l’aviazione dell’esercito popolare di liberazione (Plaaf) capace di distruggere per un raggio di 300 chilometri le aereocisterne (vettori di rifornimento) e gli AWACS (aerei radar) avversari. I missili, possono raggiungere una velocità di Mach 4 e possono armare anche i Chengdu J-20, i caccia “stealth” di ultima generazione adesso in forza alla PLAAF.
Secondo gli analisti del Pentagono, solo poche nazioni possedevano un’arma così letale fino a pochi anni fa. E un velivolo dell’Alleanza atlantica, contro l’arma come PL-15, avrebbe difficili possibilità di sopravvivenza.

S-400 russo detto anche ‘F-35 killer’

Il sistema antiaereo russo S-400 (advanced long-range anti-air missile ) detto l’F-35 killer. Un altro esempio di tecnologia in vendita che, secondo le fonti della Difesa russa, potrebbe abbattere con facilità ogni vettore aereo in forza alla Nato. E’ il sistema acquistato dalla Turchia, un piede nella Nato un altro fuori, a difendersi da quale minaccia?
Se per aria le cose non vanno bene, pensiamo ai continui inciampi veri o proclamati sulla operatività degli F-35, per mare le cose non andrebbero meglio.
Secondo i dossier il nuovo tonnellaggio navale cinese che è stato varato negli ultimi quattro anni è quasi uguale a quello dell’intera Royal Navy britannica. In esso spiccano anche le nuove portaerei Tipo 001A, capaci di imbarcare 24 caccia Shenyang J-15, a dispetto della pretenziosa ‘HMS Queen Elizabeth’, che non sarà operativa prima del 2020 ed è in attesa dei suoi F-35B, quelli a decollo verticale.

Fin che la barca va

Valutare vantaggi o svantaggi basandosi sulle valutazioni dei grandi mezzi navali o dei vettori aerospaziali è un conto, precisa inoltre il Pentagono e racconta Bartoccini. Valutare invece le capacità di colpire con strumenti non tradizionali da parte di un avversario teorico è invece praticamente impossibile.
Nulla infatti si può fare per analizzare le capacità nel campo della Cyber Warfare che la Russia o la Corea del Nord, o chiunque vuoi pesare come potenziale minaccia, possono schierare e già hanno presumibilmente reso operativi.
Una sola nota di questi dossier viene segnalata come positiva e riguarda la nostra PeSCo -la istituzione di una cooperazione permanente europea nel campo della difesa- che cita l’Europa in una fase di miglioramento nel settore ricerca e sviluppo della difesa con un investimento di centinaia di milioni di euro tra il 2017 e il 2019 per sviluppare “tecnologie di difesa innovative”.
Valutazione del Pentagono, ripetiamo, che vuole molti più soldi europei nella Nato (2% del Pil). Dato da tener presenta anche nel valutare l’attendibilità complessiva del documento. Da valutare altri numeri: bilancio del Pentagono 2018 record di 686 miliardi di dollari, di cui 597 per il bilancio ordinario e 89 per finanziare le missioni all’estero con un balzo in avanti di 74 miliardi rispetto all’anno scorso.

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