domenica 18 Agosto 2019

Perché ho scelto di narrare la Magnifica Terra

Tredici parole introducono i miei passi nella Magnifica Terra. Mi servono per narrare il perché di questa mia rubrica che prenderà spunto dalla bellezza, dalla vita semplice, dalla poesia di queste valli di resistenza e futuro.

Incantato paesaggio
nel respiro del tempo
il garbo degli alberi
sulla terra leggeri.

Sono tredici parole, quattro righe. Mi hanno preso per mano, come un mantra, nelle camminate lente sui sentieri della Valdorcia. Quando l’estate ha bruciato l’orizzonte e ogni campo, ogni ondulato paesaggio sembrava di luna. Nell’aria frizzante dell’autunno, quando il lavoro ha cambiato i colori. Salendo nei boschi, fianco a fianco con viandanti e amici. Ora che l’inverno ha coperto i caldi colori e al posto del giallo e dell’arancio c’è il bianco soffice della neve, ora che l’aria fredda, pulita della valle ti colpisce in faccia a ogni passo. Ora che lo senti risuonare quel passo sui ciottoli dei borghi antichi deserti.
Nelle lunghe conversazioni su questa magnifica terra , come abitassi un labirinto, ci sono passata e ripassata sulle stesse strade, gli stessi sentieri, gli incontri e la bellezza. E ci passerò ancora altre cento volte, per respirare lo spirito dei luoghi, per sentire il canto della storia. Per essere sovversiva e assaporare profumi, sapori e bellezza.

Tredici parole che punteggiano i miei viaggi con la macchina fotografica nello zaino. Non un percorso turistico o di salute, e dire che fa sicuramente bene, ma una scoperta di me, della filosofia rurale che anima questi luoghi di resistenza.
Un modo di vedere gli alberi col loro garbo antico, l’incanto del paesaggio e il sudore del pellegrino, il tempo con la sacralità del suo respiro, con la meraviglia del miracolo che quotidianamente appare ai nostri occhi. E per finire, leggeri. Leggeri come i nostri passi, come le origini che ci portiamo come cicatrici e dono. Stiamo camminando leggeri sui percorsi di questa Valdorcia, tra Pienza e San Quirico, lungo i sentieri che portano alla Cappella della Madonna di Vitaleta, alla Scala, alle Briccole, a Castiglion d’Orcia. Tra cipressi e cipressini, alberi stupendi come la Quercia di Yo verso Torrenieri o la visione mistica di Bagno Vignoni, come quella poetica della Foce o di Campiglia d’Orcia.
Ho scattato e le foto sono senza filtri, senza photoshop. Ho spalancato il cuore e ho fatto clic. Con semplicità, per onorare la bellezza e la nostra Valdorcia. La foto della copertina è una di queste.

PS.
Questa mia rubrica prenderà spunto dalla bellezza, dalla vita semplice, dalla poesia di queste valli di resistenza e futuro.

Guai a chi tocca il nostro erborista!

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