sabato 20 luglio 2019

Supermissile di Putin esibito a chi? Il mondo tripolare con la Cina

I probabili obiettivi strategici del Cremlino, che intende convincere gli Usa a una “spartizione” globale – Nessun ritorno alla Guerra fredda, sostiene Piero Orteca, solo la proposta di un ‘gentlemen’s agreement’ per controllare la nuova potenza Cina

Dunque, Trump, la Merkel e Macron sono “preoccupati” per le armi russe di ultimissima generazione, orgogliosamente mostrate dal capo del Cremlino. Ma la verità (che nessuno dice) è che Putin avrebbe voluto rinegoziare immediatamente il trattato nucleare sui missili balistici intercontinentali, che scade tra tre anni. L’intesa, meglio nota come “New Start”, era stata siglata da Barack Obama. Quando Trump ha chiesto informazioni e i suoi consiglieri gli hanno riferito che l’accordo con i russi era stato raggiunto dal vecchio e odiato Presidente Usa, il nuovo inquilino della Casa Bianca non ha voluto più saperne: prepararsi a stracciare tutto e cominciare a rispondere di no a qualsiasi proposta di Mosca.
Con questi chiari di luna, nessuno si può meravigliare se i russi hanno deciso di andare per la loro strada, sfidando gli Stati Uniti su un terreno molto bollente, come quello della proliferazione nucleare anti-missile. Intendiamoci, l’obiettivo di Putin non è tanto quello di impaurire Trump, ma piuttosto di farlo ragionare. Secondo il nuovo zar di tutte le Russie, la fase di transizione diplomatica che stiamo vivendo è molto delicata.

FILMATO VERSIONE RUSSIA

Il mondo si avvia a essere governato da una triplice polarità. Stati Uniti, Russia e Cina sembrano avere tutte le caratteristiche per diventare leader globali incontrastati, all’alba del Terzo millennio. Il vero problema è che anziché accordarsi sulle strategie di fondo per gestire il pianeta, i tre grandi marciano su linee parallele. Gli Stati Uniti sono preda di nuove spinte isolazionistiche e si stanno concentrando su progetti di “supremazia” elaborati prima della seconda guerra del Golfo dai falchi del PNAC “Project for the New American Century”, tutti raccolti attorno a Dick Cheney e Donald Rumsfeld. Mosca, invece, è sostanzialmente impegnata a recuperare il vecchio prestigio, crollato in una nuvola di calcinacci assieme alla falce e martello e al barbone di Carlo Marx.
La sua capacità militare resta notevole, come ha finito di ricordare Putin al mondo intero. I suoi interessi strategici, però, non sono esattamente in rotta di collisione con l’Occidente e questo il Cremlino lo sa. A voler essere proprio introspettivi, cercando di capire cosa frulla per la testa di Vladimir Vladimirovic, è probabile che uno dei suoi chiodi fissi sia la minaccia rappresentata dalla tumultuosa crescita del colosso cinese.

E siccome le prossime guerre mondiali non si combatteranno sui campi di battaglia, ma sui mercati internazionali, allora il Presidente della Russia, forse un po’ più perspicace dei suoi colleghi americani, ha capito che un’intesa di massima tra Washington e Mosca può in qualche modo calmierare lo sviluppo esponenziale della Cina, in tutti i campi. Soprattutto in quello dell’economia. A partire dalle discussioni sull’arsenale militare, passando per una spartizione di massima del Medio Oriente, arrivando a un “gentlemen’s agreement” sulle sfere d’influenza che riguardi l’intero pianeta, tutto questo percorso diplomatico può diventare la chiave per opporsi allo strapotere di Pechino. Uno strapotere di cui, in questa fase, non si vedono i limiti.
Se gli orizzonti temporali di Donald Trump si fermano alla conquista di un improbabile secondo mandato, quelli di Putin vanno ben oltre. Lui non ha problemi di rielezione, tra qualche settimana. No, il suo vero cruccio è costruire un’autostrada ideale per la Santa Russia, concretizzando in un colpo solo quelli che erano tutti i sogni di Pietro il Grande: un Paese che si fa guidare dalla cultura occidentale, ma che conserva un’anima profondamente specifica.

FILMATO VERSIONE USA

Orientale, ortodossa, asiatica, ma anche “asimmetricamente” europea. In definitiva, una potenza portatrice di valori propri, difficili da percepire compiutamente da noi occidentali, ma comunque in grado di tenere testa a chiunque. Per questo Putin ha cercato di far capire che l’immagine che noi abbiamo della Russia, quella cioè di uno Stato che cresce disordinatamente e che sembra organizzato sui residui di una vecchia pianificazione fallimentare, è completamente sbagliata. Oggi la Russia si sforza di non avere più niente da invidiare agli Stati Uniti e all’Europa e lo dimostra nel campo della tecnologia più rabbrividente.
Quella dello sviluppo sofisticato di nuove armi di distruzione di massa. Ecco perché tutti devono confrontarsi strategicamente con Mosca, finendo di trattarla con la punta della scarpa, come aveva fatto Obama per gran parte del suo mandato e come vorrebbe fare anche Trump, da posizioni però più concilianti. Una strategia che il nuovo Presidente americano si può permettere fino a un certo punto, dato che è stato messo sotto scopa proprio per la leggerezza con la quale ha tessuto i suoi vecchi rapporti col Cremlino.

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