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giovedì 19 Settembre 2019

Medio Oriente russo a sorpresa, Mosca garante di Israele

NON SOLO SUPER ARMI –
Nuova spregiudicata mossa diplomatica del Cremlino in Medio Oriente per proporsi come ago della bilancia
– Putin garante della sicurezza di Israele contro possibili attacchi iraniani.
– I nuovi caccia Sukhoi-57 nella basi in Siria.
– In copertina uno di loro in volo

Un colpo al cerchio e uno alla botte: Putin in Medio Oriente gioca tutte le sue carte, come un gambler di professione. Non ce n’è per nessuno, il Presidente russo, comunque lo si possa giudicare, in questo momento è il motore diplomatico di tutta la regione. Per non dire dell’intero pianeta. L’ex ufficiale del KGB sta dimostrando di avere una stoffa da statista non indifferente, anche se sulla sua divisa di leader mondiale difficile da contrastare, le toppe si vedono da lontano. Ma non è questa la sede per parlare di etica ed estetica democratiche. No, per il Cremlino quello che conta è tirare la coperta dalla sua parte. E ci riesce bene, con tutta una serie di giri di valzer che farebbero impallidire persino Strauss. L’ultima trovata è di quelle forse un poco complicate da interpretare, ma utilissime da sfruttare. Dunque, Putin si fa garante della sicurezza israeliana in caso di attacco da parte dell’Iran.

Contemporaneamente, però, Vladimir Vladimirovic chiarisce indirettamente che in Siria gli interessi di Mosca la portano ad affiancare e a sostenere con tutte le sue forze i piani di Teheran. Quello che potrebbe sembrare un ossimoro strategico, è in effetti un modo spregiudicato di condurre una diplomazia parallela. Lo ha chiarito l’ambasciatore russo in Israele Aleksander Shein, il quale ha ribadito che la Russia si fa garante della sicurezza israeliana. Incredibile ma vero. D’altro canto, era stato lo stesso Ministro della Difesa, Sergei Shoigu, a rivelare le intenzioni di Putin, sin dallo scorso ottobre. Questo può significare che i russi sono pronti a difendere la nuova mappa geo-strategica della Siria, con tutte le loro basi, ma contemporaneamente rendono noto che proprio loro ridiventano l’asse che garantisce l’equilibrio in tutto il Medio Oriente. E per fare questo sono pronti anche a “controllare” la teocrazia degli ayatollah, impedendo qualsiasi strategia avventuristica.

In effetti, la mossa di Trump di schierare una forza di 2500 marines che supervisiona i confini della Siria con l’Irak, la Giordania e la Turchia, lascia molto perplesso il Cremlino. Il dispiegamento di queste truppe altamente addestrate fa capire che Washington intende impermeabilizzare i confini con Teheran, per impedire agli iraniani una penetrazione sempre più capillare in Siria. Per arrivare fino al Golan e al Libano. Sullo sfondo si intravede uno scenario molto complesso, che coinvolge non solo il futuro della Siria, ma anche il controllo dell’Irak e la possibile soluzione della bollente questione curda. In aggiunta, stiamo parlando del vero dente cariato israeliano, c’è la frontiera Nord di Gerusalemme, che con il suo possesso, garantisce non solo un insediamento militare formidabile, ma anche il possesso delle chiavi del serbatoio idrico di tutto il Medio Oriente.

Ma se i russi, da un lato, esprimono la buona volontà di porsi come garanti di pace, dall’altro aguzzano i canini, alzando la soglia del confronto bellico in Siria, che sta diventando una sorta di campo neutro, dove le superpotenze testano le loro ultime sofisticatissime armi. Fonti governative moscovite hanno riferito che la quinta generazione di caccia Sukhoi-57 è stata dislocata in Siria. I primi quattro di questi jeet da superiorità aerea sono atterrati in una base vicino Latakia, assieme ad altri quattro caccia Sukhoi-35, a quattro Sukhoi-25 da bombardamento e a una piattaforma radar A-50-U. Secondo i servizi segreti israeliani l’utilizzo di questi nuovi jet porta la capacità militare russa nell’area mediorientale al massimo livello possibile. Gli esperti ritengono che i nuovi aerei russi di ultima generazione siano addirittura pari ai migliori caccia americani e possono anche costituire una minaccia formidabile per le forze aeree di Gerusalemme.

I Sukhoi-57 sono in grado di imbarcare i micidiali missili nucleari da crociera X-50, l’ultima generazione dei Cruise russi in grado di penetrare qualsiasi difesa seguendo la morfologia del suolo, che percorrono a bassissima quota, rendendoli praticamente impossibili da intercettare. Per gli esperti, la decisione di Putin alza di molto la soglia critica della guerra in Siria e può ritenersi una risposta ai bombardamenti di artiglieria americani che un paio di settimane fa hanno provocato una strage di mercenari russi, di truppe iraniane e di milizie Hezbollah sciite. Al raid prese parte anche una coppia di F-22 americani Raptor. E non è un caso che proprio i Sukhoi- 57 russi siano stati denominati “F-22 killer”. Il dispiegamento dei nuovi caccia da superiorità aerea, secondo gli analisti, può anche essere considerata una risposta allo strike eseguito dagli israeliani lo scorso 10 febbraio, contro la base aerea T-4, vicino Palmir, che viene condivisa dalle forze di Mosca e da quelle di Teheran.

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