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martedì 15 Ottobre 2019

Catalogna, Puigdemont si arrende ma candida un carcerato

Carles Puigdemont in esilio, sconfitto politicamente, indica il suo numero due come successore. La mossa sblocca la crisi istituzionale ma il percorso resta ignoto: Sanchez è infatti in prigione da 4 mesi.
– La situazione politica in Catalogna è in stallo dalle elezioni del 21 dicembre scorso, vinte dagli indipendentisti.

La Catalogna oltre Puigdemont

Carles Puigdemont rinuncia ufficialmente alla presidenza. Una svolta sostanzialmente attesa, a due mesi dal voto del 21 dicembre e dopo estenuanti trattative sul nuovo governo della Generalitat. Il candidato prossimo presidente della Catalogna -la provocazione che lascia in eredità Puigdemont- dovrebbe essere Jordi Sanchez, 53 anni, eletto come numero due nella lista dell’ex presidente, ma a sua volta ‘impedito’ in un carcere spagnolo.
L’idea di proporre il nome di Sanchez è, per Madrid, l’ennesima sfida. Puigdemont ha detto che chiederà al presidente del parlamento di Barcellona Roger Torrent di avviare “al più presto” le consultazioni con i gruppi politici in vista dell’elezione del nuovo presidente della Generalità. La mossa del President sblocca la lunga crisi istituzionale catalana, ma con un percorso che rimane ignoto.

La paralisi che uccide la Catalogna

La situazione politica in Catalogna è in stallo dalle ultime elezioni, quelle del 21 dicembre scorso, vinte dagli indipendentisti. Puigdemont, leader della lista indipendentista che aveva preso più voti alle ultime elezioni, nonostante la sua latitanza in Belgio, era stato candidato sfida alle presidenza della Catalogna sino ad oggi. Nessuna soluzione legale possibile, paralisi amministrativa a colpire la semplice autonomia di quella regione prospera della Spagna.
Per questa ragione, e per diverse tensioni tra partiti indipendentisti, la situazione era rimasta bloccata, almeno fino a giovedì. Non si sa quanto la rinuncia di Puogdemont, con la coda avvelenata della candidatura di Jordi Sànchez, sia la soluzione risolutiva attesa. Finora il giudice ha negato a Sànchez un permesso per poter assistere alle sedute del parlamento catalano. Non è chiaro se gli sarà permesso, nei fatti, di poter essere eletto nuovo presidente della Catalogna.

Partita politica interna tra separatisti

Secondo alcuni giuristi, Jordi Sànchez, non è stato condannato, gode quindi di tutti i diritti politici. Altra cosa, però, è se il governo Rajoy accetterà la nomina. In ogni caso, la proposta di un candidato alternativa apre uno spiraglio per lo soluzione dello stallo. Cruciale per trovare la quadra è stato l’accordo raggiunto ieri mattina tra i tre principali partiti dell’indipendentismo -Junts pel Catalunya, Esquerra Republicana (Erc) e Unitat popular (Cup)-, dopo un confronto serrato.
Alla fine, ha prevalso la ‘linea mordiba’ di Erc che voleva un governo al più presto. In cambio, Junts ha ottenuto lo “sdoppiamento” della carica presidenziale, con la creazione di un Consiglio della Repubblica in Belgio, diretto da Puigdemont, con l’obiettivo di «internazionalizzare la causa catalana». Il compromesso era stato anticipato dalla risoluzione approvata dal Parlament (l’assemblea regionale) con il voto comune dei separatisti.

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